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Il 25 giugno fu approvato il Decreto Legge 112 del Ministro Tremonti. In quel decreto all'articolo 23 si parla di contratti di apprendistato, e subito dopo c'era l'articolo 24. Non c'era traccia alcuna dell'articolo 23bis. Tale decreto viene trasformato in Legge (Legge 6 agosto 2008, n. 133 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria") il 5 agosto 2008 e fra l'articolo 23 e 24 spunta l'articolo 23 bis che titola "Servizi pubblici locali di rilevanza economica" L'articolo veniva votato con l'appoggio dell'opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. Ed ecco cosa recita il primo comma dell'articolo 23 bis: "Le disposizioni del presente articolo disciplinano l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili". La mercificazione dell'acqua è così compiuta. Per il governo Berlusconi l'acqua non è più un bene pubblico, ma una merce e come tale sarà gestita da multinazionali internazionali, le stesse che già possiedono le acque minerali. Va da sé che far gestire i servizi idrici ai privati significa andare incontro ad aumenti improvvisi delle bollette, a contenziosi e a disagi paradossali. Un problema di così grande rilevanza come l'ipotesi di privatizzazione dell'acqua non può avvenire senza un dibattito parlamentare e in assenza di dibattito pubblico. Quando si parla di acqua si parla di falde, si parla di territorio: ambiti che non possono essere affidati a privati. Le esperienze di gestione privata del sistema idrico sono state fallimentari. I cittadini oltre a non ricevere servizi efficienti, perché spesso costretti a stare senz'acqua o, peggio a utilizzare acqua inquinata, si ritrovano a pagare ai privati bollette sempre più esose. Oltre il danno anche la beffa. Sarebbe bastato valutare questo per evitare una scelta così irresponsabile da parte sia della maggioranza di governo sia dell'opposizione che sulla privatizzazione dell'acqua si sono trovate unite in un unico afflato. L'acqua pubblica ritorna al centro La Democrazia è liquida Tra gennaio e luglio di quest'anno sono state raccolte 406 mila firme per sostenere, con la legge di iniziativa popolare, che l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Più importante dell'acqua è stata la prova di democrazia che il movimento ha mostrato alla politica di Marco Bersani* Sabato
1 dicembre il popolo dell'acqua chiama tutte/i a Roma per una
- Al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Pesaro-Urbino - p.c. ai Sindaci di Pesaro, Fano, Urbino LETTERA APERTA Sig. Presidente, Le scriviamo perché le poche notizie presenti sugli organi di stampa riferiscono del Suo ruolo di promotore della nuova azienda unica provinciale che dovrebbe gestire acqua, gas e rifiuti, attraverso un'oscura manovra che mira alla privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni. In particolare, ci riferiamo al processo di privatizzazione del servizio idrico integrato (l'acqua dei nostri rubinetti, delle nostre fogne, delle nostre fonti, dei nostri fiumi, ...): i passaggi che hanno scandito questo processo sono maturati all'interno di stanze chiuse e attorno a tavoli non condivisi dove solo i sindaci di Pesaro, Fano e Urbino sono stati coinvolti in questo processo da Lei coordinato. Molti consigli e giunte comunali sono all'oscuro di quanto sta accadendo, non si sono neanche riuniti per confrontarsi su un passaggio così delicato e oggi si ritrovano impreparati a dover "decidere" l'entrata nel gestore unico provinciale. Decidere? Ad alcuni di noi, che nel corso degli ultimi mesi hanno incontrato gli amministratori di tanti comuni dell'entroterra, è sembrato di trovare più confusione che libertà di decisione. Inoltre sono state assolutamente ignorate le associazioni ambientaliste (l'acqua è anche un bene naturale), le associazioni dei consumatori (il cittadino l'acqua la usa e la paga), le associazioni di categoria (le attività economiche industriali, agricole, di allevamento, di pesca... sono strettamente legate all'acqua). Siamo stanchi di sentire le parole "partecipazione" e "sostenibilità", utilizzate da Lei e dai Suoi amministratori senza alcun riferimento al significato reale di questi termini: tornate ad usarle quando ci sarà un'inversione di rotta che confermi concretamente la vostra attenzione alla crescita della democrazia e alle problematiche ambientali. Cosa accadrà quando un cittadino della nostra provincia con un problema relativo alla gestione dell'acquedotto, dovrà rapportarsi con una