
Dalla
mailing list del coordinamento dei comitati:
Nell'esprimere ancora una volta il mio apprezzamento ai Comitati per
l'immane lavoro contro l'illegalità condotto mirabilmente in
questi mesi,
vorrei rivolgere un appello a tutti gli iscritti a questa mailing
list
invitandoli a prendere posizione, con mail e lettere ai quotidiani,
in
merito al traffico illegale di rifiuti tossici nella provincia
di
Pesaro-Urbino.
Abbiamo letto notizie che definire allarmanti è un eufemismo:
- migliaia di tonnellate di rifiuti tossici
finiti nelle nostre discariche e
cave; - l'assessore all'urbanistica del comune di Cartoceto che firma
una perizia sulla cava di Carrara definita "falsa" dal Carlino
di ieri; - la fornace Solazzi che nel 2003 brucia la barite, disperdendo
nell'aria fumi altamente tossici; - documenti falsificati;
- possibile coinvolgimento dell'ex presidente dell'Aset di Fano.
Io sono davvero allibita e indignata, come cittadina della città
di Fano
voglio sia fatta chiarezza su tutto. Chi ha voluto fare soldi mettendo
a
rischio la vita di uomini, donne e bambini di questo territorio deve
pagare,
chi ha amministrato male deve dimettersi (a Cartoceto dovrebbe farlo
l'intera Giunta), chi amministra ora Fano deve farci sapere che fine
hanno
fatto tutti quei rifiuti.
Saluti a tutti,
Francesca Gasperini
----------------------------------------------------------------------
Risponde il presidente del Comitato intercomunale
Citas di Barchi:
Il Coordinamento dei comitati, grazie alla partecipazione crescente
e al
contributo dei cittadini, denuncia da tempo illegalità diffuse
nei
procedimenti amministrativi e nei controlli sulle attività.
Waferzoo S.r.l.,
ad esempio, è stata autorizzata con procedura semplificata
dalla Provincia al "recupero energetico dei rifiuti"
mediante combustione dal 1998 al 2003; nel 2003 ha dichiarato
di aver incenerito 1150 tonnellate di materiali; a specifica richiesta
la Provincia ha risposto che l'autorizzazione Waferzoo è
decaduta per mancato rinnovo nel 2003, ma una recente nota ARPAM
al Sindaco di Orciano di Pesaro riferisce di altre due autorizzazioni
in essere per lo stesso impianto a nome di altre ditte dello stesso
gruppo Paci e Pagliari.
CHI HA CONTROLLATO LE EMISSIONI DOVUTE ALLA COMBUSTIONE ? CHI HA
VERIFICATO
IL CORRETTO ESERCIZIO DI QUELL'ATTIVITA', L'EFFICENZA DEGLI IMPIANTI,
IL
CORRETTO SMALTIMENTO DELLE CENERI? Stando ai documenti NESSUNO!
Il 13 febbraio 2006 è stata denunciata la circostanza che l'ultimo
controllo in possesso della Provincia è dal 28 ottobre 2003;
poi, nel giugno 2006 è misteriosamente comparso in Regione
un certificato di analisi delle emissioni del 28.12.2006 (Ma, come
sanno Provincia, Regione e Comune di Orciano, l'impianto Waferzoo
E' FERMO DA NOVEMBRE AD APRILE, tanto risulta
dalle autorizzazioni); a seguito della denuncia, nonostante il rimpallo
di
responsabilità fra enti e funzionari, sono stati condotti alcuni
accertamenti da parte di ARPAM, A.S.U.R., Polizia Municipale, che
hanno
consentito di accertare altre e ben più gravi responsabilità
della ditta; il
Sindaco di Orciano di Pesaro, più volte diffidato a prendere
provvedimenti a tutela della salute pubblica, si è limitato
a emanare ordinanze che ha
addirittura prorogato a fronte dell'inadempimento della ditta
o della
parziale esecuzione delle disposizioni; la Provincia a gennaio, per
bocca
del Presidente Ucchielli ha disposto "prioritari e urgenti"
controlli al
camino dell'impianto a tutela della salute pubblica, MA PROPRIO
ORA CHE L'IMPIANTO E' FERMO? A quale criterio corrisponde farlo ora,
senza accertare nulla, e spendendo denaro pubblico? Perchè
nessuno è intervenuto a fronte
della copiosa documentazione fotografica trasmessa dai cittadini tra
la
primavera e l'autunno 2006 a tutti gli enti e alle Autorità
preposte,
finanche alla Prefettura di Pesaro e Urbino?
- Ci sono altri impianti nelle condizioni di Waferzoo e, secondo
quello che si apprende dai giornali, della Fornace Solazzi? Quanti
e dove sono? Cosa emettono?
