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	<title>comitatinrete.it &#187; notizie nazionali</title>
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	<description>Archivio del coord. comitati delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano</description>
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		<title>-Videosorveglianza di massa: un accesso agli atti per conoscere la rete Sophia a Pesaro e Urbino</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 07:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti dei cittadini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>ABSTRACT:
È stato firmato nel 2023 un Patto tra Prefettura e Sindaci della Provincia di Pesaro e Urbino per la costituzione di un sistema integrato di video-sorveglianza urbana. Questo sistema, denominato Sophia, era annunciato sul sito dell’Ufficio per il Governo del territorio già il 15 dicembre scorso.
Non era però presente sui siti istituzionali dei Comuni, né su quello della locale Prefettura, alcun documento che informasse i cittadini in maniera precisa in merito. Studiosi/e ed attivisti/e di obbligodigitale.it ed 3x1t.org hanno quindi effettuato un Accesso agli atti europeo per acquisire informazioni in merito, ricevendo risposte puntuali, quale il numero delle videocamere in rete (780) ma in parte evasive sulla reale e potenziale portata di una rete che per ora non usa flussi di dati in tempo reale ma che già presenta aree di opacità, ad esempio non consentendo ai cittadini di conoscere la mappatura eseguita ed i suoi futuri sviluppi.
Rispetto al riconoscimento facciale tramite biometria, dopo il <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/videosorveglianza-di-massa-un-accesso-agli-atti-per-conoscere-la-rete-sophia-a-pesaro-e-urbino.html">-Videosorveglianza di massa: un accesso agli atti per conoscere la rete Sophia a Pesaro e Urbino</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>ABSTRACT:<br />
</b>È stato firmato nel 2023 un Patto tra Prefettura e Sindaci della Provincia di Pesaro e Urbino per la costituzione di un <strong>sistema integrato di video-sorveglianza urbana</strong>. Questo sistema, denominato <b>Sophia</b>, era annunciato sul sito dell’Ufficio per il Governo del territorio già il 15 dicembre scorso.<br />
Non era però presente sui siti istituzionali dei Comuni, né su quello della locale Prefettura, alcun documento che informasse i cittadini in maniera precisa in merito. Studiosi/e ed attivisti/e di obbligodigitale.it ed 3x1t.org hanno quindi effettuato un Accesso agli atti europeo per acquisire informazioni in merito, ricevendo risposte puntuali, quale il numero delle videocamere in rete (780) ma in parte evasive sulla reale e potenziale portata di una rete che per ora non usa flussi di dati in tempo reale ma che già presenta aree di opacità, ad esempio non consentendo ai cittadini di conoscere la mappatura eseguita ed i suoi futuri sviluppi.<br />
Rispetto al riconoscimento facciale tramite biometria, dopo il pronunciamento del Garante (2021) circa la non ammissibilità (per ovvi motivi di distopico controllo sociale e comportamentale) del SARI Real Time (sistema di riconoscimento facciale in tempo reale), i cittadini non sanno come verranno gestiti eventuali dati forniti, tramite il Progetto Sophia, da apparecchiature mappate dal ‘Patto’ (che potrebbero esserne provviste) alle istituzioni che ne fanno richiesta. Il Progetto già mette in rete sistemi privati e intende farlo in futuro, sistemi quindi ancora più opachi rispetto all’uso di queste tecnologie. La domanda è: quanto capillare vuole essere questa rete di videosorveglianza? E quali criteri di analisi di immagini, anche a scopo di “prevenzione”, dovrebbero essere occulti per i cittadini, a giustificazione della loro efficacia, visto che la mappatura o cartografia del Progetto, come scrive la Prefettura nella sua risposta all’accesso, non verrà resa pubblica?<br />
L’accesso agli atti è stato eseguito anche in solidarietà ad iniziative in corso in tutta Europa, come la campagna Reclaim your Face, la mobilitazione veneziana contro Venezia Smart City, e tante altre.<b></p>
<p></b></p>
<p><b>La storia:</b><br />
