Minority
Report: rifiuti, ambiente, energia
democrazia.
Premessa.
Affrontando una dimensione reticente ed irreale, come un copione di
fantapolitica, noi cittadini abbiamo scoperto le carte dell'inceneritore
di biomasse da 80 megawatt termici a Schieppe di Orciano:
l'incredibile incoerenza di un progetto carente e rattoppato, poi pubblicizzato
con le solite frasi obbligatorie quali "uso della migliore tecnologia
possibile" ci ha reso coscienti di come le parole siano scudi,
alzati nel vano tentativo di palesarsi ligi ai regolamenti ed alle direttive,
parole prive di senso se confrontate con la realtà.
Ci siamo chiesti che senso avesse autorizzare un inceneritore (perché
di questo si tratta), in una zona ZPS nella quale vicinanza oltretutto
già persistono elementi di disturbo di quell'equilibrio ambientale
che non solo si dovrebbe tutelare, ma valorizzare. Che senso avesse
inoltre autorizzare un progetto propagandato quale "altamente tecnologico"
per fornire energia ad aree industriali situate a decine di chilometri
di distanza (per non parlare dell'obbligo della cogenerazione, rattoppato
poco credibilmente poi: pena la dispersione di 60 megawatt termici),
che senso avesse scegliere la combustione di biomasse e Combustibile
da Rifiuti in una zona che può vivere di agricoltura di qualità
e di agriturismo.
Ci siamo chiesti quali sarebbero stati i danni subiti da molti per rispetto
della sudditanza al potere politico-economico di pochi.
Ci siamo
chiesti inoltre se l'atteggiamento irato, sprezzante e spesso diffamatorio
di politici ed amministratori regionali e locali, ogni volta che gli
si chiedevano spiegazioni o si evidenziavano le contraddizioni, fosse
dovuto alla totale sicurezza di poter sbagliare impunemente, e ad un
ormai incancrenito meccanismo di potere o di spartizione di potere che
vede le gente comune totalmente passiva.
Dopo essere riusciti, a prezzo di grandi fatiche e testardaggine, ad
acquisire i misteriosi progetti riguardanti l'inceneritore, a far pronunciare
pubblicamente i politici locali in merito, ad evidenziarne i sofismi,
a rendere partecipi migliaia di persone a questo processo di democrazia
composto da informazione e dibattito, non possiamo che rilevare in breve
i punti eticamente dolenti di questa battaglia, ricordando che tutti
i fatti citati sono documentati sul sito.
"
Esiste un rapporto feudale tra cittadini e classe dirigente. Non sempre
esiste libero accesso ai documenti poiché spesso ci
si serve delle restrizioni previste dalla legge (diritto alla privacy,
tutela di indagini giudiziarie in corso ecc.) nei confronti dei comuni
cittadini per rendere praticamente impossibile l'accesso alle informazioni
senza l'ausilio di un legale, ed il ritardo nell'accesso legittimo non
viene ovviamente risarcito.
Questo è stato il nostro caso per l'acquisizione del progetto
dell'inceneritore, e per il processo farsa di "coinvolgimento"
dei soggetti previsti nella Conferenza di servizio per l'autorizzazione
al progetto.
"
La complessità e l'interdipendenza plurilaterale di leggi e regolamenti
fa sì che gli amministratori possano servirsene in maniera ambigua,
agendo sino a snaturare la norma quando questa serve ai loro interessi,
tirandola come un elastico, ed invece omettendo di usarla quando la
sua applicazione lederebbe interessi da proteggere.
Questo è il caso della ZPS di Tavernelle di Serrungarina, che
viene magnificata dallo studio WWF patrocinato dall'Assessore regionale
all'ambiente Marco Amagliani per la Rete Ecologica delle Marche. Lo
stesso assessore è però poi il primo a chiedere che l'inceneritore
venga autorizzato, scordandosi ogni norma, ed ogni bel discorso pubblico
su fiume, fauna, flora, ecotipi, salute.