-
Altra "stranezza" è che tutti questi impianti ed
iniziative sono stati
AUTORIZZATI. Chi - e come - ha concesso le autorizzazioni per ampliare
i codici di rifiuti ammessi all'Agroter? Chi ha autorizzato l'impiego
dei rifiuti per il "ripristino" ambientale della cava Solazzi?
Chi l'attuale impianto Waferzoo S.r.l.? Chi vuole autorizzare oggi
l'inceneritore di Schieppe travisando e trascrivendo parzialmente
il parere negativo di ARPAM Pesaro (Le parti omesse riguardano l'allarme
per le conseguenze ambientali e sulla salute pubblica)? A BEN VEDERE
SONO LE STESSE PERSONE!!
Come
cittadini, anche tramite il Coordinamento dei comitati, dobbiamo
continuare e continueremo a chiedere chiarezza e risposte,
a queste e a
tante altre domande che si impongono nelle squallide vicende di rapina
del
territorio, a favore di pochi beneficiari senza scrupoli.
Continueremo a denunciare le situazioni di illegalità che emergeranno
in
proseguo, e saremo di SOSTEGNO e STIMOLO all'azione della Magistratura
affinchè le responsabilità siano acclarate fino in fondo
e ciascuno dei
colpevoli, siano essi amministratori, finzionari, operatori economici
senza
scrupoli, ne paghi fino in fondo le conseguenze.
Ma oltre ad impedire che scempio e speculazione proseguano, dobbiamo
però esigere il risanamento delle emergenze ambientali
pretendendo che i costi siano posti a carico di chi le ha create con
le proprie responsabilità dolose o colpose.
Alfredo
Sadori.
altra documentazione sulla vicenda dei fumi Waferzoo
alla pagina inceneritore

"Altre istruttorie hanno focalizzato la gestione dei servizi ambientali,
con particolare riguardo alla raccolta dei rifiuti, allo stoccaggio
e alla loro eventuale valorizzazione economica. Non è emerso
nel sistema un grado di efficienza particolarmente elevato: le commistioni
di interessi economici pubblici e privati hanno favorito lo sviluppo
di fenomeni a rilevanza criminale riassunti nel termine di "ecomafia"".
RELAZIONE del Procuratore Regionale della Corte dei Conti Alberto
Avóli -
Inaugurazione dell'anno giudiziario 2006
"la
sentenza del tribunale di Pesaro era molto pesante: se qualcuno avesse
avuto voglia di dare ascolto a quella sentenza avremmo evitato quanto
è successo nel 2003, perché lì la pretura di
Pesaro ha detto "qui c'è traffico di materiali dal nord
al sud, organizzato dalla 'drangheta" e dice "tutto quello
che si vende lì, l'ammendante vegetale, non si fa sì,
perché le cose che sono lì dentro non sono vendibili,
anzi le vanno a comperare". Nonostante tutto questo, le cose
sono andate nel modo che conosciamo. Nonostante che il fango prodotto
non presentava nemmeno lontanamente le caratteristiche per essere
confezionato, qui si è continuato non solo a utilizzare quei
codici, ma si sono aumentati questi codici fino al 29.4.2002, quando
i dirigente del servizio regionale autorizza un elenco di 300 codici
e dice che lo fa sulla base del fatto che c'era il "decreto Ronchi"
e si doveva transcodificare i codici, ma la cosa incredibile è
che non si transcondificano i codici, per cui da A si dice A1, A2,
A3 ma si moltiplicano i codici, quindi il decreto che fa il dirigente
Minetti non è una transcodifica ma una nuova autorizzazione
fino a 292 codici. Quindi, da questo punto di vista, come Regione,
non siamo andati bene mettendo dentro la Giunta, gli organi preposti
ecc. Anch'io allora facevo parte della Giunta, ma la delibera non
arrivò in Giunta e ci fu invece un decreto del dirigente Minetti.
Non c'è dubbio però che vennero utilizzati i pneumatici
usati, i rifiuti derivanti da fonderie, sostanze pericolose, rifiuti
da fabbricazione di amianto. Quello che ci è stato detto è
che è statofatto così per tute le autorizzazioni, ma
non è vero: delle 1134 autorizzazioni vigenti e trasferite
alle Province, soltanto 57 furono adeguate e poi si è visto
che adeguate non erano, perché da 57 codici si è passati
a 292 codici. Sette mesi dopo che la competenza"
CONSIGLIO REGIONALE VII LEGISLATURA - SEDUTA N. 228 DEL 16 FEBBRAIO
2005 Presidente LUIGI MINARDI, Resoconto Commissione d'inchiesta regionale
su AGROTER
Conferenza
di servizi decisoria sull'impianto di Schieppe di Orcciano, Ancona,
1 Marzo 2007:
"Minetti precisa che il contributo istruttorio Arpam del 19/06/2006,
cui fa riferimento la Provincia di Pesaro e Urbino, non sembra consistere
in un parere negativo. Mariani e Piccinini condividono".