Febbraio 2017: il Decreto legge sulla “sicurezza” delle città dispone, come metodo non preminente, la videosorveglianza di zone “<i>maggiormente interessate da fenomeni di degrado</i>”, citando anche “<i>plessi scolastici e sedi universitarie, musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura o comunque interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico</i>” come da sottoporre a maggiore controllo. La videosorveglianza, già del resto attuata dalle istituzioni pubbliche e di polizia (svincoli stradali, sistema di riconoscimento targhe, videocamere municipali) e da privati, non manca certo in Italia, e il Decreto NON ne consiglia un uso ulteriore essendo già massivo l’uso di questi sistemi.<br />
Succede però che in alcune città, non solo con l’esperimento veneziano della “Smart control Room” in atto dal 2021 ma anche in Comuni nei quali si è giunti all’uso del riconoscimento facciale (si veda il procedimento del Garante privacy verso i Comuni di Arezzo e di Lecce nel 2022) le telecamere siano divenute lo strumento prioritario attraverso il quale si vorrebbe garantire la “sicurezza” cittadina, tessendo una fitta rete digitale coordinata di acquisizione immagini che oltrepassa ogni credibile limite di rispetto della privacy di ognuno e giunge alla soglia della sorveglianza comportamentale.<br />
La tutela della privacy dei cittadini è focus delle Linee guida 2.0 (2020) della UE, che ribadiscono con argomenti inoppugnabili come la privacy dei cittadini debba invece essere l’interesse maggiore perché “…<i>queste tecnologie possono limitare le possibilità di muoversi e di utilizzare servizi in maniera</i> <i>anonima nonché, in linea generale, la possibilità di passare inosservati. Le conseguenze per la</i> <i>protezione dei dati sono enormi.” (1.1) </i>Le Linee guida raccomandano quindi anch’esse che la videosorveglianza non sia usata come metodo preminente di prevenzione dei reati, e precisa che le autorità pubbliche non possono invocare il “legittimo interesse” alla videosorveglianza massiva come strumento di esecuzione dei loro compiti (3.23).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il fatto:</b> il 15 dicembre 2023 si tiene presso la Prefettura di Pesaro e Urbino una riunione di tutti i sindaci della Provincia per la firma del “Patto per l’attuazione della sicurezza urbana, progetto Sophia”, nel presentare il Patto si cita come base ispirativa proprio il suddetto Decreto legge, poi Legge sulla sicurezza urbana n.48/2017, con lo scopo di <i>“…sapere quali sistemi esistono in un&#8217;area, di verificarne il corretto funzionamento e di individuare le zone non coperte in modo da poter intervenire amministrativamente per assicurare l’adeguatezza e la capillarità degli impianti</i>”. Viene successivamente data notizia che la mappatura e l’uso delle videocamere a fini di sorveglianza va avanti includendo non solo tutte le videocamere comunali ma anche quelle della Procura, di Poste italiane, e in previsione praticamente ogni sistema di ripresa, anche di privati.<br />
Alcuni studiose e studiosi, constatando che in nessun sito od albo istituzionale era presente copia del Patto e suo regolamento, attuano nell’agosto 2024 un Accesso agli atti europeo verso Prefettura e Provincia di Pesaro e Urbino per avere notizie più dettagliate dei sistemi tecnologici usati, delle norme per l’accesso ai dati, e delle garanzie di privacy per i cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La risposta della Prefettura ed i pareri:<br />
</b>risponde per prima la Provincia di Pesaro ed Urbino rendendo noto di non esser in possesso di alcun documento (!) e che il testo del Patto è in possesso della Prefettura. Risponde quindi gentilmente la Prefettura specificando che il Progetto ha mappato per ora <span style="text-decoration: underline;">780 videocamere</span>, e che ritiene di poter inviare copia del Patto e dei suoi allegati, avendo chiesto parere in merito al Ministero. Specifica altresì che il Patto verrà pubblicato online (non presente al momento in cui scriviamo).<br />
Rispetto alle richieste riguardanti flusso dei dati e uso della biometria, specifica solamente che per ora il Progetto Sophia consiste in una mappa di geolocalizzazione dei punti di ripresa, eseguita su piattaforma del Comune di Pesaro. Risponde inoltre di non vedere l’obbligo di valutarne l’impatto per la privacy in quanto il progetto consente solamente “<i>alla polizia giudiziaria di acquisire tempestivamente le immagini di interesse, prima che le stesse vengano cancellati per decorrenza dei termini di conservazione</i>” (cosa che già però viene svolta ordinariamente).<br />
