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	<title>comitatinrete.it &#187; nocività</title>
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	<description>Archivio del coord. comitati delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano</description>
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		<title>-Svenduti per 30 denari:  le maxi antenne per la telefonia e il Piano Italia a 5G</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Lo sappiamo bene: la trasmissione dei dati è l’affare del ventennio.
Oggi viviamo di connessioni, e di eccesso di connessioni dovuto alla creazione di nuovi bisogni. È il grande affare dell’ ‘Internet delle cose’, che prevede che ogni persona, ogni oggetto, ogni casa, sia avvolta da una rete 5G per controllare e gestire tutto: dalla partita di calcio sul telefonino  ai dati sul numero dei bucati alla temperatura del frigorifero, alle nostre pulsazioni cardiache.
A prescindere dalla critica al lato strategico generale, e di quello finanziario che prevede l’impiego di enormi quantità di denaro pubblico per sostenere la rete BUL (Banda Ultra Larga), che vuole connetterci tutti al minimo di100 Mbps uguali a 12,5 MB/s (e ad 1 GB nel futuro) il problema è la salute pubblica.
Il controllo sulle radiofrequenze GSM, 3G, 5G sia affidato in Europa ad una normativa cui l’Italia ha inteso “allinearsi” con l’art. 10 della Legge 30 dicembre 2023, n. 214. L’articolo di <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/svenduti-per-30-denari-le-maxi-antenne-per-la-telefonia-e-il-piano-italia-a-5g.html">-Svenduti per 30 denari:  le maxi antenne per la telefonia e il Piano Italia a 5G</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/tabella-piano-italia-5-g-pag-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1072" alt="tabella-piano-italia-5-g-pag-4" src="https://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/tabella-piano-italia-5-g-pag-4-300x188.jpg" width="300" height="188" /></a></p>
<p>Lo sappiamo bene: la trasmissione dei dati è l’affare del ventennio.<br />
Oggi viviamo di connessioni, e di eccesso di connessioni dovuto alla creazione di nuovi bisogni. È il grande affare dell’ ‘Internet delle cose’, che prevede che ogni persona, ogni oggetto, ogni casa, sia avvolta da una rete 5G per controllare e gestire tutto: dalla partita di calcio sul telefonino  ai dati sul numero dei bucati alla temperatura del frigorifero, alle nostre pulsazioni cardiache.<br />
A prescindere dalla critica al lato strategico generale, e di quello finanziario che prevede l’impiego di enormi quantità di denaro pubblico per sostenere la rete BUL (Banda Ultra Larga), che vuole connetterci tutti al minimo di100 Mbps uguali a 12,5 MB/s (e ad 1 GB nel futuro) il problema è la salute pubblica.<br />
Il controllo sulle radiofrequenze GSM, 3G, 5G sia affidato in Europa ad una normativa cui l’Italia ha inteso “allinearsi” con l’art. 10 della Legge 30 dicembre 2023, n. 214. L’articolo di legge ha stabilito l’adeguamento dei limiti dei campi elettromagnetici<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> che in precedenza vedeva prescritto un limite di 6volt/metro nell’ambiente umano, e di 2watt/Kg per il corpo umano, <b>questi limiti sono stati quasi triplicati</b>, da 6v /metro a 15v /metro.<br />
Il problema è che <b>alcuni rischi, non ancora sufficientemente studiati, non possono essere mitigati dal comportamento umano</b>. Possiamo cioè evitare di tenere attaccato al corpo un telefonino e possiamo abbassare la soglia di uso del wi-fi nel nostro ambiente domestico e di lavoro ma…se sul territorio vengono installate più antenne emittenti radiofrequenze, e vengono installate nei centri abitati, niente impedirà che delle persone siano irradiate stabilmente con frequenze di vario tipo (perché di solito le antenne portano più emettitori) e che quindi la loro sorte sia quella di essere cavie da laboratorio in vista di futuri studi sulla nocività delle radiazioni non ionizzanti per lunghe durate.<br />
Gli studi sul tema vengono commissionati di malavoglia, <b>perché l’imperativo commerciale prevede finanziamenti alla fibra ma anche alle antenne</b>. Non è bastato cioè l’ingente finanziamenti per la BUL<a title="" href="#_ftn2">[2]</a> via cavo che ha fatto sì che tutti possano ricevere dati ad alta velocità, anche nelle campagne, tramite fibra ottica, e che i dati 5G possano viaggiare tramite una serie di piccoli ripetitori: le holdings della telefonia vogliono il 5G e altissime velocità <b>anche per la rete mobile per ogni centimetro di terreno incolto esistente.</b><br />
E quando mancano gli accordi coi Comuni per installare antenne importanti per emissione e stazza, <b>trovano disponibili le Diocesi e l’Istituto per il sostentamento del clero<a title="" href="#_ftn3"><b>[3]</b></a></b>. Questo significa, a dispetto della retorica della enciclica Laudato Sii, che nessun cittadino viene avvisato preventivamente dalle Diocesi dell’installazione delle antenne a fianco delle loro case, come è successo, tra i tanti casi, agli abitanti di <b>un piccolo quartiere di San Giorgio di Pesaro (Terre Roveresche), in provincia di Pesaro e Urbino</b>.<br />
La ditta FiberCop infatti, non trovando forse per ostacoli di natura paesaggistica (e per principio di precauzione?) dei Comuni in loco un placet per installare, ha presentato al SUAP locale la pratica per l’installazione di una antenna (alta in totale 35 metri) su un terreno affittato dall’Istituto diocesano della Diocesi di Fano-Pergola-Fossombrone, <b>con impatto diretto in una area con 26 edifici</b>. Il parroco ne era al corrente? Ed ha avvisato i cittadini di questa novità nella sua omelia domenicale? Non pare, visto che proprio di recente, il 25 settembre, il Sindaco del luogo ha dovuto indire un incontro cittadino per mettere al corrente della prevista installazione e informare sulla pratica (antenna per frequenze LTE 811 e 1830 Mhz, 5G 778, 3800, 3560 Mhz).<br />
Pare quasi una comica leggere il programma ministeriale per la Banda ultralarga-BUL, che presenta il piano come necessario per “la coesione sociale”, e <b>vedere poi il gioco della scopa di queste antenne, che nessuno ovviamente vuole di fronte a casa propria, non essendoci alcuna certezza che non causino problemi sia tecnici che di salute</b>.<br />
Quali certezze hanno i cittadini rispetto a ciò? Nessuna. Già qualche tempo fa i giornalisti di Report (gennaio 2023, inchiesta “Segnali divini”)<a title="" href="#_ftn4">[4]</a> avevano portato alla luce il fenomeno dell’uso dei terreni delle diocesi per portare nelle città le antenne per smartphone e per la nuova Internet of Things, e non era stata una buona novella. Ancora prima, unico fra tanti, lo stesso programma di inchiesta (puntata del 26 novembre 2018)<a title="" href="#_ftn5">[5]</a> aveva intervistato i pochi esperti di radioemissioni e capire quale era il limite per la salute all’irraggiamento di queste frequenze. La scoperta era stata che per i telefoni cellulari i limiti prescritti erano spesso superati, e di molto, con l’uso massiccio e ravvicinato di molto dispositivi, e che erano dimostrati danni alla salute di vario tipo per le radiofrequenze. Veniva citato per l’uso dei cellulari uno studio dell’istituto federale NTP Usa e per le antenne radio quello sull’irraggiamento costante a 1800 Mhz dell’italiano Istituto Ramazzini, la cui direttrice di ricerca, dott. Fiorella Belpoggi, <b>sottolineava che il pericolo era “basso, ma con una diffusione su milioni di persone</b>”.<br />
L’ISDE, Medici per l’ambiente, in un comunicato dal titolo significativo “<i>Il Parlamento aumenta i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici: un favore agli operatori telefonici stranieri e contro la salute pubblica</i>” ribadiva nel gennaio 2024: …”<i>le proprie preoccupazioni in merito all’approvazione dell’articolo 10 del DDL Concorrenza che prevede l’innalzamento dell’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza (CEMRF) da 6 a 15 V/m(volt/metro)” </i>e chiedeva che “<i>nel contempo la modalità di misurazione di tale valore, che attualmente avviene come media su 24 ore, torni ad essere svolta come media nei 6 minuti nelle ore di maggiore traffico telefonico “.<a title="" href="#_ftn6"><b>[6]</b></a></i>Denunciando anche gli stratagemmi di legge usati per privare i cittadini di ogni possibile difesa dalle ‘<b>antenne obbligate</b>’ in quanto considerate opere di urbanizzazione primaria.<a title="" href="#_ftn7">[7]</a><br />
Per<b> quale scopo di reale pubblica utilità gli abitanti nei pressi di antenne</b> come quella citata dovrebbero evitare di “sostare più di 4 ore ai piano alti degli edifici”? Se osserviamo la mappa di quel territorio presente sul sito BUL, vediamo nella ‘Mappa delle aree (pixel) non servite o servite con velocità di picco inferiore a 30Mbit/s al 2026’<a title="" href="#_ftn8">[8]</a> che la zona presenta poche zone scoperte, e quindi pochissima popolazione, che non sia <b>servita in rete mobile ad almeno 30Mbps</b>.<br />
Se osserviamo la mappa del Catasto RF Marche gestito da Arpam<a title="" href="#_ftn9">[9]</a> egualmente notiamo che <b>nei pressi dei centri abitati e lungo le arterie stradali esiste anche in quella zona già una poderosa serie di antenne e che la rete 5G è già presente lungo tutte le direttrici stradali</b>.<br />
Per la rete a banda ultra larga in fibra erano già stati spesi una enormità di soldi: solo 725 milioni di euro per collegare in fibra ottica, tra loro, <b>11mila antenne radiomobili 5G (PNRR)</b>, inoltre il Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 vedeva approvata dal CIPE nel 2015, la somma in fondi strutturali di 2 miliardi e altri 4,9 miliardi da altre fonti statali, per la banda a 30 Mbps minimo e a 100 Mbps nelle aree nelle quali fossero già presenti almeno uno o due operatori privati.<br />
Il limite tra incentivo alla vendita di servizi del privato e servizio pubblico (che si suppone parta da una richiesta di servizio dei cittadini) è molto vago. Queste necessità sono legate a piani di trasformazione della società attraverso reti digitali sempre più invasive, tanto da essere già proiettate per il futuro verso connessioni a ben 1 Giga…con finanziamenti per un appalti a privati per un ammontare complessivo da PNRR, già stabilito nel 2021, di 3,8 miliardi di euro<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>.<br />