Nuove
regole sui rifiuti: istruzioni per l'uso
di Simona Faccioli
(dalla mailing list noinc-subscribe@yahoogroups.com)
"Ogni
anno noi italiani copriamo l'intera superficie dell'Isola d'Elba
con i sacchi della nostra spazzatura". Così poco tempo fa
il presidente
dell'Osservatorio Nazionale sui Rifiuti, nel corso della presentazione
dell'annuale Rapporto Rifiuti, si concedeva questa provocatoria (e
fantasiosa, fortunatamente) digressione dal rigorismo istituzionale
per
catturare l'attenzione sul problema dei rifiuti, aggiungendo, a
beneficio del pubblico romano presente in sala, che la spazzatura
prodotta quotidianamente dalla loro città sarebbe stata sufficiente
a
riempire un intero campo da calcio. Bene.
Scendendo dal piano della
politica dei rifiuti a quello della pratica, e al di là delle
auspicate
strategie di prevenzione, pianificazione, industrializzazione e
liberalizzazione del sistema, ciò che interessa il cittadino
e l'
operatore è come i rifiuti, una volta prodotti, devono essere
gestiti,
movimentati, recuperati o smaltiti, in ossequio alla normativa vigente.
Già, ma quale è attualmente la normativa che regola
in Italia la
gestione dei rifiuti e l'attività di bonifica dei siti contaminati?
Il
volume appena uscito nelle librerie, Rifiuti e bonifiche nel nuovo
Codice dell'ambiente, fa luce su un argomento tradizionalmente
complesso, quello della normativa ambientale del settore dei rifiuti
e
delle bonifiche, che sta vivendo una fase di ulteriore complicazione
dal 29 aprile dell'anno scorso. In quella data, infatti, è entrato
in
vigore il Dlgs 152/2006, il cosiddetto "Codice dell'ambiente",
un
complesso corpus normativo che ha riscritto e organizzato tutte le
principali norme che regolano e tutelano l'ambiente, e la cui parte
IV,
dedicata ai rifiuti e alle bonifiche, ha abrogato il decreto Ronchi
che
per oltre nove anni ha improntato la disciplina di settore; ma questo
è
stato solo il primo atto di una complicata fase di trasformazione
tuttora in corso.
Al Dlgs 152/2006 sono seguiti 14 decreti attuativi in
materia di rifiuti e bonifiche, 13 dei quali successivamente dichiarati
inefficaci dal ministero dell'Ambiente (che nel frattempo ha cambiato
"titolare"). Il nuovo governo ha messo prontamente a punto
un primo
decreto correttivo, approvato il 25 novembre 2006; la legge finanziaria
2007 ha sospeso l'applicazione di alcune norme, disponendo un ritorno
al Ronchi, mentre il decreto Milleproroghe ha prorogato l'entrata in
vigore di altre.
E non è finita qui. Altri temi cruciali saranno
affrontati in un secondo schema correttivo approvato in via preliminare
nell'ottobre dello scorso anno.
È ovvio pensare che questa situazione
abbia gettato gli operatori pubblici e privati e le autorità
di
controllo nello sconcerto e nella confusione, con una sensazione,
neanche troppo vaga, di non riuscire a distinguere ciò che è
norma
vigente, da ciò che è abrogato o prorogato.
Addirittura sono in molti a
ritenere che l'intero Dlgs 152/2006 a causa dei "rimaneggiamenti"
parziali, sia da considerare "sospeso", collocato in una sorta
di zona
di transizione con la conseguente reviviscenza del decreto Ronchi.
Nulla di più falso. Il Codice ambientale, compresa la sua parte
IV sui
rifiuti, è in vigore e pertanto va applicato, sebbene alcune
precisazioni interpretative siano imprescindibili e utili per tutti
i
soggetti interessati.

LA STRATEGIA RIFIUTI ZERO, SPIEGATA DAL PROF.
PAUL CONNET.
Nel mese di Febbraio 2007 Connet è stato di nuovo ad Ancona
e Monte San Vito, e a Serrungarina, invitato dai comitati locali, per
spiegare come sia possibile giungere ad oltre il 70% di recupero dei
rifiuti, senza incenerirli ed anzi recuperando materia prima e compost.
La ricetta? Innanzitutto responsabilità dei cittadini, degli
industriali, delle amministrazioni.
Altro materiale alla homepage, e sul sito di
"Ambiente futuro".
AMBIENTE: RSU; RICICLO RECORD, 75% NEL TREVIGIANO
(ANSA) - TREVISO, 24 FEB - Gli abitanti dei 23 comuni
trevigiani che aderiscono al consorzio ®Priula sono stati in
grado, nel 2006, di differenziare i rifiuti solidi prodotti
nelle loro case per oltre il 75% del peso.
