COMITATO
CITTADINO PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO
61041 ACQUALAGNA (PU) - V. BELLARIA, 30
Codice Fiscale n. 91017050419 - Atto Costitutivo Reg. il 18/02/2005
al n. 434 serie 3 c/o Ag. Entrate Ufficio Urbino
C'E'
GIUNTA NOTIZIA CHE IL CONSIGLIO DI STATO HA RESPINTO IL RICORSO DELLA
METALLI PLASTIFICATI CONTRO LA SENTENZA DEL T.A.R. MARCHE CHE IMPONEVA
" IL RIPRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI " CIOE' LA RIMOZIONE
DELLE TRISTEMENTE FAMOSE "VASCHE" .
IL
COMITATO CHE, SENZA MOMENTI DI ESITAZIONE E NONOSTANTE DIFFIDENZE, IRONIE,
CRITICHE STRUMENTALI E DEVIANTI INSINUAZIONI, HA PERSEGUITO L'OBBIETTIVO
DI IMPEDIRE LA REALIZZAZIONE DI UN' OPERA RISCHIOSISSIMA PER L'AMBIENTE
E LA SALUTE DEI CITTADINI, RIVENDICA LA PATERNITA' DI QUESTO RISULTATO.
IL RINGRAZIAMENTO VA A TUTTI COLORO CHE CI HANNO SOSTENUTO IN QUESTI
TRE ANNI DI LOTTA.
IL COMITATO RINGRAZIA QUEI POLITICI DEL TERRITORIO CHE HANNO PORTATO
LE NOSTRE RAGIONI ALL'ATTENZIONE DELLE VARIE AUTORITA', COME I CONSIGLIERI
PROVINCIALI MARI E RUGGERI, I CONSIGLIERI REGIONALI D'ANNA, BINCI E
GIANNOTTI.
UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO ALL'EURODEPUTATA ROBERTA ANGELILLI CHE
HA SOSTENUTO LE NOSTRE ISTANZE IN SEDE EUROPEA.
E' BENE CHE SI SAPPIA CHE, OLTRE ALLO SMANTELLAMENTO DELLE "VASCHE"
PERCHE' NON PREVISTE NELLA LICENZA EDILIZIA, BEN TRE FUNZIONARI DELLA
REGIONE SONO STATI SEGNALATI ALLA CORTE DEI CONTI DALLA PROCURA DI ANCONA.
NEL LORO OPERATO E' STATO RAVVISATO INFATTI UN ILLECITO AMMINISTRATIVO
CHE HA COMPORTATO DANNI ALLE FINANZE DELLO STATO.
QUELLA CHE ABBIAMO VISSUTA E' STATA UNA BRUTTA VICENDA PERCHE' HA DIMOSTRATO
COME UN CERTO MODO DI AMMINISTRARE IL TERRITORIO SIA STATO DA PARTE
DI ALCUNI SUPERFICIALE NEL RISPETTO DELLE NORME, MENTRE ALTRI HANNO
MOSTRATO UN' INGIUSTIFICABILE TIMIDEZZA NELLA DIFESA DEI DIRITTI DEI
CITTADINI.
IL COMITATO CONTINUERA' A CHIEDERE ALLA MAGISTRATURA DI PERSEGUIRE TUTTI
COLORO IL CUI COMPORTAMENTO NON SIA STATO RISPETTOSO DELLA LEGGE PERCHE'
VUOLE CHE IL LUPO OLTRE AL PELO PERDA ANCHE IL VIZIO.
Acqualagna,
16/01/08
Il Presidente
Pio Bracco
Il
Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Sen. Palmiro Ucchielli,
ha accolto la richiesta di incontro rivoltagli dal Coordinamento dei comitati
di difesa delle valli
del Metauro, Cesano e Candigliano.
L'incontro
si è svolto presso l'Ufficio di Presidenza della Provincia il
23.02.2007,
il presidente Ucchielli ha confermato la contrarietà alla realizzazione
dell'impianto di plastificazione dei metalli .
il Consiglio Comunale di Acqualagna ha deliberato
sulla vicenda "Metalli Plastificati" il 12 -12- 06.
leggi files
LA
VICENDA "METALLI PLASTIFICATI", ACQUALAGNA
1 -
Il territorio di Acqualagna è noto anche oltre i confini nazionali
per la produzione del tartufo.
In tale zona sono state riversate risorse private e pubbliche nazionali
ed europee per favorire altre produzioni di nicchia, quali il miele
e vini a denominazione garantita, nonché per promuovere il turismo
rurale attraverso la ristrutturazione di casolari, fattorie abbandonate,
antiche pievi, ecc.
La ditta "Metalli Plastificati" (M.P.) ha intrapreso le azioni
necessarie per avviare la sua attività che, consistendo nella
verniciatura dei metalli, è considerata a norma di legge "insalubre
di prima classe". Essa, infatti, fa uso di sostanze
altamente inquinanti ed assolutamente pericolose per l'ecosistema e
per l'uomo. Una su tutte: cromo esavalente generatore, tra l'altro,
di geno-tossicità e di cancerogenicità.
Va da sé che attività agricole di qualità ed il
turismo rurale che si basano sull'integrità ambientale non possono
coesistere con altre potenzialmente distruttive della suddetta integrità.
A contrastare tale iniziativa si è costituito un Comitato cittadino
che in breve tempo ha raccolto oltre 3.000 firme su circa 4.300 abitanti
di Acqualagna.