Riassumendo, il Piano Italia 5G stabilisce che gli investimenti pubblici vadano concentrati nelle aree in cui le prestazioni delle <b>reti mobili</b> non raggiunga velocità in download di almeno 30 Mbps (una velocità quindi di 3,75 MB al secondo), si badi bene, nelle condizioni di punta del traffico in rete. A cosa serve tutta questa banda in rete mobile? Per i nostri Governi si tratta della “<i>condizione minima necessaria per soddisfare, nel breve periodo, il fabbisogno di connettività mobile per l’effettiva fruizione da parte di tutti gli utenti dei molteplici servizi e applicazioni resi disponibili con la tecnologia 5G</i>”.<br />
Gli <b>ambiti applicativi del 5G, molti dei quali assolutamente legati alla creazioni di un bisogno commerciali</b>, sono: veicoli costantemente connessi, veicoli autonomi, robot, monitoraggio da remoto, realtà aumentata, operazioni da remoto, sorveglianza e sicurezza.<br />
Questi ambiti richiedono l’uso di antenne per la telefonia mobile solo se, appunto, si spostano sul territorio e considerando che ogni minimo fazzoletto di terreno, anche un bosco o un anfratto roccioso, debba essere raggiunto da 5 tacche 5G.</p>
<div>articolo tratto da <a href="http://rimarchevole.wordpress.com" target="_blank">Rimarchevole blog</a><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> “i valori di attenzione …sono in via provvisoria e cautelativa fissati a un valore pari a 15 V/m, per quanto attiene all&#8217;intensità di campo elettrico E, a un valore pari a 0,039 A/m, per quanto attiene all&#8217;intensità di campo magnetico H, e a un valore pari a 0,59 W/m², per quanto attiene alla densità di potenza D. “</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> https://bandaultralarga.italia.it/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/04/24/campanili-il-grande-affare-per-la-chiesa-delle-antenne-telefoniche/7140474/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Segnali-divini-929a52d8-43d7-4d57-a203-7b7a16fa7392.html</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Onda-su-onda-de576424-57d1-432a-98ab-fadc21d68ae4.html</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> https://www.isdenews.it/il-parlamento-aumenta-i-limiti-di-esposizione-ai-campi-elettromagnetici-un-favore-agli-operatori-telefonici-stranieri-e-contro-la-salute-pubblica/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> https://www.isdenews.it/elettromagnetismo-le-leggi-hanno-smontato-la-protezione-per-i-cittadini/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> https://bandaultralarga.italia.it/mappa/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> https://www.arpa.marche.it/radiazioni-non-ionzzanti/catastorf</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> https://innovazione.gov.it/dipartimento/focus/piano-italia-a-1-giga/</p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>-L&#8217;ISDE scrive ai sindaci sul Glifosato</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/lisde-scrive-ai-sindaci-sul-glifosato.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 13:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal sito di ISDE Medici per l&#8217;ambiente apprendiamo che: :</p>
<p>Il Presidente di Isde Italia, Roberto Romizi, ha scritto ai Sindaci italiani alla luce dei risultati di studi recentemente pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali, che confermano i gravissimi danni indotti dal glifosato.</p>
<p>Come è noto, gli studi sperimentali, quando ben condotti, costituiscono un’importantissima fonte di informazioni attendibili. Tale fonte viene utilizzata da sempre nel mondo scientifico per dimostrare gli effetti di un agente fisico (ad esempio radiazioni) o chimico, per comprenderne i meccanismi di danno e adottare politiche precauzionali possibilmente prima che siano rilevati gli stessi danni nella popolazione.</p>
<p>Qui il link alla lettera inviata:
Ultimi studi pubblicati sugli effetti tossici del glifosato e richiesta di azioni urgenti</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito di ISDE Medici per l&#8217;ambiente apprendiamo che: :</p>
<p>Il Presidente di Isde Italia, Roberto Romizi, ha scritto ai Sindaci italiani alla luce dei risultati di studi recentemente pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali, che confermano i gravissimi danni indotti dal glifosato.</p>
<p>Come è noto, gli studi sperimentali, quando ben condotti, costituiscono un’importantissima fonte di informazioni attendibili. Tale fonte viene utilizzata da sempre nel mondo scientifico per dimostrare gli effetti di un agente fisico (ad esempio radiazioni) o chimico, per comprenderne i meccanismi di danno e adottare politiche precauzionali possibilmente prima che siano rilevati gli stessi danni nella popolazione.</p>
<p>Qui il link alla lettera inviata:<br />
<a href="https://www.isdenews.it/isde-italia-scrive-ai-sindaci-sul-glifosato/" target="_blank">Ultimi studi pubblicati sugli effetti tossici del glifosato e richiesta di azioni urgenti</a></p>
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		<item>
		<title>-Primavera color ruggine, i rischi dell&#8217;uso del glifosato come erbicida</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/primavera-color-ruggine-i-rischi-delluso-del-glifosato-come-erbicida.html</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 08:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Nel 2015 Art32 aveva organizzato un incontro riguardante il legame tra Agricoltura e Salute, con la partecipazione del prof. Gianni Tamino, della dott.ssa Patrizia Gentilini e del prof. Fabio Taffetani.
A distanza di dieci anni purtroppo poco è cambiato rispetto all’uso di erbicidi tossici nelle nostre campagne e  anche in aree pubbliche. Ciò anche se si registra invece un positivo aumento delle aree coltivate con metodi biologici, che nelle Marche supera il 26%.
Nonostante le evidenze scientifiche insomma si continuano ad usare metodi che peggiorano la salubrità del suolo, delle acque e dell’aria.
Agente Arancio,  chiamavano così negli anni Sessanta quando veniva sparso in Vietnam dall’esercito Usa per “defoliare” le foreste. L’effetto “arancio” è anche quello di un erbicida “non selettivo”, cioè che uccide ogni pianta che trova, il Glifosato, purtroppo ancora in uso anche nelle campagne italiane. Avrete notato anche voi in questi giorni alcuni campi completamente color arancio o ruggine, ed anche scarpate e cigli stradali. <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/primavera-color-ruggine-i-rischi-delluso-del-glifosato-come-erbicida.html">-Primavera color ruggine, i rischi dell&#8217;uso del glifosato come erbicida</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/glifosato-erbicida-tossico.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1062" alt="Use of Herbicides in Switzerland Einsatz von Herbiziden" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/glifosato-erbicida-tossico-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Nel 2015 Art32 aveva organizzato <a href="http://www.art32onlus.it/2015/03/14/registrazione-video-dellincontro-su-agricoltura-e-salute/">un incontro</a> riguardante il legame tra Agricoltura e Salute, con la partecipazione del prof. Gianni Tamino, della dott.ssa Patrizia Gentilini e del prof. Fabio Taffetani.<br />
A distanza di dieci anni purtroppo poco è cambiato rispetto all’uso di erbicidi tossici nelle nostre campagne e  anche in aree pubbliche. Ciò anche se si registra invece un positivo aumento delle aree coltivate con metodi biologici, che nelle Marche supera il 26%.<br />
Nonostante le evidenze scientifiche insomma si continuano ad usare metodi che peggiorano la salubrità del suolo, delle acque e dell’aria.<br />
Agente Arancio,  chiamavano così negli anni Sessanta quando veniva sparso in Vietnam dall’esercito Usa per “defoliare” le foreste. L’effetto “arancio” è anche quello di un erbicida “non selettivo”, cioè che uccide ogni pianta che trova, il Glifosato, purtroppo ancora in uso anche nelle campagne italiane. Avrete notato anche voi in questi giorni alcuni campi completamente color arancio o ruggine, ed anche scarpate e cigli stradali. L’intento di chi lo irrora è “sterminare” qualsiasi presenza vegetale sui terreni, prima di lavorarli, l’effetto è quello di inquinare in maniera persistente il terreno, che poi arando manda l’erbicida velenoso anche in profondità, oltre a uccidere anche la micro fauna, insetti e altri animali benefici per l’ecosistema.<br />
Sulla nocività del Glifosato si è pronunciata di recente la Agenzia Internazionale di ricerca sul cancro, inserendolo tra i “probabili cancerogeni”, eppure, evidentemente per motivi di mercato e di lucro da parte di chi lo produce e di chi lo usa per risparmiare forza lavoro, la Commissione europea ne ha autorizzato la produzione ancora per dieci anni. ciò anche se la <a href="https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/glyphosate" target="_blank">agenzia EFSA</a> ne aveva già segnalato la pericolosità per organisni acquatici e tossicità per le persone. Eppure dati sulla cancerogenicità ci sono, tanti. Qui il <a href="https://www.raiplay.it/video/2024/01/Glifosato-un-rischio-per-la-salute---Mi-manda-Raitre-14012024-55ac776f-0d69-4ada-9d67-fd585aa2c988.html" target="_blank">servizio di inchiesta Rai</a> Mi manda Rai Tre del 2024 che ne spiega i rischi.<br />
Il WWF Italia ha pubblicato lo scorso anno un dettagliato report sui rischi del glifosato segnalando anche la denuncia del consorzio europeo PAN (<em>Pesticide Action Network Europa</em>) che ha portato in tribunale la Bayer (che produce l’erbicida Roundup) per non aver presentato la giusta documentazione nella richiesta di approvazione all’utilizzo del Glifosato.<br />