Lo rende noto la stessa azienda intercomunale precisando che
la componente non riciclabile, cioè quella da smaltire
attraverso i metodi tradizionali e che determina sostanzialmente
i costi del servizio e le tariffe in bolletta, è scesa a 85 kg
pro capite, quattro chilogrammi in meno rispetto all'anno
precedente. All'inizio del servizio, nel 2004, il peso del
materiale destinato alla discarica era di 321 kg.
Complessivamente sarebbe stata notata anche una riduzione
della produzione di rifiuti, passati dai 441 kg pro
capite del 2000 ai 368 del 2006. Cinque dei 23 comuni, aggiunge
inoltre il Consorzio, hanno superato l'80% di raccolta di
materiale riciclabile. (ANSA)
LEGGI
IL RAPPORTO ECOMAFIE 2006
FORMATO PDF, 1,58 MB
AMBIENTE:
RIFIUTI E DISCARICHE, ITALIA ACCUSATA
(NEWSLETTER AMBIENTE)
(ANSA) - ROMA, 29 gen - La Commissione Ue ha presentato un
ricorso alla Corte europea di Giustizia nei confronti del nostro
Paese per recepimento non conforme della direttiva 1999/31/Ce
sulle discariche di rifiuti.
Le discariche autorizzate tra il 16 luglio 2001 ed il 27
marzo 2003 secondo Bruxelles, sono 'discariche esistenti' e
quindi contesta la disciplina italiana che rimanda il loro
adeguamento al 2009.
A fine dicembre la Commissione Ue ha reso ufficiale di aver
avviato contro il nostro Paese, una lunga serie di nuove
procedure d'infrazione perché 'l'Italia avrebbe violato le
regole concepite dall'Europa per proteggere l'ambiente e la
salute umana dai potenziali effetti negativi dei rifiut
ripetutamente e senza accogliere le osservazioni della
Commissione.
La Commissione ha reso noto che sta per deferire l'Italia
alla Corte di Giustizia per mancata adozione e notifica dei
piani di gestione dei rifiuti da parte di alcune regioni e
province italiane.
I piani sono richiesti dalla direttiva 75/442/Cee sui rifiuti
e dalla direttiva 91/156/Cee sui rifiuti pericolosi e non sono
mai stati notificati i piani del Lazio e delle province di
Modena e Rimini. Inoltre, per i rifiuti pericolosi non
possiedono un piano il Friuli Venezia-Giulia, la Puglia la
provincia autonoma di Bolzano, le province di Modena e Rimini.
Per quanto attiene alla definizione e al campo di applicazione
del termine di rifiuto sono già state avviate quattro
procedure d'infrazione.
Nel novembre 2004, la Corte di giustizia Ue ha stabilito che
l'interpretazione della definizione di rifiuto è contraria alla
direttiva 75/442 (come modificata dalla direttiva 91/156/Cee).
Tuttavia una legge approvata nel dicembre 2004 (308/2004)
stabilisce che alcune tipologie di rifiuto non sono considerate
rifiuti in Italia, sebbene essi rientrino nella definizione di
rifiuto ai sensi della direttiva 75/442/Cee. I rifiuti in
questione sono i rottami metallurgici e siderurgici e il
combustibile derivato da rifiuti.
A seguito delle infrazioni contenute nella legge italiana, la
Commissione Ue ha aperto un nuovo caso contro l'Italia a causa
della strutturale e persistente violazione della struttura
della direttiva sui rifiuti.
L'Italia non ha risposto adeguatamente alla prima lettera
della Commissione; quindi, la Commissione medesima ha ora deciso
di inviare il parere motivato. Inoltre la Commissione ha
comunicato di aver deciso di deferire il nostro Paese davanti
alla Corte di Giustizia Ue poichS dall'invio del parere
motivato della Commissione nel dicembre 2005 (IP/05/1645), l'
Italia non ha ancora conformato la sua normativa alla
legislazione dell'Ue.
Al contrario, il decreto legislativo adottato n. 152 del 3
aprile 2006 ha riconfermato tale normativa. L'azione della
Commissione continua anche contro il Dlgs 36/2003 di recepimento
italiano della direttiva 1999/31/Ce sulle discariche gi.
iniziata nel 2003. Il fondamento della infrazione, ricorda la
Commissione Ue, era dato dal fatto che la direttiva definiva
come esistenti le discariche autorizzate prima del 16 luglio
2001; mentre l'Italia ha esteso questo termine al 27 marzo 2003.
In questo modo alle discariche autorizzate tra il 16 luglio
2001 e il 27 luglio 2003 non S stato richiesto di rispettare la
nuova disciplina comunitaria sulle discariche dando loro tempo
di adeguarsi fino al luglio 2009.