Indica poi nel Garante Nazionale per la Privacy il titolare di eventuali reclami, anche se la rete creata col Patto è di per sé un’ entità coordinata (il Patto, appunto)che riceve e permette accessi sempre potenzialmente lesivi della privacy di una molteplice tipologia di soggetti, per questo era stata posta la domanda circa l’esistenza di un referente per la privacy interno al Progetto che verificasse l’attuazione delle norme italiane in materia di videosorveglianza (legittimità degli accessi, anonimizzazione dei dati ecc.).<br />
Particolare importante il diniego circa la pubblicazione della mappa di geolocalizzazione. Se le videocamere debbono essere segnalate per legge con avvisi ben predisposti c’è un motivo: chiunque può decidere di sottrarre allo sguardo pubblico la sua libertà di movimento, di riunione, di socializzazione.<br />
La prefettura risponde invece che: “…<i>la divulgazione di tale informazione recherebbe un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti alla sicurezza pubblica e all&#8217;ordine pubblico” </i>e che<i> “… divulgare la posizione delle videocamere consentirebbe di individuare anticipatamente le aree sottoposte a videosorveglianza, fornendo così informazioni strategiche che potrebbero essere sfruttate per eludere i controlli. Ciò vanificherebbe l’effetto deterrente delle videocamere compromettendo l&#8217;efficacia delle attività di prevenzione e repressione della criminalità</i>.”<br />
La mappatura delle videocamere viene invece fortemente consigliata dalle Linee guida europee 2020 in merito: “…<i>si possono geolocalizzare le telecamere caricando le relative informazioni su app o siti web di</i></p>
<p><i>mappatura, cosicché le persone possano facilmente, da un lato, identificare e specificare le fonti video</i></p>
<p><i>in vista dell’esercizio dei propri diritti e, dall’altro lato, ottenere informazioni più dettagliate sulla</i></p>
<p><i>tipologia di trattamento</i>” (7.118).</p>
<p>Precisa Michele Bottari (3x1t.org): <i>Sorvoliamo sulla risposta della Provincia, che sostiene di non avere in archivio la documentazione da essa stessa firmata nell&#8217;ambito del &#8220;Patto per l’attuazione della sicurezza urbana&#8221;. Le risposte ricevute invece dalla Prefettura oscillano tra il &#8220;non possiamo divulgare certe informazioni perché renderebbero inefficace il sistema di sorveglianza&#8221;, e il &#8220;non preoccupatevi perché il sistema è totalmente passivo, e non c&#8217;è archiviazione né confronto di dati con altri database&#8221;.<br />
Troppo poco per non preoccuparci. Negli ultimi anni, diversi tentativi di ottenere informazioni sulle modalità di utilizzo e sull&#8217;efficacia di questi strumenti, attraverso richieste di accesso agli atti, si sono scontrati con il rifiuto del Ministero dell&#8217;Interno di fornire dati concreti. Le statistiche aggregate, che non compromettono le indagini, sono state negate con la giustificazione che potrebbero ledere l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica.<br />
Il punto focale, a mio avviso, è l&#8217;incrocio di dati con il database di SARI, il sistema utilizzato dalla Polizia scientifica per il riconoscimento facciale.<br />
In paesi più attenti del nostro ai diritti umani, i dati sull&#8217;uso del riconoscimento facciale sono pubblici, in Italia il quadro è ancora incompleto. Questo impedisce un dibattito informato su una tecnologia che, pur utile per la sicurezza, può compromettere in modo serio la privacy e la libertà delle persone.”</i></p>
<p>Precisa Francesca Palazzi Arduini (obbligodigitale.it): “<i>premesso che chiunque voglia compiere un crimine può identificare le videocamere tramite la loro segnaletica (che è un obbligo di legge), e che è noto che vi sono mille modi per non farsi identificare messi in atto da chi compie furti e delitti, non si capisce perché i cittadini non dovrebbero essere informati della localizzazione e del numero delle videocamere del Progetto Sophia, a meno che non si voglia affermare che video-riprendere persone a loro insaputa è vietato (vedi il sacrosanto recente divieto di uso di smart glasses, purtroppo solo in alcuni luoghi) ma che le istituzioni possono farlo sempre…per il nostro bene ed ordinariamente, come fossero potenzialmente sempre in corso indagini a scopo investigativo su tutto il territorio. Ciò anche se recenti gravi fatti hanno dimostrato che senza la presenza di testimoni, la responsabilità sociale e il fattore umano la videosorveglianza non è affatto risolutiva, eppure oggi è un investimento pubblico prioritario”.</i><br />