Cosa succede nel nostro territorio? Il Glifosato oltre a essere usato sulle massicciate ferroviarie è stato usato anche da Anas, suscitando molte proteste. Purtroppo di recente alcune amministrazioni pubbliche hanno iniziato a riutilizzarlo, senza considerare i rischi per la salute, per diserbare a costi minori del diserbo manuale (ma quanto minori? e il costo per la salute e per la biodiversità?).<br />
Il Comune di Barchi, ora Terre Roveresche, nel 2009, aveva emesso una <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/ORDINANZA-N.-1-DEL-2009.pdf" target="_blank">ordinanza </a>che prescriveva per l’uso di erbicidi una distanza di 100 metri dalle abitazioni, delibera che risulta poi revocata dalla stessa Giunta di allora, e che comunque non era sufficiente a garantire sicurezza ai cittadini dal rischio di inalare, ingerire, venire a contatto con gli erbicidi. In questi giorni notiamo l’uso del Glifosato in zone che ne amplificano il danno, come terreni sulle sponde del fiume Metauro ed affluenti, od aree pubbliche come i nostri giardini comunali.<br />
Di fronte alla <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/pesticidi-e-ora-di-cambiare.html" target="_blank">palese tossicità dell’erbicida </a>è dovere e diritto dei cittadini chiedere alle Amministrazioni pubbliche di attivarsi per  il rispetto della salute e dell’ecosistema. In attesa che l’UE si decida e emettere il previsto divieto d’uso, iniziamo un percorso di divieto dell’uso di questa e di altri pesticidi ed erbicidi, a partire dal divieto assoluto d’uso nei pressi di abitazioni, giardini, corsi d’acqua, con un margine che non sia ridicolo e tenga conto della volatilità della sostanza, consultando gli scienziati che si occupano di nocività quali ad esempio Medici per l’ambiente-ISDE.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>- Trivelle in Adriatico: mobilitiamoci, di nuovo.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 14:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
Non sono bastati un referendum regionale e una raccolta di firme nazionale per fermare la corsa agli idrocarburi in Adriatico&#8230;rilanciamo la notizia della nuova mobilitazione dei cittadini sulle coste.</p>
<p>BARI &#8211; Trivelle nel mare Adriatico: domenica 8 aprile otto flash-mob saranno messi in atto dagli attivisti di diverse associazioni in cinque regioni adriatiche, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. L&#8217;iniziativa &#8211; informa una nota &#8211; è stata decisa &#8220;per dire no alla deriva petrolifera e ai progetti di prospezione con air gun&#8221; approvati dal ministero dell&#8217;Ambiente e in via di autorizzazione definitiva da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
Gli ambientalisti, dopo l&#8217;esito sfavorevole dei ricorsi al Consiglio di Stato, rilanciano quindi la lotta con un evento che si terrà in contemporanea in Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia con appuntamenti a Rimini, Ancona, S.Benedetto del Tronto, Giulianova, Pescara, Vasto, Termoli e Bari. L&#8217;air gun &#8211; viene evidenziato &#8211; &#8220;è una tecnica di ricerca di <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivelle-in-adriatico-mobilitiamoci-di-nuovo.html">- Trivelle in Adriatico: mobilitiamoci, di nuovo.</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/trivelle_aprile018.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-994" alt="Trivelle nel mare Adriatico, domenica 8 aprile 8 flash-mob in 5 regioni" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/trivelle_aprile018.jpg" width="502" height="293" /></a><br />
Non sono bastati un <a title="Il 17 aprile tutti al referendum:" href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/il-17-aprile-tutti-al-referendum.html"><strong>referendum regionale</strong></a> e una raccolta di firme nazionale per fermare la corsa agli idrocarburi in Adriatico&#8230;rilanciamo la notizia della nuova mobilitazione dei cittadini sulle coste.</p>
<p>BARI &#8211; Trivelle nel mare Adriatico: domenica 8 aprile otto flash-mob saranno messi in atto dagli attivisti di diverse associazioni in cinque regioni adriatiche, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. L&#8217;iniziativa &#8211; informa una nota &#8211; è stata decisa &#8220;per dire no alla deriva petrolifera e ai progetti di prospezione con air gun&#8221; approvati dal ministero dell&#8217;Ambiente e in via di autorizzazione definitiva da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Gli ambientalisti, dopo l&#8217;esito sfavorevole dei ricorsi al <b>Consiglio di Stato</b>, rilanciano quindi la lotta con un evento che si terrà in contemporanea in Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia con appuntamenti a Rimini, Ancona, S.Benedetto del Tronto, Giulianova, Pescara, Vasto, Termoli e Bari. L&#8217;air gun &#8211; viene evidenziato &#8211; &#8220;è una tecnica di ricerca di idrocarburi estremamente dannosa per la fauna marina, come dimostrato da decine di studi, a partire dagli effetti negativi su cetacei, pesci e tartarughe. Uno dei più recenti ha confermato che durante le violente esplosioni di aria compressa si aprono &#8220;buchi&#8221; di zooplancton, la base della catena alimentare del mare, a destra e a sinistra per 1,2 km&#8221;.</p>
<p>Lo stesso ministero dell&#8217;Ambiente nei decreti favorevoli di Valutazione di Impatto Ambientale &#8220;ha ammesso il potenziale impatto dei progetti, imponendo un limite di ben 100 km tra due barche qualora impegnate ad usare l&#8217;air gun in contemporanea&#8221;. <b>Complessivamente in questi anni il ministero dell&#8217;Ambiente ha emanato 9 provvedimenti di V.I.A. favorevoli all&#8217;uso dell&#8217;air gun in Adriatico su 11 zone</b>: &#8220;su alcune aree &#8211; si sottolinea &#8211; si potrà passare con l&#8217;air gun due volte, nel mare davanti alle Marche, o addirittura tre, davanti alla Puglia&#8221;.</p>
<p>Le associazioni che hanno aderito alle iniziative che si terranno l&#8217;8 aprile sono: Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua, Coordinamento Nazionale No Triv, Coordinamento No Hub del gas &#8211; Abruzzo, Greenpeace, Comitato di Quartiere Annunziata di Giulianova, Pescara 2.0, Gruppo No Triv di S.Salvo, Gruppo No Triv Terra di Bari, Trivelle Zero Marche, Trivelle Zero Molise, Associazione Ambiente e Salute nel Piceno, Rete Associazioni Tutela del Mare S.O.S. ADRIATICO Rimini.</p>
<p>ANSA, 8 aprile 2918.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Oltre 100 persone hanno partecipato all’iniziativa lanciata dalla rete Trivelle Zero Marche per rivendicare il diritto a un mare pulito e a un modello di sviluppo sostenibile.</p>
<p>Oggi, domenica 8 aprile sulla spiaggia di Palombina Nuova (AN) in contemporanea a svariate città della costa adriatica, cittadini, associazioni e comitati si sono mobilitati per prendere parola contro la politica energetica imposta dallo “Sblocca Italia” che punta ancora su un passato fondato sull’estrazione di petrolio e di gas.</p>
<p>Questo mentre il mondo sta puntando, anche se faticosamente, verso l’inevitabile passaggio alle energie rinnovabili, al risparmio energetico e al rispetto degli ecosistemi. Appare quindi ancora più folle ostinarsi nella ricerca di idrocarburi nell&#8217;Adriatico dove notoriamente i giacimenti sono scarsi e di bassissima qualità mentre lo scempio dei territori e gli elevati rischi ambientali ricadono sulle spalle di chi i territori li abita.<br />
Come se non bastasse le ricadute economiche dall’estrazione di gas e petrolio sono ad appannaggio esclusivo delle grandi multinazionali dell’energia perché in Italia le corporations non pagano royalties sullo sfruttamento di queste risorse naturali.</p>
<p>Il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha assestato un duro colpo alle istanze ecologiste di queste zone dando di fatto il via libera alla ricerca di idrocarburi in mare con il metodo dell&#8217;airgun, una tecnica che consiste nel bombardare i fondali marini con potenti detonazioni che hanno pesanti ricadute sulla flora e fauna marina.<br />
E tutto questo solamente per cercare gli idrocarburi… neanche per estrarli!</p>
<p>Da tre anni la rete Trivelle Zero Marche dà battaglia ai signori del petrolio e continuerà a farlo anche contro il progetto pesarese “Bianca Luisella”, che dietro un nome rassicurante cela l&#8217;imminente approvazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico di nuove trivelle in mare e nuovi gasdotti.<br />
Oggi come ieri ci opporremo ad ogni nuovo mostro ecologico, difenderemo le nostre coste e spingeremo perchè a decidere sui territori siano coloro che li abitano.<br />
da<a href="http://www.inventati.org/trivellezeromarche/" target="_blank"> <b>Trivelle Zero Marche</b></a></p>
<p>Da <a href="https://www.vivereancona.it/2018/04/09/non-si-pesca-petrolio-nel-nostro-mare-liniziativa-di-trivelle-zero-marche-a-palombina/">https://www.vivereancona.it/2018/04/09/non-si-pesca-petrolio-nel-nostro-mare-liniziativa-di-trivelle-zero-marche-a-palombina/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>-Per un Atto di impegno dei candidati a Sindaco dei nuovi Comuni</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/per-un-atto-di-impegno-dei-candidati-a-sindaco-dei-nuovi-comuni.html</link>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2017 07:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[appelli e sottoscrizioni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Atto di impegno dei candidati a Sindaco del nuovo Comune “Terre Roveresche” e del nuovo Comune “Colli al Metauro”: ambiente e partecipazione dei cittadini.</p>
<p>Gentili candidati, come forse saprete il Coordinamento dei comitati ha costituito negli scorsi anni un punto di incontro di tante realtà locali e cittadini in attività per la salvaguardia dell’ecosistema di alcune zone a rischio, e per il focus sul rapporto tra salute dei cittadini e nocività ambientali. Per questo anche oggi proponiamo ai candidati sindaci e a tutti i rappresentanti in lista per la prossima tornata elettorale locale un Atto di impegno che metta al centro dell’attenzione questi temi, e li associ all’imprescindibile laboratorio di democrazia che ci auguriamo si attui all’interno di queste nuove realtà amministrative: il lavoro per rendere gli abitanti cittadini e non sudditi.