"
Dispensare promesse è un rito che fa parte del balletto elettorale.
Ma l'elettorato non ha reale controllo sull'operato degli eletti.
Stiamo ancora aspettando che la risoluzione adottata dal Consiglio regionale
marchigiano contro l'autorizzazione dell'inceneritore sia tenuta in
considerazione dalla Giunta; come dovrebbe, visto che è il Consiglio
il massimo organo rappresentativo della volontà dei cittadini.
La Giunta invece si è disimpegnata emettendo una serie di delibere
in violazione a note norme: e scordando che la legislazione sulla Valutazione
d'Impatto Ambientale prescrive dei tempi e dei modi rispetto ai quali
la Regione Marche è già fuori da ogni legalità.
Impunemente.
"
L'appartenenza ad una "casta" fa sì che molti politici
si tramandino una visione riduttiva del loro elettorato:
questuante, esigente, ma sempre manipolabile e soprattutto
ignorante.
I "nostri" politici hanno una visione da servi della gleba
dei loro elettori. I cittadini sono dunque ignoranti? E' purtroppo quello
che pensano, o sperano, molti dei nostri amministratori. Possiamo fare
un elenco empirico di alcune di queste convinzioni:
-sperare o credere che i cittadini non sappiano qual è la legislazione
vigente sulle biomasse, propagandare quindi le biomasse come innocui
e fiabeschi prodotti dei boschi, tacendo che per biomassa in Italia
si intende anche (e soprattutto) combustibile da rifiuti.
-sperare che i cittadini non capiscano qual è l'importanza di
una zona naturale protetta per la loro salute e la loro economia, e
che non si chiedano chi ci guadagna a renderla edificabile ed industrializzabile.
-sperare che i cittadini credano ai numeri forniti sul fabbisogno energetico,
senza verificarli e chiedersi se vi siano altri punti di vista, oltre
a quelli dei consulenti di chi governa.
"
La conoscenza scientifica non è più solo appannaggio dei
pochi scienziati seduti alla corte dei potenti. La conoscenza scientifica
non indica solo una strada, ma è una questione di punti di vista
e di interessi divergenti. Molti cittadini non sono solo
in grado di acquisire conoscenze, molti di essi sono anche competenti.
E' dal sapere alternativo a quello propagandato dalle multinazionali
dei rifiuti e dell'energia che scaturiscono progetti differenti e che
fanno l'interesse dei cittadini e non il profitto di un'unica compagine
di investitori od azionisti.
"
Il modellare le scelte economiche sulla base delle esigenze di questo
o quel gruppo politico-economico di pressione, ha dato luogo a scelte
irrazionali e senza futuro, prive di spinta dal basso ma
spinte solo dai soldi dei cittadini usati a sproposito, per progetti
poi sabotati o smantellati una volta mutato l'assetto di potere. La
roulette gira, la pallina cade sul rosso o sul nero, ma sono i cittadini
a farla girare come criceti, ed a pagare le conseguenze di scelte sbagliate,
fuori tempo, mal dimensionate, spesso irreparabili.
"
E' incredibile come molti politici si barcamenino, a seconda delle convenienze,
contraddicendo con le loro scelte la politica del loro partito.
Purtroppo nella nostra regione dobbiamo assistere al pietoso spettacolo
di politici del Prc, il cui responsabile nazionale Naggi all'energia
ha fatto da poco cocenti dichiarazioni sulla truffa dei sussidi all'incenerimento,
che invece sostengono il progetto di Schieppe quasi si trattasse di
un innocuo pittoresco caminetto. Pietoso perché, una volta in
difficoltà, addossano tutta la responsabilità del procedimento
al Tecnico regionale, e criticano i Comitati affermando che loro, i
politici, non possono ascoltare pochi cittadini (noi!) ma debbono rifarsi
alla più ampia maggioranza dei loro elettori (appunto: ma Rifondazione
a livello nazionale è contraria all'incenerimento!).