Precisa Davide Marchi (3x1t.org): “<i>La Prefettura afferma che presto verranno pubblicati tutti i dettagli del progetto, io personalmente avrei gradito che tutto questo avvenisse preliminarmente e dunque ben prima del via al progetto, coinvolgendo in questo modo la cittadinanza, cercando di capire se questa era favorevole, se la stessa era al corrente degli eventuali rischi e benefici, se la medesima era al corrente che dette somme sarebbero state investite in tale direzione e se le stesse somme fossero state sottratte da altre voci di spesa… Inoltre, per quanto riguarda la tipologia di videocamere utilizzata, sarebbe opportuno che i cittadini venissero messi a conoscenza dell&#8217;esatto modello di telecamera in uso. Alcune tipologie di telecamere prodotte in Cina, acquistate in modo massivo su indicazioni Consip e ora in uso in tutta Italia, anche in ambienti sensibili come ospedali, tribunali e strutture decisionali pubbliche, è stato confermato veicolino flussi dati verso server del …Sol Levante. Nel documento &#8220;Direttiva videosorveglianza comunale” del Min. Interno del marzo 2012&#8243;,citato dal Patto provinciale, si specificano le caratteristiche degli apparati che chiaramente vengono descritti di tipo client-server&#8221;. Alla luce di ciò occorrerebbe conoscere con precisione il modello preciso di videocamere già in uso, come quelle già in rete di Poste Italiane ed altre, e relativa loro capacità di interagire con software di analisi video operanti mediante intelligenza artificiale ”.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.3x1t.org/">https://www.3x1t.org/</a></p>
<p><a href="https://obbligodigitale.it/">https://obbligodigitale.it/</a></p>
<p><a href="https://www.change.org/p/chiediamo-limiti-e-trasparenza-nella-videosorveglianza">https://www.change.org/p/chiediamo-limiti-e-trasparenza-nella-videosorveglianza</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="mailto:info@obbligodigitale.it">infoATobbligodigitale.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Michele Bottari</b> (3x1t.org, Verona) è stato uno dei soci fondatori di 3x1t.org, ha pubblicato “Come sopravvivere all’era digitale” (2019).</p>
<p><b>Davide Marchi</b> è stato uno dei soci fondatori e poi primo presidente dell’associazione OS3, fondata per incentivare il recupero dei computer dismessi mediante Software Libero e incentivare reti libere di tipo “mesh”, attualmente attivista del gruppo 3x1t.org.</p>
<p><b>Francesca Palazzi Arduini</b> si occupa di comunicazione e uso sociale degli strumenti digitali, è autrice tra l’altro di “Neurobiscotti. Pandemia e pubblicità” (2023) e scrive su riviste e testate web.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>-Contro i Festival, nell’epoca della pedagogia di massa.</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/contro-i-festival-nellepoca-della-pedagogia-di-massa.html</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 17:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
La campagna di “riabilitazione” del Festival Circonomia 2024, kermesse della “transizione ecologica”, dalle ondate di contestazioni e critiche , merita un’analisi che possa invitare a considerare il fenomeno festival nella sua valenza di operazione politica. E in questo panorama forse è più urgente contestare il metodo dei contenuti.
Sono decenni che assistiamo al progressivo impoverimento della partecipazione politica: elezioni ridotte alla soglia del 50% dei votanti aventi diritto, partiti politici ombra delle lobby ridotti a leaderismi e faide, operazioni culturali, come i festival, che sembrano voler occupare tutti gli spazi possibili dei calendari e che giocano a rosicchiare l’audience devastante dei social media e delle tv…creando però un modello altrettanto asfissiante.
