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	<title>comitatinrete.it &#187; italia nostra</title>
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	<description>Archivio del coord. comitati delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano</description>
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		<title>IL CONSIGLIO DI STATO ANNULLA GLI ATTI DELLA PROVINCIA SULLA CAVA DEL BIFOLCO DI PERGOLA</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/il-consiglio-di-stato-annulla-gli-atti-della-provincia-sulla-cava-del-bifolco-di-pergola.html</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 12:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[italia nostra]]></category>
		<category><![CDATA[notizie locali]]></category>
		<category><![CDATA[piano cave]]></category>
		<category><![CDATA[vertenze legali]]></category>
		<category><![CDATA[cava del bifolco sentenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> 
Finalmente la vicenda della cava del Bifolco ha visto il pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, che ha decretato l’annullamento degli atti posti in essere dalla Provincia di Pesaro,  che aveva, dapprima previsto il bacino estrattivo di Bellisio in violazione del Piano Cave Regionale, e poi aveva emesso parere positivo di valutazione di impatto ambientale e rilasciato contestuale autorizzazione paesaggistica.</p>
<p>Quando si vede la fine di una vicenda  la valutazione della stessa non può, tuttavia, fermarsi  soltanto al risultato finale, ma occorre  sempre ricordare  il punto di partenza; diversamente si rischia di cavalcare unicamente la vittoria.</p>
<p>Non si può,  invero, dimenticare che, quando il Comitato di Bellisio  chiese  aiuto alla  RETE DEI COMITATI che si stava occupando di varie vicende ambientali, tutte le forze politiche in campo, affermavano  che non vi era ormai più nulla da fare.</p>
<p>Con il  metodo  – collaudato nella nota vicenda Schieppe – basato sullo studio approfondito dei documenti si verificò che la cava <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/il-consiglio-di-stato-annulla-gli-atti-della-provincia-sulla-cava-del-bifolco-di-pergola.html">IL CONSIGLIO DI STATO ANNULLA GLI ATTI DELLA PROVINCIA SULLA CAVA DEL BIFOLCO DI PERGOLA</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/bifolco-cava.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-367" title="bifolco-cava" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/bifolco-cava-300x171.jpg" alt="" width="300" height="171" /></a><br />
Finalmente la vicenda della cava del Bifolco ha visto il <strong><span style="text-decoration: underline;">pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, che ha decretato l’annullamento degli atti posti in essere dalla Provincia di Pesaro</span></strong>,  che aveva, dapprima previsto il bacino estrattivo di Bellisio in violazione del Piano Cave Regionale, e poi aveva emesso parere positivo di valutazione di impatto ambientale e rilasciato contestuale autorizzazione paesaggistica.</p>
<p>Quando si vede la fine di una vicenda  la valutazione della stessa non può, tuttavia, fermarsi  soltanto al risultato finale, ma occorre  sempre ricordare  il punto di partenza; diversamente si rischia di cavalcare unicamente la vittoria.</p>
<p>Non si può,  invero, dimenticare che, quando il <strong>Comitato di Bellisio</strong>  chiese  aiuto alla  <strong><span style="text-decoration: underline;">RETE DEI COMITATI</span></strong> che si stava occupando di varie vicende ambientali, <span style="text-decoration: underline;">tutte </span>le forze politiche in campo, affermavano  che non vi era ormai più nulla da fare.</p>
<p>Con il  <strong>metodo  – <span style="text-decoration: underline;">collaudato nella nota vicenda Schieppe</span> – basato sullo studio approfondito dei documenti </strong>si verificò che la cava del Bifolco non solo non era prevista nel piano cave regionale, e come tale non poteva essere introdotta dalla Provincia  nel Piano Provinciale, ma, addirittura, che la Regione aveva escluso che tale area potesse divenire oggetto di escavazione.</p>
<p><strong>I risultati di tale studio vennero illustrati nel corso di una affollata riunione pubblica tenutasi a Bellisio nel cinema parrocchiale, nel corso della quale per la prima volta i cittadini divennero consapevoli di che cosa era stato autorizzato  a loro totale insaputa e si “armarono” di speranza.</strong></p>