Per questo chiediamo ai candidati di esprimersi pubblicamente, in modo da rendere noto il loro impegno a:</p>

Perseguire la tutela ambientale e delle risorse naturali. Ciò <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/per-un-atto-di-impegno-dei-candidati-a-sindaco-dei-nuovi-comuni.html">-Per un Atto di impegno dei candidati a Sindaco dei nuovi Comuni</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/calamio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-965" alt="calamio" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/calamio.jpg" width="463" height="410" /></a></p>
<p><b>Atto di impegno dei candidati a Sindaco del nuovo Comune “Terre Roveresche” e del nuovo Comune “Colli al Metauro”: ambiente e partecipazione dei cittadini.</b></p>
<p>Gentili candidati, come forse saprete il Coordinamento dei comitati ha costituito negli scorsi anni un punto di incontro di tante realtà locali e cittadini in attività per la salvaguardia dell’ecosistema di alcune zone a rischio, e per il focus sul rapporto tra salute dei cittadini e nocività ambientali. Per questo anche oggi proponiamo ai candidati sindaci e a tutti i rappresentanti in lista per la prossima tornata elettorale locale un Atto di impegno che metta al centro dell’attenzione questi temi, e li associ <span style="text-decoration: underline;">all’imprescindibile laboratorio di democrazia </span>che ci auguriamo si attui all’interno di queste nuove realtà amministrative: il lavoro per rendere gli abitanti cittadini e non sudditi.<br />
Per questo chiediamo ai candidati di esprimersi pubblicamente, in modo da rendere noto il loro impegno a:</p>
<ol>
<li>P<b>erseguire la tutela ambientale e delle risorse naturali</b>. Ciò richiede di porre in campo politiche di gestione esclusivamente pubblica dell’acqua (affinché gli utili del servizio siano reinvestiti sulla rete idrica), di riduzione dei rifiuti, riciclo e riuso dei materiali, escludendo ogni forma impropria di smaltimento (discariche e inceneritori), di risparmio energetico e sostegno esclusivo alle energie rinnovabili, quali la solare termica e fotovoltaica, la minieolica, la mini-idroelettrica, la geotermica.<br />
Nonostante che  recenti decreti governativi dispongano la costruzione nelle Marche di un inceneritore di rifiuti da 190.000 tonnellate (il che significherebbe il conferimento ad esso di ben il 35,7% dei rifiuti urbani di tutta la Regione!), la volontà ben dimostrata negli anni passati dalle nostre comunità è quella di rifiuto di qualsiasi soluzione industriale potenzialmente pericolosa per la salubrità dell’aria, oltre che per gli obiettivi del riciclo spinto di ogni tipologia di rifiuto.<br />
I nostri paesi posseggono tre valori fondamentali da difendere, tramandare e valorizzare:<br />
la campagna intesa come ambiente naturale e paesaggio, la salubrità e qualità dell’aria, del cibo e dell’acqua, l’accoglienza “paesana” &#8211; caratterizzata quindi dal silenzio, dalla vita rurale con la sua arte e artigianato e dagli habitat naturali. Le infrastrutture pubbliche e private, previste sul territorio per sopperire ad esigenze di pubblica utilità, dovranno quindi sempre migliorare quelle esistenti dal punto di vista dell&#8217;impatto ambientale, e delle conseguenze sulla salute umana e sull’ecosistema.</li>
<li>Operare fattivamente affinché nessuna installazione sia esclusa dall’acquisizione del parere popolare &#8211; in particolare <b>nell’ambito dei procedimenti di VAS, VIA, AIA, art. 12 del D.P.R. 387/2003 e s.m.i. &#8211; attraverso lo <span style="text-decoration: underline;">strumento della Conferenza dei Servizi</span></b> a cui siano sempre assicurati, da parte dei Comuni interessati dagli impatti diretto e indiretti dell’impianto dell’attività o infrastruttura, la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini.</li>
<li>Vigilare per <b><span style="text-decoration: underline;">far applicare ed applicare il “principio di concertazione” a tutti i procedimenti autorizzativi</span></b>, provvedendo in primo luogo a garantire l’informazione e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. A tal fine, nell’ambito dei procedimenti di Valutazione Ambientale Strategica, Valutazione di Impatto Ambientale, di Autorizzazione Integrata Ambientale, di Autorizzazione alla produzione di energia ex art. 12 del D.L.vo 387/2003 e s.m.i., operare affinché l’autorità competente indica inchieste pubbliche sul territorio e disponga la diffusione dell’informazione in forma pubblica, con affissione nella casa comunale, pubbliche affissioni nel comune di interesse ed in quelli interessati, pubblicazione su quotidiani e sul BUR regionale. La formazione e l’acquisizione dei pareri istruttori dovrà avvenire mediante tavoli di confronto tecnico-scientifico aventi valore procedimentale, a cui saranno ammessi tecnici ed esperti dell’autorità competente, dei servizi coinvolti (ASUR, ARPAM, ecc.), degli enti locali interessati dagli impatti diretti ed indiretti, delle associazioni e dei comitati legalmente costituiti.</li>
<li>Impegnarsi attivamente in ogni caso affinché nessuna installazione potenzialmente dannosa per la salute e l’ambiente venga autorizzata in assenza <b><span style="text-decoration: underline;">dell</span></b><b><span style="text-decoration: underline;">a valutazione di impatto sanitario.</span> </b>Ad adoperarsi affinché l’analisi dell’impatto sanitario faccia riferimento ai dati di qualità delle diverse matrici ambientali ante operam, all’epidemiologia, alle cause di malattia, invalidità e morte nel territorio di interesse, ed analizzi le conseguenze attese derivanti dall’aggiunta degli impatti indotti dall’opera proposta (scenario post operam).</li>
</ol>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Cesano, Metauro e Candigliano</p>
<p>16  maggio 2017.</p>
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		<title>Nanoparticelle e qualità dell&#8217;aria: avevamo ragione.</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/nanoparticelle-e-qualita-dellaria-avevamo-ragione.html</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2016 16:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[inceneritore biomasse schieppe]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[medici per l'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[nanoparticelle]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>
Apprendiamo dalla stampa che: &#8220;la concentrazione di “nanoparticelle” nel sangue di persone ammalate di leucemia acuta mieloide è molto più elevata rispetto a quello delle persone sane.
La scoperta è del team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti e bioingegneri (Ematologia Aormn, Università di Urbino e Arpam  Pesaro), coordinato dal dr. Giuseppe Visani della Ematologia di Pesaro e dalla Professoressa Maria Antonietta Gatti del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, che ha messo a punto una nuova tecnica diagnostica rilevando, per la prima volta in assoluto, una compromissione ambientale.
Le nanoparticelle sono dei frammenti di sostanze chimiche, quali, appunto, i metalli pesanti (piombo, rame, zinco, alluminio, eccetera), di dimensioni molto piccole, presenti nel pulviscolo ambientale che respiriamo o che ingeriamo con cibi contaminati.
Da un punto di vista medico-scientifico, la scoperta viene ritenuta di particolare rilievo.