In relazione a questa contestazione, dopo la risposta
ricevuta in seguito al parere motivato del dicembre 2005, la
Commissione Ue ha dapprima comunicato l'intenzione di adire la
Corte di Giustizia Ue - comunicato del 3 luglio 2006 - per poi
effettivamente presentare ricorso ufficiale.
(ANSA).
Incompatibile
con i veleni di Totò: funzionario del servizio regionale siciliano
per la tutela dall'inquinamento atmosferico rimosso perché si
rifiutava di concedere l'autorizzazione a quattro inceneritori di rifiuti.
si
è tenuta il 6 dicembre a San Marino, a cura dell'Associazione
micologica Sanmarinese,
una conferenza sulla raccolta porta a porta
dei rifiuti e la strategia rifiuti zero,
con raccolta di firme
per il progetto di legge di iniziativa popolare per adottare
il principio dello sviluppo sostenibile
a San Marino.

ecoverdesrl:
da un nostro sostenitore la proposta
di un'isola ecologica integrata per il riciclo dei rifiuti:
"I principi che ispirano l'isola ecologica GREEN ISLAND
sono:
a) Recupero di materie prime: carta-cartone , vetro,
metalli, umido (per compost), plastiche, medicinali
scaduti, pile esauste.
b) L'abbattimento totale di emissioni inquinanti e
maleodoranti nell'atmosfera;
c) Abbattimento totale di emissioni di CO2 in
atmosfera
d) Salvaguardia della salute degli operatori e dei
cittadini nel processo di gestione con riduzione dei
rischi di epidemie;
e) Minimizzazione del consumo di spazio e di energie
necessarie alla gestione del processo;
f) Riduzione della spesa sanitaria
g) Rende tempo disponibile ad attivita' non
lavorative
h) Economie di costo
i) Promozione di una cultura del consumo sobria ed
eco-compatibile.
j) Certezza che il cittadino conferisca"
|
|

IL CASO AGROTER:
emblematico...purtroppo.
L'impianto
ex Agroter è la conseguenza e l'emblema della politica ambientale
della nostra Regione e della nostra Provincia.
Nata come impianto di compostaggio di rifiuti per produrre ammendante
vegetale (Terriccio per i fiori), l'attività si è nel tempo
modificata, per successive autorizzazioni ed adeguamenti normativi (O
almeno così sono stati giustificati dai funzionari), con cui la
ditta è stata ammessa a trattare - per produrre terriccio per i
fiori ! - fino a circa 300 codici di rifiuti, comprese, ad esempio, le
macerie provenienti dalla demolizione di fabbricati, numerosi rifiuti
speciali e pericolosi come l'amianto.
L'attività ha subito diversi procedimenti giudiziari per il mancato
rispetto delle norme ambientali (Uno contro l'amministratore della ditta
è attualmente in corso), fino a che l'impianto è stato posto
sotto sequestro dalle Procure di Napoli e Pesaro.
Una Commissione d'inchiesta regionale, ha tracciato le linee di quanto
accaduto in questi anni all'Agroter, delineando gravi responsabilità
in capo a funzionari ed amministratori. Tuttavia, la relazione della Commissione,
approvata dal Consiglio Regionale nell'ultima seduta della precedente
legislatura, non ha avuto alcun seguito. Eppure, in un passo della relazione,
è citata una sentenza del Tribunale di Pesaro che ha accertato
come l'Agroter fosse interessata da un traffico di rifiuti gestito dalla
'ndrangheta, forse la più pericolosa delle mafie.
Nel febbraio 2006 la Provincia ha disposto il trasposto dei rifiuti ammassati
all'Agroter nelle discariche di Fano e Urbania.
Il Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano
e Candigliano si batte per il risanamento del sito Agroter, ritiene insufficiente
il solo trasporto in discarica dei rifiuti ammassati nei piazzali esterni
dell'impianto, chiede che siano fornite garanzie concrete perché
il trasposto dei rifiuti in altri siti non finisca per contaminare anche
questi, esigerà che siano acclarate le responsabilità di
politici e funzionari, e che a questi sia chiesto conto del proprio operato,
perché le spese di bonifica del disastro ambientale Agroter non
ricadano nuovamente sui cittadini.
leggi
il resoconto della commissione d'inchiesta agroter
come originale (pdf)
puoi
leggere in originale:
la
diffida presentata
dal Comitato Ambiente Valcesano
e dal Codacons
circa la situazione area Agroter
pdf
il
caso dell'investigatore
Luca scarpetti, denunciato
dalla ditta Agroter
Atti
consiliari Consiglio Regionale Marche
VII LEGISLATURA - SEDUTA N. 228 DEL 16 FEBBRAIO 2005 (pomeridiana)
- 1 -
RESOCONTO INTEGRALE
228.