Sotto questa realtà c’è la progressiva riduzione degli spazi di libero dibattito nella vita reale, trasferiti online. Le città divengono “progetti” (con rendering fantascientifici) di urbanistica e controllo sociale, la polluzione di videocamere (progetto Sophia) è parte di “Pesaro capitale della cultura”. I festival, in questo <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/contro-i-festival-nellepoca-della-pedagogia-di-massa.html">-Contro i Festival, nell’epoca della pedagogia di massa.</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/volantino-XR-Fano-9-marzo-2024-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1053" alt="volantino-xr-fano-9-marzo-2024-1" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/volantino-XR-Fano-9-marzo-2024-1-182x300.jpg" width="182" height="300" /></a><br />
La campagna di “riabilitazione” del Festival Circonomia 2024, kermesse della “transizione ecologica”, dalle ondate di contestazioni e critiche , merita un’analisi che possa invitare a considerare il fenomeno festival nella sua valenza di operazione politica. E in questo panorama forse è più urgente contestare il metodo dei contenuti.<br />
Sono decenni che assistiamo al progressivo impoverimento della partecipazione politica: elezioni ridotte alla soglia del 50% dei votanti aventi diritto, partiti politici ombra delle lobby ridotti a leaderismi e faide, operazioni culturali, come i festival, che sembrano voler occupare tutti gli spazi possibili dei calendari e che giocano a rosicchiare l’audience devastante dei social media e delle tv…creando però un modello altrettanto asfissiante.<br />
Sotto questa realtà c’è la progressiva riduzione degli spazi di libero dibattito nella vita reale, trasferiti online. Le città divengono “progetti” (con rendering fantascientifici) di urbanistica e controllo sociale, la polluzione di videocamere (progetto Sophia) è parte di “Pesaro capitale della cultura”. I festival, in questo contesto efficiente, distopico e predigerito, simboleggiano il ruolo egemonico di chi li fa, i servi –padroni,-influencer della cultura. In tutto questo eventificio, in tutta questa raccolta fondi, costruzione di palchi, falangi di sedie nei luoghi top delle città, la partecipazione dov’è? Nelle tre domande concesse al pubblico?<br />
Vi sono tre criteri che mostrano quanto gli Eventi siano spesso più utili a chi li organizza che a chi li fruisce: -che vengano costruiti come prodotto commestibile dentro il quale inserire una o due pillole di comparsata o pedagogia politica utile a chi amministra le città ed anche a chi ambisce a un futuro ruolo, -che usufruiscano di spazi pubblici altrimenti non concessi, marcando il territorio -che creino in alcuni casi reddito per chi li gestisce, spesso con fondi pubblici, anche sfruttando sponsorizzazioni commerciali.<br />
Con tutto ciò vogliamo forse dire che si tratti di prodotti inutili o dannosi? Ovviamente no, proprio per la strategia di marketing  e vocazione d’onnipresenza i festival contengono sempre “cibo intellettuale” vario, ed è quindi sempre possibile trovarvi un evento interessante. Ma proprio il festival Circonomia 2024, seppure festival “illuminato” (un’ esimia personalità politica lo ha definito “degli scappati di casa del Pd”) ha mostrato la sua ambiguità: leggendo la stampa mainstream parrebbe essere stato un successone ma proprio la pretesa di parlare in modo preconfezionato di argomenti che toccano da vicino la vita di tutti ha subito costanti, e plateali, <a href="https://www.viverefano.com/2024/03/07/circonomia-la-lupus-invece-della-transizione-ecologica-processate-i-combustibili-fossili/235761/" target="_blank">contestazioni</a>, rendendolo un evidente fiasco.<br />