La
coscienza, dettata anche dal buon senso, che sia meglio investire
su azioni controllabili dai cittadini, e che portino profitto ai cittadini,
e non su progetti controllati da pochi, ha però sviluppato un'infinita
serie di proposte sulla gestione di rifiuti ed energia, prese in considerazione
dalla Rete nazionale rifiuti zero, che diffondiamo arricchendola con
alcune note riguardanti la situazione locale, augurandoci che dipanino
le nebbie della retorica e del tornaconto.
Clima,
emissioni gassose, una tragedia annunciata.
Abbiamo assistito in questi giorni allo svolgimento della Conferenza
di Nairobi sul clima, portatrice di risultati ambigui, poiché
la verifica del Protocollo di Kyoto è stata rimandata al 2008
anche se la vertenza coi paesi recentemente industrializzati sarebbe
invece sempre più urgente.
Entro il 2012 il Protocollo aveva previsto la riduzione dei gas serra
clima-alteranti del 5,2% rispetto al 1990. Ma la mancata ratifica di
Usa e Australia, e quella tardiva della Russia, ha bloccato l'esecuzione
degli accordi, poiché doveva aderire al Protocollo un numero
di Paesi tale da sottoporre alle norme stabilite almeno il 55% della
produzione di gas serra mondiale.
Al problema degli stati industrializzati renitenti si aggiunge quello
dell'esponenziale produzione di gas serra da parte dei Paesi emergenti
nell'economia mondiale.
Si verifica così l'assurdo di questo Protocollo, che viene citato
nella programmazione economica, energetica, urbanistica di Stati e regioni
come se rappresentasse la punta di diamante della politica ecologica,
mentre i suoi dati sono ormai superati dai nuovi eventi e dai fatti.
L'organismo Onu che si occupa del monitoraggio dei cambiamenti climatici,
IPCC, ha previsto che nel 2050 la riduzione necessaria della produzione
di gas serra sarà del 60%!
Entro il 2010 i profughi "ambientali", attualmente 25 milioni
di persone, raddoppieranno a causa di carestie, mutamenti idro-geologici,
mutamenti della flora e della fauna tipici dei luoghi, diffusione di
malaria ed altre malattie causate dai cambiamenti del clima.
PEAR
Marche: biomasse ed "ecoballe".
Questi preoccupanti dati erano noti anche qualche anno fa ma nel Piano
energetico regionale non si tiene conto delle ambiguità del Protocollo
di Kyoto, né del fatto che la definizione di "biomassa"
utilizzata a scopo energetico comprenda anche i combustibile da rifiuti,
e che quindi il bilancio di CO2 prodotta da tali "biomasse"
non può neanche minimamente essere considerato in pareggio (crescita/combustione).
Sono già note le perplessità all'uso sconsiderato delle
biomasse a scopo energetico presentate da noti studiosi del settore:
la riduzione della Superficie agricola utile enorme avutasi in questi
anni rende molti perplessi sull'opportunità di creare gigantesche
estensioni monocolturali per la produzione di combustibile da biomasse,
sostenibile invece in paesi con estensioni maggiori.
La peculiarità del nostro territorio, ottimale per colture di
qualità e prezioso per la sua biodiversità, consiglierebbe
una drastica limitazione dell'uso energetico di biomasse a solo scopo
domestico rurale e per piccole centrali dedicate, impiantabili da produttori
agricoli. Invece:
"Tra le diverse fonti rinnovabili, le biomasse rappresentano una
delle opzioni più concrete in termini di potenziale energetico
e di sviluppo tecnologico. In aggiunta, potrebbero contribuire fattivamente
al rilancio delle attività agricole, .." (Pear, linee di
programmazione, pag. 17).
Invece che puntare sulla cogenerazione, sul biogas, e soprattutto sul
solare e sull'eolico, le biomasse vengono presentate come maggiore risorsa
per le Marche.