SEDUTA DI MERCOLEDI' 16 FEBBRAIO 2005
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUIGI MINARDI
INDI DEL VICEPRESIDENTE SANDRO DONATI
INDICE
(...)
Relazione finale della Commissione
di inchiesta
concernente la verifica della correttezza
delle procedure autorizzative e della
regolarità dei controlli relativi all'attività
svolta dalla Ditta Agroter di Mondavio
(...)
VII LEGISLATURA
- SEDUTA N. 228 DEL 16 FEBBRAIO 2005 (pomeridiana)
- 28 -
Pongo in votazione la proposta di legge nel suo complesso.
Il Consiglio approva la Relazione finale della Commissione di inchiesta
concernente la verifica della correttezza delle procedure
autorizzative e della regolarità dei controlli relativi all'attività
svolta dalla
Ditta Agroter di Mondavio
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la relazione finale della Commissione
di inchiesta concernente la verifica della correttezza
delle procedure autorizzative e della regolarità
dei controlli relativi all'attività svolta dalla Ditta Agroter
di Mondavio.
Ha la parola il consigliere Giannotti.
ROBERTO GIANNOTTI. Ribadisco il voto contrario espresso in Commissione
dai commissari della Casa delle libertà - il sottoscritto e Gilberto
Gasperi - in quanto la relazione individua tutta una serie di responsabilità
sul piano della non adeguatezza delle procedure amministrative da parte
della Regione e sul piano della inadeguatezza dei controlli esercitati
dall'Amministrazione provinciale di Pesaro.
Questa individuazione di responsabilità non è declinata
in un giudizio conclusivo da parte della Commissione. Noi non abbiamo
votato
proprio per questa omissione finale. Peraltro sono qui a riconoscere al
presidente D'Angelo di essersi mosso con perizia e con capacità
e di
avere garantito un buon lavoro della Commissione
attraverso l'acquisizione di tutta una serie di documenti.
Non condividiamo però le conclusioni,
perché sono omissive e tendono a coprire responsabilità
nell'apparato regionale e nella dirigenza politica dell'Amministrazione
provinciale di Pesaro.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Cecchini.
CRISTINA CECCHINI. Non ho potuto
esprimere il voto in Commissione perché avevo un impegno che riguardava
il mio processo, voglio però utilizzare gli ultimi minuti di questa
legislatura per dire che a imo parere il lavoro fatto dalla Commissione
d'inchiesta precisa le responsabilità, non è vero che non
le espliciti.
Se qualcuno avrà voglia, nella prossima legislatura, di ritornarci,
lì sono indicate precise responsabilità, pesanti. Riguardano
la Regione
Marche innanzitutto ma anche la Provincia per quanto di sua competenza.
Mi sono presa la briga di studiare tutta la documentazione e, di conseguenza,
la relazione, quindi vorrei tornare su alcuni punti.
Viene fuori che dal 1992 al 2002 le autorizzazioni erano della Regione
e i controlli dovevano essere della Provincia. Dal 2002 tutto
era a carico della Provincia, ma nessuna autorizzazione è stata
mai modificata dalla Provincia stessa, fino a quando la magistratura
di Napoli, e successivamente di Pesaro, ha
proceduto al doppio sequestro finale. Dalle autorizzazioni emerge che
quella del 1992 era per l'ammendante vegetale, quindi per i rifiuti
bioorganici. Da quella autorizzazione del 1992 si è passati a delle
autorizzazioni che consentivano il trattamento di rifiuti pericolosi e
dal
1997 erano autorizzati rifiuti da costruzione e da demolizione, incompatibili
con le attività di ammendante vegetale. Le responsabilità
della
Giunta regionale sono molto gravi, perché nell'agosto del 1997
con delibera di Giunta si autorizza l'ampliamento delle autorizzazioni
in contemporanea con la sentenza penale della pretura di Pesaro.
Dato che non ho potuto dirlo in Commissione,
dico in quest'aula che non è vero che la Giunta o i suoi dirigenti
erano all'oscuro, perché la conclusione del processo era stata
da me
personalmente anticipata in una interrogazione, poi, successivamente,
quando si è avuta in mano la sentenza, che è stata depositata
da me
in Regione, perché il comitato dei cittadini di quella zona non
riusciva a capire come mai, nonostante tutte le lotte che si facevano
ormai
da anni, il risultato era sempre che quando si arrivava in Regione, invece
di diminuire ilnumero di codici dei rifiuti questi aumentavano.