2
- L'attività del Comitato, noto come "Comitato Bellaria",
si è articolata in dibattiti pubblici, interventi sulla stampa,
interrogazioni a vari livelli, comunale, provinciale, regionale e parlamentare.
Inoltre, il 28 maggio 2005 circa 1.000 persone hanno dato vita ad una
marcia di denuncia e protesta.
Infine, essendo stati raccolti elementi poco chiari sulla vicenda, il
Comitato ha promosso iniziative legali sia in campo amministrativo sia
penale.
3
- In sommi capi la vicenda è scomponibile in due filoni principali,
quello "edilizio" e quello riguardante le autorizzazioni per
l'attività.
Sotto entrambi gli aspetti sono in corso due azioni penali e due azioni
amministrative.
ASPETTO EDILIZIO
1
- Il Comune di Acqualagna concede alla M.P. nel novembre 2004 ( in soli
22 giorni!) il permesso per costruire un capannone generico senza la
specificazione d'uso prevista dalla legge. E nel documento si legge
che tale destinazione sarebbe stata dichiarata in seguito e che comunque
le persone impiegate sarebbero state 13 di cui 10 operai!!
Si noti che il tempo medio per le concessioni edilizie da parte del
Comune è stato, negli ultimi anni, non inferiore a 90 giorni
(anche per pollai e tettoie
).
Ci si domanda come abbia fatto il Comune a verificare la congruità
del progetto con il piano regolatore della zona industriale, quando
nel progetto non era specificata la destinazione d'uso.
2 -Il
progetto, presentato al competente ufficio della Provincia (ex Genio
Civile) per i controlli previsti, non era conforme a quello inviato
in Comune in quanto in quest'ultimo non erano riportate le "vasche"
per il trattamento dei metalli che invece compaiono nei disegni consegnati
in Provincia.
La presenza di vasche toglie genericità al capannone perché
lo rende specialistico e legato ad una ben individuata attività.
Si noti che il progetto viene sorteggiato in Provincia per la verifica,
ma l'incongruità suddetta non è rilevata.
3 -
Nel giugno 2005 la M.P. si accinge allo scavo delle vasche ed il Comune,
sollecitato e diffidato dal Comitato, interviene sospendendo i lavori
non potendo negare l'incongruità tra progetto e ciò che
veniva eseguito. Ma, pur avendone la facoltà, non annulla la
licenza edilizia.
4 - La M.P. ricorre al TAR contro il Comune ed il Comitato che
ne contestano le argomentazioni. Si rimane in attesa della sentenza
dopo la nomina da parte del tribunale di un perito perché produca
una relazione tecnico-scientifica .
ASPETTI AUTORIZZATIVI DELL'ATTIVITA'
1
- Nel luglio 2004, prima ancora della richiesta edilizia per un capannone
generico, la M.P. richiede alla Regione Marche di essere sottoposta
a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per l'avvio di quell'attività
di verniciatura metalli che nel novembre successivo non cita nella richiesta
di permesso edilizio.
La Regione avvia la procedura sul VIA a meno di quella parte che prevede
la disseminazione presso i Comuni interessati all'impatto ambientale
del progetto sull'attività allo scopo di ricevere pareri non
solo dalle Amministrazioni ma anche da singoli cittadini.
Dopodichè, siccome non giunge in Regione alcuna osservazione,
esclude la ditta dal VIA per silenzio-assenso. Ci si domanda come la
Regione aspettasse osservazioni su documenti che essa stessa non aveva
reso pubblici. Inoltre la non attivazione della procedura di VIA non
fa sottoporre il progetto alla Valutazione di Incidenza prevista per
quegli insediamenti che sorgono all'interno di Zone di Protezione Speciale
(ZPS) e Siti di Importanza Comunitaria (SIC) o, come in questo caso,
nelle immediate vicinanze.
Il TAR Marche, presso cui il Comitato ha fatto ricorso non scende nel
merito ma si ferma a contestare la legittimazione del Comitato stesso.
2-
Il Comitato, ravvisando una violazione della legge sul VIA, trasmette
un esposto-denuncia alla Procura di Ancona per "omissione d'atti
d'ufficio". Si ha notizia che nel gennaio 2006 i Carabinieri eseguono
un'ispezione in Regione e sequestrano i fascicoli relativi alla procedura
VIA della M.P.
3
- Nel settembre 2005 la M.P. chiede alla Regione di avviare la procedura
per l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Nelle varie riunioni istruttorie, alle quali con un recentissimo decreto
viene impedita la partecipazione dei Comitati, la ASUR di Urbino esprime
parere contrario, così anche il Comune e la Provincia che invita
ad "un più attento esame" essendo il territorio interessato
all'impianto geologicamente non adatto perché altamente permeabile.
Infatti, un'eventuale fuoriuscita di liquidi, non trovando ostacoli,
s'infiltrerebbe nelle falde acquifere e nel fiume Candigliano che scorre
a circa 200 metri mettendo a rischio il 75% delle captazioni delle acque
potabili della provincia di Pesaro-Urbino.
La riunione definitiva e decisoria sull'AIA non è stata ancora
convocata.
4
- Nel novembre 2006 l'on. Angelilli presenta una interrogazione al Parlamento
Europeo onde verificare la correttezza della procedura seguita dalla
Regione Marche.
Puoi leggere:
verbale della Commisione provinciale del
30-11-06
-il
parere sulla nocività dell'impianto
dell'Asur di Urbino
pdf
-la
relazione del prof.Mangani,
ordinario chimica dell'ambiente
università di Urbino
pdf