Ripetiamo che il combustibile da rifiuti è considerato per legge
biomassa e che la plastica da petrolio è considerata combustibile
"assimilabile" alle fonti rinnovabili!
Ci sembra quindi che si sarebbe potuto fare molto di più in questo
Pear, innanzitutto specificando meglio la legislazione vigente al momento
dell'estensione, che ovviamente non era sconosciuta ai programmatori
del Piano.
Così il Pear, quando ci spiega che si intendono programmare centrali
a biomassa per "complessivi 30 megawatt elettrici - immediati -
e 60 megawatt elettrici al 2015, opportunamente (in ZPS ?) dislocate
sul territorio regionale. Facilitazione per l'accorpamento delle attuali
autorizzazioni in un'unica unità", ci dice che si vogliono
autorizzare inceneritori di rifiuti o centrali che usino come combustibile
materiale d'importazione (visto che per tutti questi megawatt le Marche
non ne produrrebbero neanche se bruciassimo i mobili), con conseguenze
ambientali devastanti, che si unirebbero a quelle dei grandi impianti
per la produzione di energia elettrica già esistenti.
Principio
di precauzione: guidare a occhi chiusi
non è del tutto salutare.
Eppure la combustione dei rifiuti, come dicevamo, non solo contribuisce
a peggiorare il livello delle emissioni in atmosfera ma da decenni (vedi
gli studi anglosassoni e dello statunitense Paul Connet) è considerata
tra le maggiori cause della diffusione di tumori a polmoni, sangue,
ed altri organi interni. Giova qui dunque richiamare il principio di
precauzione, che costituisce un utile strumento fornito dalla bioetica
ambientale alla politica che ha il compito di governare la vita, la
salute dei cittadini e delle cittadine.
Che cos'è il principio di precauzione? Si tratta di un principio
che dovrebbe essere seguito in tutti i casi in cui la politica deve
decidere se dare il via libera ad azioni economiche e produttive che
possano provocare danno grave o irreversibile per la popolazione o per
l'ambiente e dovrebbe essere applicato in tutti i casi in cui vi sia
incertezza scientifica (mancanza di studi adeguati sia a livello qualitativo
che a livello quantitativo, mancanza di concordia nella comunità
scientifica). Il principio di precauzione invita la politica a prendere
decisioni che possono essere considerate antieconomiche sulla breve
distanza ma che, attraverso strumenti legali come quello della moratoria,
possono sulla lunga distanza favorire la salute delle popolazioni e
soprattutto la ricerca di soluzioni alternative. Un esempio chiave per
comprendere l'importanza del principio di precauzione è dato
dall'amianto e in particolare dall'eternit di cui tutta l'Europa e l'Italia
sono disseminate nonostante la moratoria in vigore dal 1992. Sappiamo
che i primi segnali scientifici sulla pericolosità dell'amianto
risalgono al 1898 quindi sono precedenti al grande sviluppo che, "grazie"
agli imprenditori di Casale Monferrato e poi di altre parti d'Italia
,questo prodotto ebbe nell'edilizia del nostro paese che toccò
il suo punto massimo negli anni '60. Ora, grazie alla risposta della
politica avvenuta quasi con un secolo di ritardo, moltissime persone
si sono ammalate e sono morte di cancro e questo tipo di malattia, da
stime europee, è ancora in crescita.
Il
sole illumina tutti, quindi
non è "proficuo".
Dopo avere presentato le biomasse-rifiuti come panacea sostitutiva del
petrolio, il Pear Marche cita per ultimo il solare, definendolo dai
"costi assai elevati", e si propone di verificare se "sia
possibile l'uso dei certificati verdi" per incentivarlo abbattendone
i costi!
Certificati verdi, detti CIP 6, che sono finiti in tutti questi anni
proprio agli inceneritori, rendendoli proficui per le industrie che
li hanno impiantati, e che invece dovevano essere riservati a fonti
realmente "rinnovabili".