<p>L’intervento degli amministratori di allora fu connotato da accenti al limite dello  scherno nei  confronti dei relatori, ai quali fu risposto che queste non erano dati oggettivi, seri, fondati, ma semmai mere  opinioni personali…( oggi il Consiglio di Stato ne ha riconosciuto la fondatezza !!).</p>
<p>Soltanto su pressante richiesta  del comitato, supportato dall’esperienza dei rappresentanti dei Comitati in rete, l’Amministrazione Comunale di allora, fu portata a presentare ricorso.</p>
<p>Il ricorso venne respinto dal TAR MARCHE in quanto ritenuto tardivo, poiché il Comune avrebbe dovuto, secondo il Tribunale ,  impugnare il Programma dell’attività Estrattive entro 60 giorni dalla sua emanazione e non i provvedimenti successivi relativi al progetto.</p>
<p><strong>Ora il Consiglio di Stato ha, viceversa, riconosciuto tempestivo quel  ricorso, in quanto ha stabilito, come affermato dalla difesa di ITALIA NOSTRA, che il parere della Regione Marche espresso sul Piano provinciale delle attività estrattive era subordinato ad un’ istruttoria sull’esistenza dei boschi ad alto fusto, che poteva e doveva, essere fatta soltanto in sede di progettazione.</strong></p>
<p><strong>Significativa ai fini del risultato della causa è stata la presentazione da parte di Italia Nostra della relazione tecnica sulla natura e consistenza del  bosco, dalla quale è scaturita  la verificazione disposta dal Consiglio di Stato  affidata alla  Guardia Forestale di Ancona,  che ha evidenziato anche le lacune istruttorie del procedimento.</strong></p>
<p>Siamo soddisfatti del risultato che, ancora una volta, premia il metodo  che la rete di comitati si è data in questi anni: quello di un  approfondito studio degli atti del procedimento sia sotto il profilo legale che tecnico e amministrativo.</p>
<p>Non possiamo non <strong>ringraziare, ancora una volta, la <span style="text-decoration: underline;">Soprintendenza del Paesaggio e dei Beni Culturali delle Marche</span></strong>, che non ha mai abdicato alle proprie competenze, anche al cospetto dei pronunciamenti del Ministero dell’Ambiente che tendevano a limitarne le prerogative, e che ha  svolto con fermezza e competenza  il proprio compito di  tutela  dei beni coinvolti, anche rispetto ad una Provincia che, come stigmatizzato dal Consiglio di stato, ha inteso <em>sentirla</em> in conferenza dei servizi senza riconoscerle, neanche il potere di voto, per poi ignorarne completamente il parere.</p>
<p>Ancora una volta la Soprintendenza ha rappresentato  l’unico organo che, con la professionalità che Le è propria, si è posta a tutela del paesaggio ed in generale dell’Ambiente e, in definitiva, dei diritti dei cittadini.</p>
<p>In un periodo come l’attuale, in cui il consumo del territorio nelle sue varie forme, comincia a divenire un problema  sempre più sentito,  l’operato della Soprintendenza si è   mostrato  nuovamente,  anche in tutta la sua imprescindibile rilevanza  per l’intera comunità.</p>
<p><strong>I Comitati in rete sono impegnati in altre grandi vertenze in Valle del Cesano</strong>, quali la Turbogas di Corinaldo il Maxi elettrodotto Fano – Teramo ed il parco Maxi eolico dei Piani Rotondi di Pergola; con la stessa determinazione e con il costante appoggio dei cittadini coinvolti, contiamo di condurre vittoriosamente anche tali vertenze.</p>
<p>Coordinamento dei Comitati di difesa delle Valli del Metauro, Cesano e Candigliano</p>
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		<title>Il grande amore per l&#8217;ambiente&#8230; di Matteo Ricci</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/il-grande-amore-per-lambiente-di-matteo-ricci.html</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 07:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia nostra]]></category>
		<category><![CDATA[piano cave]]></category>
		<category><![CDATA[tutela paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[italia nostra marche]]></category>
		<category><![CDATA[piano estrattivo provincia pesaro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p class="wp-caption-text">la cava di Gorgo a Cerbara</p>
<p>Il Consiglio Regionale di Italia Nostra per le Marche contesta  la scelta della Provincia di Pesaro ed Urbino, presieduta da Matteo Ricci, a favore della riapertura di tre cave da anni chiuse in zone sensibili e tutelate inserite nella RETE NATURA 2000, come ad esempio la cava di Rave della Foce di Frontone sul Monte Catria ed i siti di Ponte Alto tra Cagli e Cantiano e  Gorgo a Cerbara di Piobbico.