Il festival escludeva infatti dal “palco” le criticità ambientali scomode, proponendo una narrazione politica accuratamente sterilizzata. L’inserimento nel programma dell’angoletto “dei giovani”, con l’intervista a Simone Ficicchia di Ultima Generazione per questo è stato certo utile agli organizzatori (“abbiamo fatto parlare anche loro”, “poi ci sono stati anche gli studenti!”) e l’imbarazzo nel momento finale dell’intervista, quando già si scalpitava per chiudere i microfoni ma Ficicchia passava invece la parola ad un portavoce dei comitati locali su <a href="https://webtv.camera.it/evento/24620" target="_blank">discariche a rischio ecomafie</a> e biodigestori industriali, era evidente. L’imbarazzo degli organizzatori sabato 9 marzo, all’<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/03/09/attiviste-di-extinction-rebellion-irrompono-a-circonomia-a-fano_cdcfbab0-a17f-48ef-aebd-2a9befe263bf.html" target="_blank">arrivo sul palco delle attiviste di Extinction Rebellion</a> e quindi del tema del greenwashing e della privatizzazione della <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/gestione-idrica-comitati-diffidano-a-svolgere-lasta.html" target="_blank">gestione idrica</a>, era palpabile. Solo l’assessore all’Ambiente Aguzzi, accanito cacciatore ma anche volpe politica, dichiarava sfacciatamente “abbiamo le vostre stesse preoccupazioni”. Il disappunto di vedersi contestati per la scelta di far cultura-spettacolo dalla più competente associazione ambientalista della Provincia (La Lupus in fabula), sembra però esser già passato…il Festival si rifarà, Bio lo vuole, ed anche il partito che “si riavvicina ai territori”.</p>
<p>fpa</p>
<h2></h2>
<div id="google_plus_one"><g:plusone></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>- Contro l&#8217;obbligo digitale: i nuovi contatori telegestiti</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/contro-lobbligo-digitale-i-nuovi-contatori-telegestiti.html</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 09:01:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; stata pubblicata sul sito dell&#8217;Appello contro l&#8217;obbligo digitale una petizione che sottolinea le criticità della sostituzione, massiva e coatta, dei contatori analogici (anche di quelli perfettamente funzionanti), con contatori digitali a pila dipendenti dalle reti 4 e 5 G.</p>
<p>La petizione chiede la tutela dei cittadini e consumatori dall’uso dello smart metering a valvola telegestita per le utenze di energia elettrica, gas e acqua.</p>
<p>SI tratta di una petizione per punti che evidenzia varie problematiche, per le quali a nostro avviso è opportuno un immediato e deciso intervento sia in sede parlamentare che nelle sedi di confronto tra associazioni dei consumatori e autorità di settore.</p>
<p>L’obiettivo della petizione è quello di tutelare i cittadini da un cambiamento repentino delle condizioni di gestione di beni necessari alla vita quotidiana, con una sempre più forte pressione delle holding del settore per l’abbattimento della forza lavoro, al quale non corrisponde alcun beneficio economico per gli utenti, e dal telecontrollo della <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/contro-lobbligo-digitale-i-nuovi-contatori-telegestiti.html">- Contro l&#8217;obbligo digitale: i nuovi contatori telegestiti</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata pubblicata sul sito dell&#8217;<a href="https://obbligodigitale.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Appello contro l&#8217;obbligo digitale</a> una petizione che sottolinea le criticità della sostituzione, massiva e coatta, dei contatori analogici (anche di quelli perfettamente funzionanti), con contatori digitali a pila dipendenti dalle reti 4 e 5 G.</p>
<p>La petizione chiede la tutela dei cittadini e consumatori dall’uso dello smart metering a valvola telegestita per le utenze di energia elettrica, gas e acqua.</p>
<p>SI tratta di una petizione per punti che evidenzia varie problematiche, per le quali a nostro avviso è opportuno un immediato e deciso intervento sia in sede parlamentare che nelle sedi di confronto tra associazioni dei consumatori e autorità di settore.</p>
<p>L’obiettivo della petizione è quello di tutelare i cittadini da un cambiamento repentino delle condizioni di gestione di beni necessari alla vita quotidiana, con una sempre più forte pressione delle holding del settore per l’abbattimento della forza lavoro, al quale non corrisponde alcun beneficio economico per gli utenti, e dal telecontrollo della vita domestica come mero comportamento commercializzabile.</p>
<p>Punto importante è anche il diritto all’opposizione dell’utente verso la sostituzione di un contatore analogico perfettamente funzionante con uno telegestito, il diritto all’opposizione all’inquinamento da radiofrequenze, e, non per ultimo, l’opposizione all’uso di contatori digitali per l’uso del bene primario acqua, telelettura che, per ora, non prevede elettrovalvole ma che è comunque svantaggiosa per l’utenza, in quanto non concede benefici economici né risolve il problema delle ingenti perdite in rete.</p>