Siccome c'era una condanna della pretura
di Pesaro, mi era sembrato doveroso andarla a prendere, pagando i diritti,
e poi portarla in Regione, poiché la sentenza del tribunale di
Pesaro era molto pesante: se qualcuno avesse avuto voglia di dare ascolto
a quella sentenzaavremmo evitato quanto è successo nel 2003,
perché lì la pretura di Pesaro ha detto "qui c'ètraffico
di materiali dal nord al sud, organizzato dalla 'ndrangheta" e dice
"tutto quello che si
vende lì, l'ammendante vegetale, non si fa sì,perché
le cose che sono lì dentro non sonovendibili, anzi le vanno a comperare".
Nonostante tutto questo, le cose sono andate nel modo che conosciamo.
Nonostante che il fango prodotto non presentava nemmeno
lontanamente le caratteristiche per essere confezionato,qui si è
continuato non solo a utilizzare quei codici, ma si sono aumentati questi
codici fino al 29.4.2002n, quando i dirigentedel servizio regionale autorizza
un elenco di 300 codici e dice che lo fa sulla base del fatto
che c'era il "decreto Ronchi" e si dovevatranscodificare i codici,
ma la cosa incredibileè che non si transcondificano i codici, per
cui da
A si dice A1, A2, A3 ma si moltiplicano icodici, quindi il decreto che
fa il dirigente Minetti non è una transcodifica ma una nuova
autorizzazione fino a 292 codici. Quindi, daquesto punto di vista, come
Regione, non siamo andati bene mettendo dentro la Giunta, gli
organi preposti ecc. Anch'io allora facevo parte della Giunta, ma la delibera
non arrivò inGiunta e ci fu invece un decreto del dirigente
Minetti.
Non c'è dubbio però che vennero utilizzatii pneumatici usati,
i rifiuti derivanti dafonderie, sostanze pericolose, rifiuti da fabbricazione
di amianto.
Quello che ci è stato detto è che è statofatto così
per tutte le autorizzazioni, ma non è vero: delle 1134 autorizzazioni
vigenti e trasferite alle Province, soltanto 57 furono adeguate e poi
si è visto che adeguate non erano, perché da 57 codici si
è passati a 292 codici.
Sette mesi dopo che la competenza èpassata alle Province, che a
questo punto non svolgono più compiti di controllo ma sono ingrado
di intervenire nel merito delle autorizzazioni, c'è una lettera
Arpam alla Provincia di
Pesaro che dice "Tutti questi codici non vannoassolutamente bene".
Nonostante questa lettera Arpam, la Provincia fa passare 15 mesi prima
di intervenire e interviene solo dopo il sequestro
da parte della magistratura di Napoli.
Dal punto di vista delle autorizzazioni non è vero, come dice Giannotti,
che non c'è scritto: se si va a vedere ci sono scritte cose
pesanti, poi se uno vuol fare la storia, per la storia questo c'è.
Alle conseguenze penserà chi farà parte della nuova legislatura,
perché dal
punto di vista delle cose che sono capitate sulle autorizzazioni, questa
ditta ha avuto il lasciapassare al nord come ad Ancona e ha
potuto fare cose che non dovevano esserle consentite.
Altra cosa strana, che è merito della Commissione aver trovato,
è che questa fideiussione di 413.000 euro, improvvisamente viene
scoperta
dalla Commissione d'inchiesta. Nel momento in cui vengono passate le competenze
dalla Regione alla Provincia, la fideiussione nessuno la chiede. La Provincia
non chiede come mai questa ditta non ha la fideiussione e
anche questo non è proprio regolarissimo. Comunque, adesso ci sono
questi soldi a disposizione.
Lo dico perché in questi mesi c'è stato un gran parlare
fra Mondavo, la Provincia di Pesaro e qualcuno in Regione per dire "bisogna
trovare
dei soldi per fare la caratterizzazione, per vedere quanto costa intervenire,
non ci sono soldi", tutti discorsi senza senso, perché ci
sono
413.000 euro che nessuno ha chiesto di vedere se ci fossero e nessuno
ha detto "bene, attiviamo questi per fare la caratterizzazione".
Ho personalmente fatto la verifica e un sopralluogo esterno, perché
c'è sequestro penale e non si può entrare nell'azienda,
per vedere cosa sono i 35.000 metri cubi di rifiuti:
sono qualcosa di estremamente disarmante.
L'assessore all'ambiente non c'è, però varrebbe la pena
che facesse anche lui un giro per andare a vedere in quali condizioni
continua a
trovarsi la popolazione di quelle zone.
La relazione del Ministero dell'ambiente del 18 gennaio 2005 dichiara
quella zona inquinata, c'è l'inquinamento delle acque sotterranee
nelle immediate pertinenze della ditta, c'è percolato nei suoli
e nelle acque del Rio Freddo.