La scoperta è stata illustrata martedì 20 dicembre prossimo durante una conferenza stampa alla presenza dei ricercatori, il dottor Giuseppe Visani, la dottoressa Antonietta Gatti <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/nanoparticelle-e-qualita-dellaria-avevamo-ragione.html">Nanoparticelle e qualità dell&#8217;aria: avevamo ragione.</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/machera_antigas.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-252" alt="maschera_antigas" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/machera_antigas.jpg" width="208" height="175" /></a><br />
Apprendiamo dalla stampa che: &#8220;la concentrazione di “nanoparticelle” nel sangue di persone ammalate di leucemia acuta mieloide è molto più elevata rispetto a quello delle persone sane.<br />
La scoperta è del team interdisciplinare composto da medici, biologi, farmacisti e bioingegneri (Ematologia Aormn, Università di Urbino e Arpam  Pesaro), coordinato dal dr. Giuseppe Visani della Ematologia di Pesaro e dalla Professoressa <strong>Maria Antonietta Gatti del laboratorio Nanodiagnostics di Modena</strong>, che ha messo a punto una nuova tecnica diagnostica rilevando, per la prima volta in assoluto, una compromissione ambientale.<br />
Le nanoparticelle sono dei frammenti di sostanze chimiche, quali, appunto, i metalli pesanti (piombo, rame, zinco, alluminio, eccetera), di dimensioni molto piccole, presenti nel <strong>pulviscolo ambientale che respiriamo</strong> o che ingeriamo con cibi contaminati.<br />
Da un punto di vista medico-scientifico, la scoperta viene ritenuta di particolare rilievo.<br />
La scoperta è stata illustrata martedì 20 dicembre prossimo durante una conferenza stampa alla presenza dei ricercatori, il dottor Giuseppe Visani, la dottoressa Antonietta Gatti e il direttore Arpam Patrizia Ammazzalorso.&#8221;</p>
<p>E&#8217; rinfrancante sapere che ora, dopo anni di battaglie contro la compromissione della qualità dell&#8217;aria sul territorio, battaglie per le quali abbiamo chiesto sostegno con dati scientifici a molti studiosi per primi a quelli del laboratorio sulle nanoparticelle diretto dalla dott. Gatti, le istituzioni e gli organismi di controllo ci diano ragione. Peccato che non abbiano adeguatamente sostenuto questa tesi quando si trattava di non lasciare soli i cittadini e di difendere e <strong>applicare il principio di precauzione</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: interviene Federico Valerio</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/vecchio-stupidario-per-nuovi-inceneritori-interviene-federico-valerio.html</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2016 08:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[diossina]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>
Pubblichiamo due riflessioni di Federico Valerio sull&#8217;inquinamento da inceneritori. Il dott. Valerio, già chimico ambientale per l&#8217;Istituto nazionale di ricecra sul cancro e noto anche per le sue ricerche con ISS e altri Enti, pubblica il materiale sul suo blog.</p>
<p>1) E&#8217; ormai un classico. Ogni volta che si vuole imporre un inceneritore, c&#8217;è il personaggio di turno che racconta che &#8220;non c&#8217;è da preoccuparsi, l&#8217;inceneritore inquina meno di qualche macchina&#8221;.</p>
<p>Nel tempo, a sostenere questa schiocchezza, si sono succeduti il presidente Berlusconi, il sindaco di Genova Pericu, il presidente Commissione Ambiente Realacci&#8230;</p>
<p>Oggi, per far digerire l&#8217;impianto che dovrebbe trattare  198.000 tonnellate  l&#8217;anno, nella Piana di Firenze, a pronunciare questa schiocchezza, almeno da quanto riportato sui giornali, sono la prof.ssa Loredana Musumeci, direttore del dipartimento Ambiente dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità- &#8220;Impianti come questo inquinano meno del traffico&#8220;- e la società Quadrifoglio che gestisce i rifiuti fiorentini -&#8221;Quando siamo fermi ai semafori ne respiriamo molta di più&#8220;- con <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/vecchio-stupidario-per-nuovi-inceneritori-interviene-federico-valerio.html">Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: interviene Federico Valerio</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/07/vediamoci.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-380" alt="vediamoci" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/07/vediamoci.jpg" width="235" height="164" /></a><br />
Pubblichiamo due riflessioni di Federico Valerio sull&#8217;inquinamento da inceneritori. Il <a href="http://www.federico-valerio.it" target="_blank">dott. Valerio</a>, già chimico ambientale per l&#8217;Istituto nazionale di ricecra sul cancro e noto anche per le sue ricerche con ISS e altri Enti, pubblica il materiale sul suo <a href="http://federico-valerio.blogspot.it/" target="_blank">blog</a>.</p>
<p><strong>1)</strong> E&#8217; ormai un classico. Ogni volta che si vuole imporre un inceneritore, c&#8217;è il personaggio di turno che racconta che &#8220;non c&#8217;è da preoccuparsi, l&#8217;inceneritore inquina meno di qualche macchina&#8221;.</p>
<p>Nel tempo, a sostenere questa schiocchezza, si sono succeduti il presidente Berlusconi, il sindaco di Genova Pericu, il presidente Commissione Ambiente Realacci&#8230;</p>
<p>Oggi, per far digerire l&#8217;impianto che dovrebbe trattare  198.000 tonnellate  l&#8217;anno, nella Piana di Firenze, a pronunciare questa schiocchezza, almeno da quanto riportato sui giornali, sono <span style="text-decoration: underline;">la prof.ssa Loredana Musumeci</span>, direttore del dipartimento Ambiente dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità- &#8220;<i>Impianti come questo inquinano meno del traffico</i>&#8220;- e <span style="text-decoration: underline;">la società Quadrifoglio</span> che gestisce i rifiuti fiorentini -&#8221;<i>Quando siamo fermi ai semafori ne respiriamo molta di più</i>&#8220;- con riferimento alle diossine.</p>
<p>E evidente che tutti questi personaggi non si sono letti i numerosi <a href="https://www.scribd.com/document/51108707/A2-Prof-Federico-Valerio-Traffico-e-Termovalorizzatori">documenti su questo tema che ho pubblicato in rete fin dal lontano 2004</a> ma, evidentemente, non si sono neanche presi la briga di verificare quante diossine emette l&#8217;attuale parco veicolare italiano, <a href="http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/fetransp/inquinante_selezionato">consultabile nel sito SINANET di Ispra Ambiente.</a></p>
<p>Nel 2014, in media, per ogni chilometro percorso lungo il nostro Paese, una  vettura a benzina  ha emesso <b>0,00467 nanogrammi</b> di diossine; più inquinanti le solite vetture diesel: <b>0,01690 nanogrammi</b> di diossine per chilometro.</p>
<p><a href="http://media.renault.com/it/it-it/renault/Media/PressRelease.aspx?mediaid=45469">Le statistiche fiorentine ci dicono che il 90% delle vetture immatricolate in questa città percorre meno di 60 chilometri al giorno.</a></p>
<p>Pertanto una autovettura diesel che, girando per Firenze e dintorni, percorre 50 chilometri, rilascia lungo le strade percorse  0,845 nanogrammi di &#8220;diossine&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;inceneritore della Piana Fiorentina</span>, al meglio delle sue prestazioni (concentrazione di diossine nei fumi a metà del valore autorizzato) emetterà giornalmente sulla Piana, <b>204.000 nanogrammi </b>di diossine.</p>
<p>Pertanto l&#8217;<span style="text-decoration: underline;">emissione giornaliera di diossine dell&#8217;<b>inceneritore</b></span> corrisponde alle emissioni giornaliere di diossine da parte di <span style="text-decoration: underline;"><b>241.420 </b>autovetture diese</span>l in giro per la stessa Piana.</p>
<p>Per capire cosa significano questi numeri e quanto sia stupido confrontare l&#8217;inquinamento prodotto dal traffico con quello di un inceneritore è il caso di ricordare che <span style="text-decoration: underline;">nel 2009 tutte le autovetture circolanti a Firenze (diesel e a benzina) erano 205.543.</span></p>
<p>Quindi, se mai l&#8217;inceneritore nella Piana  si farà, i fiorentini oltre all&#8217;inquinamento da traffico subiranno anche l&#8217;inquinamento di questo impianto assolutamente evitabile.</p>
<p>Non mi sembrano scelte lungimiranti.</p>
<p><strong>2) </strong>Un ennesimo inceneritore, destinato a trasformare in cenere 198.000 tonnellate di scarti prodotti dai toscani, dovrebbe essere realizzato nella Piana fiorentina, nel territorio del comune di Sesto fiorentino, in località Case Passerini, a pochi chilometri dalla cupola del Brunelleschi a Firenze.</p>
<p>E poichè l&#8217;appetito vien mangiando, l&#8217;amministrazione toscana, Regione in testa, in quella stessa piana vorrebbe realizzare anche  un aeroporto internazionale, per portare direttamente dalla Cina nuove masse di turisti e allungare le fila in attesa di entrare nei pochi luoghi di Firenze dove le agenzie di viaggio dirigono il turismo di massa.</p>
<p>L&#8217;uso del condizionale è d&#8217;obbligo, in quanto questi progetti sono fortemente osteggiati dagli abitanti, in particolare le <a href="https://www.blogger.com/">&#8220;Mamme No inceneritore</a>&#8221; e <a href="http://www.dire.it/13-06-2016/59106-inceneritore-tossico-firenze-272-medici/">272 medici</a> che hanno firmato un documento contrario alla realizzazione dell&#8217;impianto per i rischi sanitari connessi al suo funzionamento.</p>
<p>Per tutta risposta, sulla stampa locale, in particolare il Corriere Fiorentino, sono comparse numerose prese di posizioni a favore dell&#8217;impianto, che hanno rispolverato una raccolta di stupidaggini che dovrebbero rassicurare la popolazione.</p>
<p>In questa operazione di &#8220;tranquillizzazione&#8221; si è distinto  <span style="text-decoration: underline;">Sergio Gatteschi</span> che come presidente degli Amici della Terra della Toscanaha affermato che &#8220;le emissioni del termovalorizzatore equivalgono a 10 caminetti a legna&#8221; e, nelle vesti di responsabile per l&#8217;ambiente PD,  con una più rassicurante  stima al ribasso, ha ribadito &#8220;che l&#8217;impianto di Case Passerini avrà un inquinamento pari a cinque camini accessi&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ipotesi che i caminetti a legna possano essere la principale fonte di inquinamento della Piana viene attribuita agli studi del professor Roberto Udisti, docente di Chimica all&#8217;ateneo di Firenze, il quale in questa <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ecVY8OQqsWU">dichiarazione</a> segnala, correttamente, il problema emergente della combustione di biomasse quale fonte importante delle polveri sottili che si registrano d&#8217;inverno nella piana di Firenze.</p>