Società per Azioni? Quest'ultima guarderà in faccia il cittadino o sfoglierà il bilancio? Come potrà una pubblica amministrazione, defraudata dei suoi tecnici passati alla società privata, controllare con competenza una società di gestione di cui, magari, farà parte anche una banca? Per quale misteriosa ragione il cittadino della provincia di Pesaro e Urbino per aprire il suo rubinetto e usare la sua acqua dovrà pagare una parte della sua bolletta ai comuni di Bologna, Cesena, Forlì....? Cosa rimarrà da amministrare a voi politici (eletti da noi cittadini) tra vent'anni quando tutto sarà gestito dalle multinazionali estere o italiane? Volete forse privatizzare anche i Comuni e la politica? Che ne è delle promesse elettorali? Le ricordiamo che l'Ulivo nel programma di governo aveva chiesto il nostro voto promettendoci la gestione pubblica dell'acqua. Ma non è pubblica la gestione che state realizzando in provincia, quella con una società per azioni in cui gli azionisti privati mirano solo ai dividendi e in cui una parte degli azionisti pubblici sono amministrazioni comunali dell'Emilia Romagna interessate solo al loro bilancio e non al servizio a favore dei cittadini della nostra provincia. Vogliamo sapere con precisione lo stato di avanzamento delle trattative per la nuova società unica provinciale. A che punto siamo? Ribadiamo che non è il gestore unico che ci preoccupa (anche se avvisiamo il rischio che si tratti di un nuovo "baraccone"), ma la presenza di privati al suo interno, HERA S.p.A. in primis che dal luglio scorso detiene il 49,79% di Aspes Multiservizi dopo l'acquisto del 22,92% delle azioni per un corrispettivo pari a 16,6 milioni di euro: questi dati sono tratti dal sito internet di HERA S.p.A. mentre la stampa locale non sembra aver dato rilievo alla notizia! Strano .. Ci consola la proroga di un anno data alla scadenza degli affidamenti, sancita all'art. 15 del Decreto Bersani in quanto, se solo lo voleste, potrebbe essere l'occasione per trovare il modo di uscire dal pasticcio combinato dal Comune di Pesaro con la vendita delle quote Aspes Multiservizi. Chiediamo che il servizio idrico venga gestito in proprio da un consorzio di comuni o in subordine chiediamo la creazione di una società totalmente pubblica costituita solo dagli enti locali presenti sul territorio in cui viene erogato il servizio. Lo statuto di questa società dovrà garantire, da parte dei vari comuni azionisti, un controllo sul servizio idrico "analogo" a quello svolto dagli enti locali sui servizi erogati in proprio. Per quanto riguarda la logica tariffaria questa dovrà mirare solo al pareggio del bilancio programmato (con l'acqua non si fanno utili!). Per il momento la nostra attenzione è rivolta all'acqua, ma questo non significa che approviamo la privatizzazione degli altri servizi. Tutt'altro! Attendendo una risposta alle domande che Le abbiamo rivolto, Le rivolgiamo un invito: se Lei e il Suo partito volete proprio "ripartire da Pesaro", date un segnale positivo e "ripartite dall'acqua". 9 settembre 2006, Accadueò.
Comunicazione del Tavolo contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico provinciale.
La decisione di competenza dei sindaci sulla forma della gestione del servizio idrico integrato rischia di essere presa non dall'insieme dei sindaci della provincia ma soltanto da quelli delle città più importanti (Pesaro, Fano, Urbino), dal presidente della Provincia e dal socio industriale (Hera, società quotata in borsa). Coloro cioè che, da ben oltre un anno, stanno discutendo in merito alla fusione delle multiutility provinciali. Con la presente il Tavolo contro la privatizzazione della gestione dell'acqua si rivolge a tutti i sindaci, ed a tutti i consiglieri ed assessori, dei comuni della provincia affinché si riappropino della decisione che loro spetta per legge sulla forma di gestione e si dichiarino a favore del mantenimento della gestione pubblica dell'acqua. A tal fine è indispensabile una chiara delibera consiliare che si esprima in tale direzione. Per agevolare tale pronunciamento il Tavolo ha predisposto la delibera tipo allegata che, inoltre, chiede l'introduzione di criteri di equità nella modulazione delle tariffe. Si coglie altresì l'occasione per informare che le problematiche in argomento saranno oggetto di un'assemblea pubblica "PER UNA DEMOCRAZIA DELL'ACQUA" a San Lorenzo in Campo sabato 25 marzo 2006 (cfr. allegato). A tale assemblea sono invitati i sindaci e gli amministratori dei comuni della provincia.