Questa legislatura si chiude senza che la
Commissione ambiente abbia voluto discutere la proposta di legge da me
depositata, però spero che la prossima legislatura si riapra con
qualcuno che questo problema se lo ponga e che, prima di risolvere tutti
i problemi della definizione del sito inquinato, procedura che è
stata attivata, avrà voglia di cominciare a fare il proprio dovere
- perché la Regione, qui ha delle colpe - che è quello di
cominciare anche
ad anticipare, per poi pignorare rispetto ai proprietari, la procedura
di quella legge che permette di dire che chi inquina paga, ma a condizione
che i pubblici poteri vogliano difendere il territorio e non si dimentichino
che quello è un territorio inquinato.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere
D'Angelo.
PIETRO D'ANGELO. Vorrei che il collega Giannotti fosse in aula, perché
ha preteso tanto che si discutesse di questa relazione, poi fa il suo
"interventino" e se ne fa, come ha fatto, d'altra parte, in
Commissione. Avrà avuto molto da fare, ma il suo apporto è
stato nullo.
La Commissione ha lavorato moltissimo
- parte della Commissione - nei pochi mesi a disposizione (tre mesi, comprese
le vacanze di Natale). Normalmente le Commissioni d'inchiesta
durano anni e questa in tre mesi è riuscita a produrre una relazione
che, come avete sentito, tutti coloro che l'hanno letta hanno apprezzato
per la precisione e il lavoro importante fatto, che deriva dall'acquisizione
dei documenti e di dati scaturiti dalle audizioni.
Voglio dire a Giannotti che questa relazione è puntuale e individua
in modo preciso le responsabilità. Non voglio ripetere quello che
ha detto la collega Cecchini, perché sono tuttecose scritte nella
relazione. Nella relazione è scritto che la responsabilità
principale è delservizio ambiente della Regione, che ha portato,
nonostante che la delega delle funzioni alle
Province in materia di rifiuti dovesse portare le stesse Province a verificare
l'opportunità di aumentare il numero di tipologie di rifiuti da
trattare in questo centro di compostaggio e nonostante che atti di Giunta
dicessero che anche le pratiche in itinere dovevano essere
demandate alle Province, il servizio stesso a emanare questo decreto due
giorni prima dell'entrata in vigore della delega delle funzioni,
che porta le tipologie dei rifiuti da trattare da 64 a circa 300.
Come presidente di questa Commissione d'inchiesta chiedo formalmente che
abbia una conseguenza questa relazione, perché quello che è
successo nel servizio ambiente della Regione, relativamente a questa vicenda,
si può verificare ancora una volta, quindi chiedo cheabbia una
conseguenza, perché questi signori sono venuti in Commissione anche
impreparati e con arroganza. Invece le responsabilità sono acclarate:
rifiuti pericolosi per produrre compost. Il compost veniva comperato,
perché non potevano loro produrre compost con rifiuti pericolosi.
La Provincia, una volta avuta la delega delle funzioni chiede all'Arpam
"come
mai queste tipologie di rifiuti in un centro di stoccaggio?". L'Arpam
risponde "dei 300, solamente 50 sono compatibili con la produzione
di compost". Io ho chiesto ai dirigenti "perchénon avete
fatto una conferenza di servizi con tutti gli enti locali e con l'Arpam?
Perché vi
siete assunti da soli questa responsabilità? Perché non
avete usufruito dell'apporto tecnico dell'Arpam?". Non sarebbe successo
se avessero
utilizzato l'Arpam come supporto tecnico e quindi non saremmo mai arrivati
alle 300 tipologie di rifiuti, perché l'Arpam avrebbedetto che
più di 50 non potevano essere.
Quindi il servizio all'ambiente della Regione Marche si è preso
tutta la responsabilità di questa vicenda.
La Provincia ha una sola responsabilità, secondo quanto emerso
dai lavori: una volta che ha visto il disastro sul suo territorio ha chiesto
all'Arpam di fare una verifica e l'Arpam ha detto "sono solo 50 i
rifiuti compatibili".
Hanno fatto passare un anno, nonostante avessero la delega delle funzioni
e quindi potevano intervenire subito e direttamente per ridurli, ma
non l'hanno fatto. L'hanno fatto quando è intervenuta la legislatura,
diciamo come sono le cose.
Ritengo quindi che questa relazione sia molto dettagliata ed evince, al
di là di quello che dice Giannotti, cose ben precise. Giannotti
- insieme al collega Gasperi - ha fatto una conferenza stampa a Pesaro,
perché gli interessa la speculazione politica, piuttosto che la
ricerca della verità. E' andato a Pesaro e haattaccato la relazione
con i contenuti di responsabilità della relazione stessa.
I contenuti di questa relazione sono precisi e non danno adito ad alcun
dubbio. Io, come presidente di questa Commissione chiedo che
alla relazione segua qualcosa, perché il caso si potrebbe ripetere
e questo sarebbe disastroso per la credibilità delle istituzioni.
PRESIDENTE. Possiamo considerare
conclusa la discussione.
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