Si calcola in un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro la somma
sottratta finora all'investimento su solare ed eolico, finita nelle
tasche dei soliti noti, somma pagata da tutti gli utenti Enel (7% della
bolletta).
La leggina sul "conto energia" che doveva finanziare il solare
l'ha invece lasciato miseramente al
verde.
Da http://www.grtn/it/ita/fotovoltaico/GraduatorieImpiantiAmmessi/PrimoTrimestre06_9.pdf
possiamo estrapolare alcuni dati sul finanziamento al solare:
ben 800 megawatt di solare da 1271 mini progetti non sono stati finanziati
a norma di legge, più altri 10.500 micro progetti per un totale
di altri 276 megawatt da impianti risultati idonei ma che sono rimasti
esclusi perché fuori dalla capacità della legge. Per il
2006 risultano autorizzati solo 120 megawatt, mentre un potenziale di
dieci volte superiore è stato bloccato.
Nel frattempo
il business della combustione dei rifiuti va avanti.
E' di poco tempo fa la notizia di consultazioni tra Regione Abruzzo
e Regione Marche per bruciare congiuntamente rifiuti.
E le regioni che posseggono inceneritori, come la Toscana, stilano accordi
(l'ultimo di qualche giorno con la Campania fa per 4300 mc di rifiuti)
per far "sparire" i rifiuti altrui.
A scapito della salute di tutti.
La
corretta gestione dei rifiuti: un obbligo per la salvaguardia della
salute e la vita delle generazioni future.
Da poco resi disponibili dall'Ecosportello i dati sulla percentuale
di raccolta differenziata nei comuni italiani, si rileva una sconfortante
arretratezza nella gestione dei rifiuti nelle grandi città (a
parte Torino, tutte sono sotto il 30% di differenziata), e un'insufficiente
presenza di quote superiori al 50%.
Questa situazione non migliorerà se le amministrazioni continueranno
ad investire negli insalubri inceneritori. Incenerimento da considerarsi
insalubre non solo per l'effetto delle polveri, delle nanoparticelle,
e per l'emissione di gas clima-alterante, ma anche perché incentiva
la folle politica economica di spreco e inquinamento causato dalla produzione
di imballaggi e materiali non riciclabili, con grave ipoteca sulle risorse
da rendere disponibili per le generazioni future non solo in materia
di salute ma anche di materie prime e spoliazione del pianeta.
Democrazia,
fonti energetiche, clima.
Thomas Friedman, in un articolo di quest'anno per Foreign Policy (Usa),
ha saputo ben metterci in guardia sui cambiamenti che la "legge
del petrolio" ha causato e causa nell'assetto democratico mondiale,
segnalando i danni causati dall'uso di fonti di energia non sotto il
controllo dei cittadini ma di esclusivi gruppi finanziari e/o politici.
Uno studio dell'università di Los Angeles ha messo in evidenza
come "uno stato che fa molto affidamento sulle esportazioni di
petrolio o di minerali tende a diventare meno democratico, mentre lo
stesso fenomeno non si verifica per altri tipi di esportazioni primarie.
Il fenomeno non si limita alla penisola arabica, al Medio Oriente o
all'Africa subsahariana; infine, non è circoscritto ai paesi
piccoli".
Azerbaigian, Angola, Ciad, Egitto, Guinea Equatoriale, Iran, Kazakistan,
Nigeria, Russia, Arabia Saudita, Uzbekistan, Venezuela. Negli stati
petrolieri "il prezzo del greggio e il progresso della libertà
procedono invariabilmente in direzioni opposte".
"i regimi dei paesi petroliferi non sono costretti a tassare i
cittadini per sopravvivere, perché gli basta trivellare un altro
pozzo petrolifero, non sono neanche costretti ad ascoltare i cittadini
stessi né a rappresentarne le istanze".