<p>Non abbiamo trovato pubblicazione del professore Udisti in cui abbia messo a confronto le emissioni degli attuali caminetti con quelli del futuro inceneritore ma nel frattempo, in base a fonti qualificate, proviamo a vedere come potrebbero stare veramente le cose nella Piana di Firenze, con riferimento agli inquinanti più problematici: le &#8220;diossine&#8221;,  a causa della loro elevata stabilità chimica, dell&#8217;accertato accumulo lungo la catena alimentare e del loro effetto cancerogeno e di alterazione dei sistemi endocrini.</p>
<p>Partiamo dalle caratteristiche tecniche dell&#8217;inceneritore che si vuole realizzare nella Piana.</p>
<p>L&#8217;impianto prevede due linee di combustione separate che funzioneranno contemporaneante e i cui fumi, dopo depurazione, saranno convogliati in due camini alti 70 metri.</p>
<p>Durante 24 ore di funzionamento continuo, dai due camini usciranno 4.080.000 metri cubi di fumi in cui saranno presenti gli inquinanti sfuggiti alla depurazione, alle concentrazioni previste dalle autorizzazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda i composti più problematici (diossine, furani e poli-cloro-difenili diossini simili) le concentrazioni all&#8217;uscita dei camini, in base ai limiti prescritti,  saranno di 0,1 nanogrammo per metro cubo che, moltiplicati per i 4.080.000 di metri cubi di fumi emmessi in 24 ore, corrispondono ad una <span style="text-decoration: underline;">emissione giornaliera di <b>408.000</b> nanogrammi di &#8220;diossine&#8221;.</span></p>
<p>Come è stato giustamente affermato alla stampa fiorentina, un nanogrammo è la miliardesima parte del grammo, ma se in ogni metro cubo di fumi in uscita da questo moderno inceneritore  (è stato definito di &#8220;quarta generazione&#8221;) si trovano 0,1 nanogrammi di diossine, <span style="text-decoration: underline;">questo fatto non è sinonimo di salubrità.</span></p>
<p>Purtroppo <span style="text-decoration: underline;">le &#8220;diossine&#8221; hanno una elevata tossicità</span> e per un adulto di 70 chili, gli esperti della  Commissione Europea hanno individuato in <span style="text-decoration: underline;">0,140 nanogrammi</span>, la <span style="text-decoration: underline;">dose massima tollerabile </span>di diossine a cui, <b>giornalmente</b>, un adulto di quel peso può essere esposto attraverso cibo, acqua, aria contaminata.</p>
<p>Pertanto l&#8217;inceneritore della Piana di Firenze, nel pieno rispetto dei limiti prescritti e in base alle migliori tecnologie oggi esistenti, ogni giorno emetterà in atmosfera e di qui al terreno e ai cibi coltivati su questi terreni, <span style="text-decoration: underline;">408.000 nanogramm</span>i di &#8220;diossine&#8221;, equivalente alla dose tollerabile giornaliera di <b>2,9 milioni</b> di abitanti.</p>
<p>Se, come è stato affermato, le emissioni &#8220;garantite&#8221; fossero la metà di quella prescritta, avremo sempre una <span style="text-decoration: underline;">emissione in grado di coprire la dose massima giornaliera di <b>1,45 milioni</b> di abitanti. </span></p>
<p>Ovviamente non tutte le diossine emesse dall&#8217;inceneritore andranno a finire nei piatti degli abitanti di Sesto e di Firenze, ma ignorare la possibilità che 198.000 tonnellate di scarti urbani potrebbero essere recuperati come materia con trattamenti a &#8220;freddo&#8221; che, intrinsecamente, non hanno questo &#8220;piccolo&#8221; problema, meriterebbe una seria riflessione e un altrettanto serio ripensamento del modello di gestione degli scarti prodotti da chi vive in Toscana.</p>
<p>Se questo potrebbe essere lo scenario &#8220;diossine&#8221; con la messa in funzione dell&#8217;inceneritore, come è la situazione ambientale della piana fiorentina a causa dell&#8217;amore dei toscani per i loro vecchi caminetti a legna?</p>
<p>In attesa di specifiche misure e valutazioni in ambiente toscano, utilizziamo i risultati di <a href="http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es026373c?journalCode=esthag">uno studio pubblicato nel 2003 nella rivista &#8220;Environmental Science and Technology&#8221;</a>che ha stimato i fattori di emissione di diossine e altri composti organici persistenti prodotti da caminetti e stufe a legna, in uso nella baia di San Francisco.</p>
<p>Lo studio ha accertato che la combustione di un chilogrammo di legna, con i fumi in uscita dal camino, emette in atmosfera da 0,25 a 1,4 nanogrammi di &#8220;diossine&#8221;, a seconda del modello di caminetto e stufa usato.</p>
<p>Nell&#8217; ipotesi di un consumo giornaliero di 50 chili di legna (stima alta, per le condizioni climatiche fiorentine) e considerando il peggiore fattore di emissione dei caminetti (1,4 ng/kg), un singolo caminetto a legna emette giornalmente <b>70 nanogrammi</b> di &#8220;diossine&#8221;, da confrontare con i <b>408.000 nanogrammi</b> emessi, nelle stesse 24 ore, dall&#8217;inceneritore.</p>
<p><b>Pertanto <span style="text-decoration: underline;">nel periodo invernale</span> le emissioni giornaliere dell&#8217;inceneritore equivaranno (nella peggiore delle ipotesi emissive per quanto riguarda i caminetti)  a  5.428 caminetti</b>  (408.000 ng / 70 ng).</p>
<p>Come si vede, con tutte le approssimazioni di questa stima, siamo ben lontani  dai rassicuranti 10 caminetti previsti dagli Amici della Terra.</p>
<p>Ma mentre <span style="text-decoration: underline;">i caminetti a Firenze devono essere tenuti accesi per soli 169 giorni</span> (dal 1 novembre al 15 aprile), <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;inceneritore della Piana di Firenze brucerà rifiuti ininterrottamente per 330 giorni all&#8217;anno.</span></p>
<p>Pertanto se il confronto si effettua più correttamente su base annuale, l&#8217;inceneritore, <span style="text-decoration: underline;">in 330 giorni</span> di funzionamento,  emetterà <b>134.640.000 ng</b>  di diossine, mentre un caminetto, <span style="text-decoration: underline;">nei 169 giorni di riscaldamento</span>, produrrà <b>11.830</b> ng di diossine.</p>
<p>In conclusione, <span style="text-decoration: underline;">su base annua</span> e <span style="text-decoration: underline;">confrontando il <b>peggiore</b> caminetto a legna con il <b>migliore</b> impianto di incenerimento rifiuti</span> ci vogliono <b>11.381 caminetti</b> per produrre la stessa quantità di diossine.</p>
<p>Se poi, in modo più corretto, <span style="text-decoration: underline;">si confrontano le emissioni di un moderno inceneritore della quarta generazione con una moderna stufa a legna</span> (0,25 ng diossine /kg legno), nella Piana dovrebbero essere in funzione <b>63.733 caldaie a legna</b>, per emettere la stessa quantità di diossine emessa dall&#8217;inceneritore.</p>
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		<title>Stop Glifosato, l&#8217;UE deve decidere.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 09:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
#StopGlifosato</p>
<p>GLIFOSATO: “L’EUROPA STA PER AUTORIZZARE UNA SOSTANZA POTENZIALMENTE CANCEROGENA CHE LE REGIONI ITALIANE FINANZIERANNO CON I FONDI PUBBLICI DELLA PAC DESTINATI ALLE MISURE PER L’AGRICOLTURA SOSTENIBILE”</p>
<p>La Commissione Europea potrebbe nei prossimi giorni rinnovare l’autorizzazione per l’utilizzo del Glifosato, un pesticida molto diffuso e definito potenzialmente cancerogeno dallo IARC, l’Istituto per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.</p>
<p>32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica italiane chiedono al nostro Governo il bando della produzione, commercializzazione ed uso di questo pesticida in Europa.</p>
<p>22 febbraio 2016 – “Quello del glifosato è un autentico scandalo: senza pareri univoci sul piano scientifico in merito alla sua pericolosità per la salute umana, la Commissione Europea sta per procedere ad una nuova autorizzazione del prodotto chimico per altri 15 anni”.</p>
<p>Questa l’opinione condivisa da 32 Associazioni nazionali ambientaliste e dell&#8217;agricoltura biologica, che esprimono la grave preoccupazione per come si sta muovendo l’Europa ed il Governo italiano, con le Regioni, sulla imminente decisione a livello <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/stop-glifosato-lue-deve-decidere.html">Stop Glifosato, l&#8217;UE deve decidere.</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/pesticida.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-840" alt="pesticida" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/pesticida.jpg" width="242" height="208" /></a><br />
#StopGlifosato</p>
<p>GLIFOSATO: “L’EUROPA STA PER AUTORIZZARE UNA SOSTANZA POTENZIALMENTE CANCEROGENA CHE LE REGIONI ITALIANE FINANZIERANNO CON I FONDI PUBBLICI DELLA PAC DESTINATI ALLE MISURE PER L’AGRICOLTURA SOSTENIBILE”</p>
<p>La Commissione Europea potrebbe nei prossimi giorni rinnovare l’autorizzazione per l’utilizzo del Glifosato, un pesticida molto diffuso e definito potenzialmente cancerogeno dallo IARC, l’Istituto per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.</p>
<p>32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica italiane <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/12-marzo-incontro-su-pesticidi-conseguenze-e-alternative.html" target="_blank">chiedono al nostro Governo il bando della produzione</a>, commercializzazione ed uso di questo pesticida in Europa.</p>
<p>22 febbraio 2016 – “Quello del glifosato è un autentico scandalo: senza pareri univoci sul piano scientifico in merito alla sua pericolosità per la salute umana, la Commissione Europea sta per procedere ad una nuova autorizzazione del prodotto chimico per altri 15 anni”.</p>
<p>Questa l’opinione condivisa da 32 Associazioni nazionali ambientaliste e dell&#8217;agricoltura biologica, che esprimono la grave preoccupazione per come si sta muovendo l’Europa ed il Governo italiano, con le Regioni, sulla imminente decisione a livello europeo in merito al rinnovo dell’autorizzazione alla commercializzazione ed utilizzo del diserbante Glifosato nei 27 Paesi membri della UE.</p>
<p>Definito lo scorso anno dallo IARC (International agency for research on cancer), l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo, il Glifosato è il pesticida più utilizzato al mondo ed è presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup®, quest’ultimo proposto dalla Monsanto in abbinamento a sementi Ogm che sviluppano resistenza a questo prodotto.</p>