La loro chiusura era stata decisa dalla Regione e dalla Provincia, in base ad una programmazione rispettosa dell’ambiente e dopo anni di battaglie dei cittadini..
Ora i cavatori gentilmente ringraziano tramite Confindustria per quattro milioni di metri cubi di materiale da escavare nei prossimi anni con un guadagno di milioni e milioni di euro nelle loro tasche.
Sarebbe questa la finalità di carattere economico legata a pubblico interesse con  cui la Provincia ha motivato la riapertura delle cave che deve <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/il-grande-amore-per-lambiente-di-matteo-ricci.html">Il grande amore per l&#8217;ambiente&#8230; di Matteo Ricci</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_204" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/cava-di-Gorgo-a-Cerbara.jpg"><img class="size-medium wp-image-204" title="cava di Gorgo a Cerbara" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/cava-di-Gorgo-a-Cerbara-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">la cava di Gorgo a Cerbara</p></div>
<p>Il Consiglio Regionale di Italia Nostra per le Marche contesta  la scelta della Provincia di Pesaro ed Urbino, presieduta da Matteo Ricci, a favore della riapertura di <strong>tre cave</strong> da anni chiuse in zone sensibili e tutelate inserite nella <strong>RETE NATURA 2000,</strong> come ad esempio la cava di Rave della Foce di Frontone sul <strong>Monte Catria</strong> ed i siti di Ponte Alto tra Cagli e Cantiano e  Gorgo a Cerbara di Piobbico.<br />
La loro chiusura era stata decisa dalla Regione e dalla Provincia, in base ad una programmazione rispettosa dell’ambiente e dopo anni di battaglie dei cittadini..<br />
Ora i cavatori gentilmente ringraziano tramite Confindustria per <strong>quattro milioni di metri cubi</strong> di materiale da escavare nei prossimi anni con un guadagno di <strong>milioni e milioni di euro nelle loro tasche.<br />
</strong>Sarebbe questa la<strong> finalità di carattere economico legata a pubblico interesse </strong>con  cui la Provincia ha motivato la riapertura delle cave che deve essere finalizzata, per legge, solo al “<strong>recupero ambientale</strong>”?</p>
<p> La stessa Regione Marche, in un contributo istruttorio, ha affermato che la variante al Piano Estrattivo della provincia di Pesaro ed Urbino comporta ”<strong>significativi effetti su diversi aspetti ambientali e principalmente sulle componenti ecologiche e paesaggistiche</strong>” quali perdita definitiva di habitat naturali e di specie, inquinamento acustico, vibrazioni, inquinamento atmosferico con polveri e gas, sversamenti nel suolo ed in torrenti e fiumi, inquinamento da traffico di trasporto inerti, allontanamento definitivo di  fauna, distruzione di una sorgente sulfurea, tanto da  imporre misure di mitigazione, compensazione e prescrizione.</p>
<p> Risibile è quindi  la motivazione della Confindustria  che  la ripresa della attività estrattiva servirà “ad ottenere un recupero dei siti ed una successiva loro riqualificazione”, dopo che gli stessi saranno stati distrutti dai cavatori.<br />
<strong>Siamo di fronte a dichiarazioni false e  demagogiche.</strong></p>
<p> E’ evidente come la Provincia di Pesaro sia stata più sensibile agli interessi economici dei cavatori che dei cittadini che si ritroveranno, nelle aree interessate,  a convivere con la esplosione delle mine, con il traffico inquinante dei mezzi di trasporto, con la polvere, con l’inquinamento atmosferico, i rumori etc.</p>
<p><strong> </strong><strong>Ma tutti i cittadini della Marche saranno meno ricchi perché così viene ulteriormente colpito il patrimonio ambientale marchigiano, alla faccia della tanto conclamata green economy!</strong></p>
<p><strong> Italia Nostra Marche</strong></p>
<p>Ancona, 7 ottobre 2010</p>
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