Non dobbiamo illuderci che questa situazione riguardi solo gli "altri",
in primis perché noi stessi siamo coinvolti finché non
troviamo alternative allo straconsumo di petrolio ma perché anche
nel nostro Paese la privatizzazione delle risorse (innanzitutto energia
ed acqua) e l'accumulo delle stesse (vedi la strategia degli inceneritori
e dei gassificatori) crea imponenti poli finanziari con potenti possibilità
ulteriori di incrementare il clientelismo in politica.
Rete
nazionale rifiuti zero: per un nuovo paradigma
nella gestione dei rifiuti.*
*Abbiamo qui elaborato il documento presentato a Brescia 20-21 ottobre
2006,
in occasione del Convegno nazionale "VERSO LA PROSPETTIVA RIFIUTI
ZERO. Oltre lo spreco,
nuove strategie per una saggia politica di governo",
promosso da Forum ambientalista.
Ringraziamo sentitamente Marino Ruzzenenti e gli amici della rete di
discussione No-Inc:
coordinamentoinc@yahoo.it
Per prevenire
e minimizzare la produzione dei rifiuti vanno posti nuovi obiettivi
che
aggiornino il decreto Ronchi (Decreti legislativi 22/1997, 389/1997
e 426/1988 che hanno introdotto il concetto di riduzione complessiva
dei rifiuti prodotti).
Gli obiettivi di raccolta differenziata si devono combinare con obiettivi
precisi e quantificati di produzione di rifiuti urbani: in un triennio,
le esperienze più avanzate dimostrano che si può contenere
la produzione di rifiuti al di sotto di 1 Kg/die/pro capite con una
raccolta differenziata oltre il 75%.
A questo obiettivo vanno finalizzati incentivi pubblici ai Comuni virtuosi,
stornati dal fondo exCip6 (l'altra parte va investita esclusivamente
sul risparmio energetico e nelle vere fonti rinnovabili).
Questo
obiettivo deve essere perseguito attraverso:
- la riduzione del numero di imballaggi e dei contenitori ed il loro
riutilizzo, promuovendo il ripristino del sistema del vuoto a rendere
a cominciare dai settori della ristorazione, ricezione e distribuzione;
- l'incentivazione ed il sostegno ad aziende e distributori che convertono
almeno il 30% del proprio prodotto venduto in contenitori a rendere
con cauzione.
- la riduzione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata "porta
a porta" finalizzata al riciclaggio e sulla sistematica estrazione
ad oltranza dei materiali riutilizzabili contenuti nei rifiuti stessi;
- la responsabilizzazione delle utenze domestiche, delle attività
produttive e commerciali, pubbliche e degli uffici, invertendo la tendenza
ad ampliare l'assimilazione agli urbani.
Una raccolta differenziata efficace, da sostenere con adeguati finanziamenti,
deve essere domiciliare "porta a porta", con tariffa puntuale:
solo così, è ampiamente dimostrato, si possono raggiungere
gli obiettivi sopra indicati.
Seriamente
Tariffa.
In particolare la tariffa sui rifiuti va modulata sulla quantità
d'indifferenziato conferito al servizio di raccolta cittadino, con iniziative
d'incentivazione (sgravi e riduzioni fiscali) per quanti attuano la
raccolta differenziata, il compostaggio e il conferimento alle isole
ecologiche, promosse dai Comuni. Ciò comporta:
- l'eliminazione di tutti i contenitori stradali multiutente (campane,
cassonetti) in modo da poter applicare e controllare con efficacia la
tariffa puntuale sui conferimenti a domicilio o all'isola ecologica:
in ogni isola ecologica va promosso un mercato dell'usato finalizzato
alla riparazione ed al riuso.
- la costruzione di idonei impianti di compostaggio per il compost di
qualità dislocati sul territorio e l'incentivazione della pratica
dell'autocompostaggio (o compostaggio domestico) allo scopo del suo
recupero.
- il sostegno all'impiego e nella gestione del verde pubblico del compost
di qualità derivante dalla raccolta differenziata domiciliare
della frazione umida e verde, anche in ossequio alle disposizioni sul
Green Public Procurement (indirizzo legislativo che invita e/o obbliga
i comuni ad acquistare cose riciclate o con un elevato tasso ecologico).