<p>L’autorizzazione del Glifosato a livello europeo, scaduta il 31 dicembre scorso, è stata prorogata a giugno 2016 in attesa della revisione paritetica e consultazione finale con gli Stati Membri. Attualmente Commissione e Stati membri si apprestano a una nuova autorizzazione per altri 15 anni sulla base di una decisione che andrà in votazione nella prossima commissione permanente del PAFF (comitato per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi ) e per la quale tutti gli Stati membri, escluso la Svezia, sembra siano a favore.</p>
<p>“Dopo il parere dell’EFSA, che ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo del Glifosato in contrasto con quello dello IARC, in assenza di un consenso scientifico sul tema della pericolosità del prodotto chimico per la salute umana, la Commissione e gli Stati Membri hanno prima di tutto la responsabilità di proteggere la salute dei cittadini adottando il principio di precauzione”, dichiara nella lettera inviata ai tre Ministri italiani competenti in materia di pesticidi (Agricoltura, Ambiente e Salute) la portavoce del tavolo delle 32 Associazioni, Maria Grazia Mammuccini.</p>
<p>Al Governo italiano rinnoviamo la richiesta già fatta nei mesi scorsi e che ad oggi non ha ancora ricevuto nessuna risposta, di prendere una posizione chiara in sede europea che vieti definitivamente ed in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di Glifosato”</p>
<p>Le 32 Associazioni chiedono inoltre alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere le aziende che ne fanno uso da qualsiasi premio nell’ambito dei PSR 2014 – 2020”.</p>
<p>L’Italia è uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida ed è incluso nel Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN). Il che significa che tutti i Programmi regionali per lo sviluppo rurale (PSR 2014-2020), nei prossimi anni, promuoveranno come sostenibile e incentiveranno l’uso di un prodotto che in realtà è considerato certamente cancerogeno per gli animali e potenzialmente cancerogeno per l’uomo, classificato in passato come interferente sul sistema endocrino e, più di recente secondo studi del Mit del 2013-2014, sospettato essere alla base di gravi pericoli come l’insorgenza della celiachia. Esistono inoltre correlazioni epidemiologiche tra l’esposizione al Glifosato e il linfoma di non-Hodgkin e agli aumenti di leucemie infantili e malattie neurodegenerative (come il Parkinson).</p>
<p>La pericolosità del Glifosato per persone, piante e animali è ampliata dal fatto che questo prodotto è largamente utilizzato non solo in agricoltura ma anche per la <a title="Provincia di Ancona: NO al Gliphosate, una vittoria anche nostra" href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/provincia-di-ancona-no-al-gliphosate-una-vittoria-anche-nostra.html" target="_blank">pulizia delle strade</a> e delle ferrovie e presente nei prodotti per il giardinaggio e l’hobbistica. Anche i bambini possono essere esposti al pericolo del Glifosato durante le erogazioni in aree pubbliche come scuole e giardini. Inoltre in Italia, secondo il report “Pesticidi nelle acque” a cura dell’Ispra, risulta essere la sostanza che nell’acqua supera maggiormente i limiti della soglia fissata dalla Legge, insieme al suo metabolita (ossia il prodotto dalla degradazione del Glifosato) di nome Ampa.</p>
<p>“Le alternative al Glifosato ci sono, e vanno rese note e incentivate – dichiara ancora la portavoce del tavolo delle associazioni Maria Grazia Mammuccini – sia in agricoltura che per la manutenzione del verde pubblico. Si tratta di buone pratiche agronomiche ecologiche, a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici, che risultano sostenibili anche nel rapporto costi-benefici, sia a breve che a medio termine”.</p>
<p>Partita da un’iniziativa di AIAB e FIRAB la campagna “#StopGlifosato” è diventata una Campagna oggi condivisa da 32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica.</p>
<p>Del Tavolo fanno parte: Aiab, Associazione per l&#8217;Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF.</p>
<p>Aderiscono alla Campagna Stop Glifosato : AnaBio, Asso-Consum, l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), Donne in campo-CIA Lombardia, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, Greenpeace, Ibfanitalia, MdC, NUPA, REES Marche, il Test, UNA.API, VAS, WWOOF Italia, Zero OGM.</p>
<p>La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini.</p>
<p>22 febbraio 2016.</p>
<p>leggi anche: <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/pesticidi-e-ora-di-cambiare.html" target="_blank">pesticidi, è ora di cambiare<br />
</a>ordinanza del comune di barchi: <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/ORDINANZA-N.-1-DEL-2009.pdf">ORDINANZA-N.-1-DEL-2009</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Trivellazioni e salute: oltre all’impatto ambientale anche quello sanitario.</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivellazioni-e-salute-oltre-allimpatto-ambientale-anche-quello-sanitario.html</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 20:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatinrete.it/wordpress/?p=872</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Il Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle risorse geotermiche del Ministero Sviluppo economico ha riportato, in data 30 aprile 2015, notizia della istanza di permesso di ricerca di idrocarburi nel nostro territorio (18 comuni, per un’area di oltre 208 chilometri quadrati) da parte della società Mac Oil Spa, legata a Petrocorp Inc.</p>
<p>Sono ufficialmente interessati i Comuni di Barchi, Castel Colonna, Castellone di Suasa, Corinaldo, Fratte Rosa, Mondavio, Mondolfo, Monte Porzio, Montemaggiore al Metauro, Monterado, Orciano di Pesaro, Ostra, Piagge, Ripe, San Costanzo, San Giorgio di Pesaro, San Lorenzo in Campo, Senigallia.</p>
<p>Il 5 agosto u.s. è scaduto il termine per eventuali manifestazioni di interesse da parte di eventuali ditte concorrenti di Mac Oil Spa; ora entra nel vivo il procedimento ministeriale di autorizzazione.</p>
<p>Ancora una volta il nostro territorio è stato fatto bersaglio di speculazione economica con il favore di una classe politica e di un apparato burocratico incompetenti e arroganti.</p>
<p>I Comitati in rete, insieme alle istituzioni <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivellazioni-e-salute-oltre-allimpatto-ambientale-anche-quello-sanitario.html">Trivellazioni e salute: oltre all’impatto ambientale anche quello sanitario.</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/trivellazioni_monteporzio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-873" alt="trivellazioni_monteporzio" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/trivellazioni_monteporzio.jpg" width="269" height="188" /></a></p>
<p>Il Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle risorse geotermiche del Ministero Sviluppo economico ha riportato, in data 30 aprile 2015, notizia della istanza di permesso di ricerca di idrocarburi nel nostro territorio (18 comuni, per un’area di oltre 208 chilometri quadrati) da parte della società Mac Oil Spa, legata a Petrocorp Inc.</p>
<p>Sono ufficialmente interessati i Comuni di Barchi, Castel Colonna, Castellone di Suasa, Corinaldo, Fratte Rosa, Mondavio, Mondolfo, Monte Porzio, Montemaggiore al Metauro, Monterado, Orciano di Pesaro, Ostra, Piagge, Ripe, San Costanzo, San Giorgio di Pesaro, San Lorenzo in Campo, Senigallia.</p>
<p>Il 5 agosto u.s. è scaduto il termine per eventuali manifestazioni di interesse da parte di eventuali ditte concorrenti di Mac Oil Spa; ora entra nel vivo il procedimento ministeriale di autorizzazione.</p>
<p><b>Ancora una volta il nostro territorio è stato fatto bersaglio di speculazione economica con il favore di una classe politica e di un apparato burocratico incompetenti e arroganti.</b></p>
<p><b>I Comitati in rete, insieme alle istituzioni locali e alle altre realtà che hanno a cuore il futuro della nostra regione e dei cittadini che la abitano, si opporranno con gli strumenti più appropriati per impedire che siano attuate aggressioni all’ecosistema, al paesaggio, all’equilibrio naturale del territorio, alla nostra salute.</b></p>
<p>Dopo il biogas, le ‘biomasse’, il maxi eolico, le cave, la turbogas di Corinaldo, l’elettrodotto Fano-Teramo, sarà questa l’ennesima battaglia che vedrà, in questo territorio, prevalere il diritto alla salute e alla proprietà sugli interessi economici particolari.</p>
<p><b>Alleghiamo un documento basilare, stilato da ISDE-Medici per l’ambiente, si tratta delle osservazioni presentate per il procedimento relativo alla Verifica di Impatto Ambientale (VIA) di una trivellazione per pozzo esplorativo (“Gesualdo 1”) in provincia di Avellino</b>, che mette in rilievo la necessità di appellarsi in alcuni casi al principio di precauzione, come si deduce ad es. dalla relazione della Commissione incaricata di valutare le possibili relazioni tra attività di esplorazione per idrocarburi ed aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal terremoto dell’Emilia Romagna, che  ha concluso i suoi lavori ammettendo che: <i>“&#8230;L’attuale stato delle conoscenze e l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte ed elaborate non permettono di escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento di idrocarburi nella concessione di Mirandola possano aver contribuito ad innescare<b> </b>l’attività sismica nel 2012 in Emilia Romagna</i>”. Pertanto, considerato che una correlazione non può essere provata ma nemmeno esclusa, il principio di precauzione suggerirebbe di soprassedere, in aree sismiche, rispetto a perforazioni che possono giungere a 2000 metri di profondità.</p>
<p>Soprattutto i dati segnalati dei medici ISDE riguardano l’inquinamento delle falde acquifere, l’uso di sostanze nocive e cancerogene nel processo di trivellazione, la problematica della dispersione di gas, quella relativa allo stoccaggio di materiali corrosivi e leggermente radioattivi, ma vediamone brevemente la natura.</p>
<p><b>Il Radon 222</b>, gas radioattivo espressione del decadimento della catena dell’ Uranio 238/235 e Radio; la principale fonte di questo gas risulta essere il terreno con elevate concentrazioni in particolari <i>reservoir </i>sotterranei. Le società petrolifere non fanno accenno alla sua dispersione anche se vi sono dati sulla produzione di questo gas durante le trivellazioni.</p>
<p><b>I fluidi di perforazione</b>, per i quali le società fanno riferimento all’Acqua, alla Bentonite naturale, al Carbonato di sodio, alla Barite (solfato di bario), alla Gomma xantano, al Cloruro di potassio, al Carbonato di calcio, alla Cellulosa polianionica; ma non fanno riferimento per la Barite alla sua formulazione in silice cristallina che risulta cancerogena per l’uomo</p>