Fano, 5 marzo 2005
Mozione per il mantenimento della gestione pubblica dell'acqua IL CONSIGLIO COMUNALE DI ..
-
il problema dell'accesso all'acqua va assumendo una sempre maggiore
importanza a livello mondiale in relazione all'enorme perdita di vite
umane causata dalla sua mancanza; Ritiene
-a
comunicare l'orientamento di questo consiglio comunale all'amministrazione
provinciale ed all'AATO n. 1 - Marche Nord - Pesaro e Urbino; |
VENERDI'
19 DICEMBRE Il Comitato "ACQUA NOSTRA" invita tutti i cittadini a partecipare alla
ASSEMBLEA PUBBLICA VENERDI' 5 DICEMBRE 2008 - ore 21.00 presso la SALA MONTEFELTRO di Macerata Feltria
sul tema
" ACQUA, UNA GESTIONE DA RIVEDERE"
Prenderanno parte all'assemblea
Prof. Danilo BIANCHI Sindaco del Comune di Anghiari e membro del COMITATO NAZIONALE PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL'ACQUA
Ferdinando MANCINI Assessore all'ambiente del Comune di Sansepolcro
Avv. Loriano MACCARI Docente di diritto degli enti locali all'Università di Urbino
Avv. Enrico T. PANERO Docente alla Scuola di Specializzazione Forense all'Università di Urbino
*** Hanno garantito la loro presenza i sindaci o amministratori di: Belforte all'Isauro, Pietrarubbia, Montecopiolo, Piobbico, Peglio, Carpegna,Sassocorvaro, Borgo Pace.
L'acqua è un diritto, non una merce!
Partecipare
è importante.
raccolta di firme contro la privatizzazione dell'acqua: tutte le informazioni al link "acquabenecomune" Da Accadueò riceviamo la lettera al Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Palmiro Ucchielli che si chiede a tutti di inviare: Al Presidente
della Provincia Egr. Sig. Presidente preoccupato/a
per la crescente tendenza alla privatizzazione del servizio di gestione
dell'ACQUA anche in questa provincia ACQUA CHIARA: Il
Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano
e Candigliano conduce innanzitutto una battaglia per la salubrità
dell'acqua. L'impianto ex Agroter rappresenta un gravissimo pericolo
per il fiume Cesano al punto che in più documenti si parla di
percolato scaricato nel Rio Freddo, suo affluente. L'Asur Marche - Zona
territoriale 2 di Urbino, convocata nel procedimento di Autorizzazione
Integrata Ambientale della Metalli Plastificati s.r.l. di Acqualagna,
si è espressa così (Prot. 2595 del 01.10.2005): "il
bene da proteggere non sono solo gli abitati locali, pure importanti,
ma, più importanti senza confronto, le captazioni idropotabili
di oltre il 75% della Provincia di Pesaro e Urbino prelevate direttamente
dal Metauro e dal Candigliano e le relative falde dimostratesi permeabili
[
] L'insediamento proposto emette in continuo flussi importanti
di sostanze a rischio e, in caso di emergenza, può generare eventi
oggettivamente inaccettabili". L'inceneritore di Schieppe è
ubitato in prossimità del Rio Vergineto, affluente del Fiume
Metauro, e a poche centinaia di metri dalle opere di presa e dal potabilizzatore
di San Francesco in Rovereto, che serve anche le città di Pesaro
e Fano. A regime, l'inceneritore rappresenterà un grave pericolo
per la qualità dell'acqua, sia per le materie prime utilizzate
che per l'emissione in continuo di sostanze altamente pericolose per
la salute umana, ed in grado di entrare nella catena alimentare quali,
ad esempio, le diossine.
puoi leggere: Accadueò,
iniziativa:
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