L'Integrated
Product Policy: le responsabilità dei produttori
e di chi
acquista.
Una corretta gestione dei rifiuti deve pianificare e controllare le
diverse fasi del ciclo.
Innanzitutto bisogna estendere e rendere pratica diffusa la normativa
introdotta, per ora solo sul piano giuridico, per i veicoli fuori uso,
responsabilizzando i produttori della riciclabilità delle merci
e del conseguente ritiro/recupero de i materiali dei beni di consumo
a fine ciclo.
A questo obiettivo primario ai fini della riduzione a monte della produzione
dei rifiuti, si deve accompagnare un impegno da parte delle istituzioni
sulle altre fasi e problematiche del ciclo rifiuti. Vanno compresi nel
tema anche accordi con il sistema delle imprese, finalizzati all'effettivo
riutilizzo dei materiali raccolti. In questo quadro il governo deve
provvedere alla realizzazione completa degli accordi di programma previsti
nel Decreto Ronchi.
Il riciclo deve essere formalmente riconosciuto anche sul piano giuridico
per il contributo importante che offre sia al risparmio energetico che
all'effettiva riduzione dei gas serra: in questo contesto vanno previsti
eco-incentivi specifici, ad esempio attraverso l'istituzione dei certificati
bianchi per la riduzione ed il riciclaggio dei rifiuti (risparmio di
materia/energia e riduzione di gas serra) che potrebbero essere gestiti
dal Conai (Consorzio nazionale imballaggi).
Bloccare
subito la politica dell'incenerimento.
Una politica rivolta alla prevenzione -riduzione, raccolta differenziata
domiciliare e trattamento dei rifiuti (allo scopo del recupero di materia)
si pone, di fatto, in competizione con la scelta dell'inceneritore.
Perciò vanno aboliti tutti gli incentivi (Cip6 o certificati
verdi) all'incenerimento dei rifiuti, anche se finalizzato al "recupero"
energetico in cogenerazione.
Tali impianti, infatti, hanno bisogno di un continuo apporto di rifiuti
combustibili da smaltire
per garantire la resa e la continuità del loro funzionamento,
e questo contrasta oggettivamente con le politiche di riduzione a monte
come sopra delineate.
Va quindi bloccata a livello nazionale la costruzione e l'ampliamento
di nuovi impianti di
incenerimento.
Formazione
e partecipazione: nuovi posti di lavoro e democrazia.
Infine vanno mobilitate alcune risorse "immateriali" decisive
per una buona riuscita del progetto: informazione, formazione e partecipazione.
Appare necessario che le Istituzioni ad ogni livello, dal Governo agli
Enti locali, s' impegnino in una campagna formativa ed informativa destinata
agli studenti della scuola pubblica di ogni ordine e grado, e più
in generale ai cittadini, sui piani di riduzione dei rifiuti, di raccolta
differenziata domiciliare, sul riuso dei rifiuti, sul concetto di sostenibilità,
svolta utilizzando le competenze degli esperti, della società
civile e delle associazioni.
La prospettiva rifiuti zero secondo le fasi sopra delineate può
realizzarsi solo attraverso la partecipazione consapevole e responsabile
dei cittadini nei processi decisionali e nella concreta attuazione del
progetto.
La stessa raccolta domiciliare di qualità, inoltre, presuppone
un diverso ruolo degli stessi operatori ecologici, investiti di nuove
competenze e responsabilità.
Una politica di gestione dei rifiuti, del risparmio energetico e di
materiali, del riciclo e riuso, l'incentivazione di meccanismi di condivisione
collettiva di responsabilità e di profitti contribuirà
a rafforzare il tessuto economico locale e influirà positivamente
sulla creazione di nuovi posti di lavoro.
Documento
a cura del Coordinamento dei Comitati per la difesa delle valli del
Metauro, Cesano e Candigliano.
gennaio 2007