<p>Inoltre, segnala ISDE, non viene riportata la presenza nelle varie composizioni dei fluidi di additivi o altre sostanze che, come riportato in letteratura, possono rappresentare nei grandi volumi fonte di criticità sanitaria come interferenti endocrini o cancerogeni.<br />
In letteratura viene riportata di recente la criticità relativa all’impiego di tali liquidi di perforazione legata all’impatto sulla qualità delle acque profonde e superficiali, nonché la possibile tossicità dei liquidi e dei fanghi in risalita<br />
La <b>Soda ASH </b>può avere un’azione acuta irritante su pelle, congiuntiva e mucosa dell’apparato respiratorio e digerente; un’azione cronica può determinare danni agli organi bersaglio. La <b>barite </b>nelle monografie IARC può essere cancerogena (gruppo 1)<b> </b>se inalata.</p>
<p>Altre sostanze sono segnalate come potenziali “interferenti endocrini”. In letteratura, scrive inoltre ISDE, su 994 prodotti usati come liquidi di perforazione, ben 353 sostanze, identificate con il corrispettivo numero CAS, hanno effetti sulla salute.</p>
<p><b>Le emissioni in aria</b>, per le quali non vi è una previsione dettagliata relativa a PM10, PM 5, PM 2,5; anche se tali emissioni determinerebbero un peggioramento della qualità dell’aria particolarmente per l’incremento del PM 0,1 e delle nano-particelle.</p>
<p>L’H2S e la CO2 fanno parte naturalmente delle miscele liquide e gassose e le diverse percentuali caratterizzano la qualità del gas o del greggio estratto.</p>
<p>E’ evidente che la perforazione del sottosuolo fino ad una profondità di almeno 2000 metri per la ricerca di idrocarburi gassosi o liquidi non può non considerare le problematiche sanitarie relative all’<b>H2S. </b></p>
<p>Riguardo a quest’ultimo gas va ricordato che evidenze scientifiche già con valori bassi compresi tra 0,0057 e 0,01 ppm riportano per esposizione cronica disturbi quali bruciori agli occhi e al naso, tosse, mal di testa, disturbi neuro-psicologici, ritardi verbali, deficit motori di coordinazione ad occhi chiusi, riduzione della presa manuale e del riconoscimento cromatico.<br />
<b>Sversamenti accidentali di idrocarburi</b>, inoltre, sono spesso possibili e eventuali vasche di contenzione non garantiscono la penetrazione di essi nel terreno in profondità e nelle falde.<br />
Rispetto ai rischi, relaziona ISDE, Sono stati stimati i rischi sanitari per l’esposizione alle emissioni in atmosfera da un progetto di trivellazione di un pozzo per ricerca di gas naturale in una località del Colorado (2012), con l’obbiettivo di rafforzare la prevenzione sanitaria con la valutazione dell’impatto sanitario di tale attività.<br />
Sono stati valutati, secondo le linee guida dell’EPA (agenzia americana per l’ambiente), gli indici di pericolo per le patologie croniche e sub croniche non tumorali e il rischi per tumore nelle popolazioni residenti <b><i>entro il mezzo miglio e oltre il mezzo miglio dal pozzo</i></b>; il lavoro dimostra che i residenti entro il mezzo miglio dal pozzo hanno rischio sanitario superiore a chi vive oltre il mezzo miglio; le esposizioni sub croniche all’inquinamento atmosferico <b>durante le attività di completamento del pozzo </b>costituiscono la più elevata potenzialità per gli effetti sulla salute.<br />
<i>Il rischio cumulativo per cancro risultò </i>di 10 e 6 su un milione rispettivamente nei residenti entro e oltre il mezzo miglio dal pozzo; il benzene fu identificato come il maggiore determinante del rischio. Il lavoro indica come una analisi del rischio, con l’impiego degli indici di pericolo, sia necessaria alla prevenzione di rischi sanitari.<br />
L’articolo 6 della convenzione di Aarhus prevede la partecipazione del pubblico alle decisioni relative alle attività che possano avere effetti rilevanti sull’ambiente. L’impatto sanitario, oltre che quello geologico e ambientale, è un dato sul quale i cittadini devono vigilare ed attivarsi considerando bene benefici e costi per la collettività dell’operare di queste società.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Fonte: ISDE, Osservazioni al progetto di perforazione del pozzo esplorativo ‘Gesualdo 1’, permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato “Nusco”. Avellino, aprile 2015:  <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Osservazioni-Gesualdo-1-DEFINITIVO-ass-1.pdf">Osservazioni Gesualdo 1 DEFINITIVO ass (1)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Coordinamento dei comitati.</b></p>
<p><b> </b></p>
<p>Sosteniamo il lavoro di ISDE, <a href="http://www.isde.it">www.isde.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Provincia di Ancona: NO al Gliphosate, una vittoria anche nostra</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/provincia-di-ancona-no-al-gliphosate-una-vittoria-anche-nostra.html</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2015 18:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura e salute]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">
Provincia di Ancona rinuncia all&#8217;uso dei glifosati e invita i comuni all&#8217;adeguamento.
Atto promosso dalle associazioni e votato all&#8217;unanimità in consiglio provinciale.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">COMUNICATO CONGIUNTO</p>
<p>Liana Serrani, Presidente della Provincia di Ancona</p>
<p>Fabio Taffetani presidente Ass.ne Pan Italia</p>
<p>Loris Asoli co-presidente Ass.ne REES Marche</p>
<p>Enzo Malavolta presidente Ass.ne AIAB Marche</p>
<p>Carlo Cardarelli presidente Ass.ne di consumatori ACU Marche</p>
<p>Maurizio Sebastiani Presidente regionale Ass.ne Italia Nostra</p>
<p>Gianfranco Marcellini presidente Ass.ne Italia Nostra Arcevia</p>
<p>Marina Carbonetti presidente Ass.ne BioLogicheMarche</p>
<p align="center">COMUNICANO QUANTO SEGUE</p>
<p>In un esempio ormai raro, di questi tempi, di collaborazione tra cittadini ed istituzioni, la Provincia di Ancona, in data 28/04/2015, con proprio atto di Consiglio n.36, votato all’unanimità dai Consiglieri presenti, ha deciso di rinunciare, in nome del principio di precauzione, all’utilizzo di prodotti chimici (molecola glifosate in testa) atti alla pulizia delle banchine e pertinenze stradali, trasmettendo altresì tale atto a tutti i comuni della provincia, con un implicito invito ad adeguarsi.</p>
<p>Tale decisione deriva dalla presentazione da parte delle <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/provincia-di-ancona-no-al-gliphosate-una-vittoria-anche-nostra.html">Provincia di Ancona: NO al Gliphosate, una vittoria anche nostra</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><b><i><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/pesticida.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-840" alt="pesticida" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/pesticida.jpg" width="242" height="208" /></a><br />
Provincia di Ancona rinuncia all&#8217;uso dei glifosati e invita i comuni all&#8217;adeguamento.<br />
Atto promosso dalle associazioni e votato all&#8217;unanimità in consiglio provinciale.</i></b></p>
<p style="text-align: left;" align="center">COMUNICATO CONGIUNTO</p>
<p>Liana Serrani, Presidente della Provincia di Ancona</p>
<p>Fabio Taffetani presidente Ass.ne Pan Italia</p>
<p>Loris Asoli co-presidente Ass.ne REES Marche</p>
<p>Enzo Malavolta presidente Ass.ne AIAB Marche</p>
<p>Carlo Cardarelli presidente Ass.ne di consumatori ACU Marche</p>
<p>Maurizio Sebastiani Presidente regionale Ass.ne Italia Nostra</p>
<p>Gianfranco Marcellini presidente Ass.ne Italia Nostra Arcevia</p>
<p>Marina Carbonetti presidente Ass.ne BioLogicheMarche</p>
<p align="center">COMUNICANO QUANTO SEGUE</p>
<p>In un esempio ormai raro, di questi tempi, di collaborazione tra cittadini ed istituzioni, la Provincia di Ancona, <b>in data 28/04/2015</b>, con proprio atto di Consiglio n.36, votato all’unanimità dai Consiglieri presenti, ha deciso di rinunciare, <b>in nome del principio di precauzione</b>, all’utilizzo di prodotti chimici (molecola glifosate in testa) atti alla pulizia delle banchine e pertinenze stradali, trasmettendo altresì tale atto a tutti i comuni della provincia, con un implicito invito ad adeguarsi.</p>
<p><strong>Tale decisione deriva dalla presentazione da parte delle associazioni coinvolte di un memorandum relativo ai danni alla salute ed al territorio derivanti dall’utilizzo della molecola chimica GLIFOSATE (usata nel diserbante round up)</strong>, accompagnata da una proposta alternativa elaborata dal Prof. Taffetani, ordinario dell’Università politecnica delle Marche. In tale memorandum veniva esplicitamente invocato il principio di precauzione, che impone alle pubbliche amministrazioni di astenersi dall’utilizzo quando vi sia anche solo il dubbio che un impianto od una sostanza possano essere nocivi per la salute dei cittadini, ossia quando non via sia la certezza assoluta e tassativa dell’innocuità dell’impianto o della sostanza.</p>
<p>A rafforzare l’invito era sopraggiunta la diffida depositata via PEC (in data 28 marzo 2015) da ACU Marche, dove si ribadiva la necessità di rispettare il principio di precauzione.</p>
<p><strong>Tale diffida è stata elaborata grazie al preziosissimo aiuto, in termini legali e di conoscenza della materia, della struttura dei “COMITATI IN RETE” e della “COOPERATIVA ARTICOLO 32”,</strong> entrambe associazioni da tempo impegnate in una lotta serrata contro l’utilizzo del GLIFOSATE.</p>
<p>In data 1° aprile, la Presidente della Provincia, dimostrando sensibilità, politica ed umana, riceveva le associazioni scriventi e, dopo un confronto serrato, ed a tratti anche acceso, si convinceva, grazie anche al prezioso supporto dei tecnici al suo seguito, della bontà delle osservazioni presentate, elaborando poi, e facendo votare, il citato atto di consiglio.</p>
<p>Singolare che tale azione di grandissima maturità politica ed istituzionale venga proprio da un ente, dai più demonizzato, ed apparentemente in fase di smantellamento. Ente che dimostra, nei fatti (pur nelle carenze di legge in termini di elettività), di essere più vicino ai cittadini, e più rappresentativo degli interessi di questi, di tante altre strutture ben più “distaccate”.</p>
<p>A questo punto resta da verificare la presenza di residui stoccati nei depositi provinciali e comunali e le loro modalità di smaltimento.</p>
<p><i>Liana Serrani, Presidente della Provincia di Ancona<br />
Marco Gambini Rossano, Presidente Provinciale Ancona ACU Marche<br />
Carlo Cardarelli, Presidente Regionale ACU Marche</i></p>
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