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		<title>- Trivelle in Adriatico: mobilitiamoci, di nuovo.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 14:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
Non sono bastati un referendum regionale e una raccolta di firme nazionale per fermare la corsa agli idrocarburi in Adriatico&#8230;rilanciamo la notizia della nuova mobilitazione dei cittadini sulle coste.</p>
<p>BARI &#8211; Trivelle nel mare Adriatico: domenica 8 aprile otto flash-mob saranno messi in atto dagli attivisti di diverse associazioni in cinque regioni adriatiche, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. L&#8217;iniziativa &#8211; informa una nota &#8211; è stata decisa &#8220;per dire no alla deriva petrolifera e ai progetti di prospezione con air gun&#8221; approvati dal ministero dell&#8217;Ambiente e in via di autorizzazione definitiva da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
Gli ambientalisti, dopo l&#8217;esito sfavorevole dei ricorsi al Consiglio di Stato, rilanciano quindi la lotta con un evento che si terrà in contemporanea in Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia con appuntamenti a Rimini, Ancona, S.Benedetto del Tronto, Giulianova, Pescara, Vasto, Termoli e Bari. L&#8217;air gun &#8211; viene evidenziato &#8211; &#8220;è una tecnica di ricerca di <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivelle-in-adriatico-mobilitiamoci-di-nuovo.html">- Trivelle in Adriatico: mobilitiamoci, di nuovo.</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/trivelle_aprile018.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-994" alt="Trivelle nel mare Adriatico, domenica 8 aprile 8 flash-mob in 5 regioni" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/trivelle_aprile018.jpg" width="502" height="293" /></a><br />
Non sono bastati un <a title="Il 17 aprile tutti al referendum:" href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/il-17-aprile-tutti-al-referendum.html"><strong>referendum regionale</strong></a> e una raccolta di firme nazionale per fermare la corsa agli idrocarburi in Adriatico&#8230;rilanciamo la notizia della nuova mobilitazione dei cittadini sulle coste.</p>
<p>BARI &#8211; Trivelle nel mare Adriatico: domenica 8 aprile otto flash-mob saranno messi in atto dagli attivisti di diverse associazioni in cinque regioni adriatiche, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. L&#8217;iniziativa &#8211; informa una nota &#8211; è stata decisa &#8220;per dire no alla deriva petrolifera e ai progetti di prospezione con air gun&#8221; approvati dal ministero dell&#8217;Ambiente e in via di autorizzazione definitiva da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.<br />
Gli ambientalisti, dopo l&#8217;esito sfavorevole dei ricorsi al <b>Consiglio di Stato</b>, rilanciano quindi la lotta con un evento che si terrà in contemporanea in Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia con appuntamenti a Rimini, Ancona, S.Benedetto del Tronto, Giulianova, Pescara, Vasto, Termoli e Bari. L&#8217;air gun &#8211; viene evidenziato &#8211; &#8220;è una tecnica di ricerca di idrocarburi estremamente dannosa per la fauna marina, come dimostrato da decine di studi, a partire dagli effetti negativi su cetacei, pesci e tartarughe. Uno dei più recenti ha confermato che durante le violente esplosioni di aria compressa si aprono &#8220;buchi&#8221; di zooplancton, la base della catena alimentare del mare, a destra e a sinistra per 1,2 km&#8221;.</p>
<p>Lo stesso ministero dell&#8217;Ambiente nei decreti favorevoli di Valutazione di Impatto Ambientale &#8220;ha ammesso il potenziale impatto dei progetti, imponendo un limite di ben 100 km tra due barche qualora impegnate ad usare l&#8217;air gun in contemporanea&#8221;. <b>Complessivamente in questi anni il ministero dell&#8217;Ambiente ha emanato 9 provvedimenti di V.I.A. favorevoli all&#8217;uso dell&#8217;air gun in Adriatico su 11 zone</b>: &#8220;su alcune aree &#8211; si sottolinea &#8211; si potrà passare con l&#8217;air gun due volte, nel mare davanti alle Marche, o addirittura tre, davanti alla Puglia&#8221;.</p>
<p>Le associazioni che hanno aderito alle iniziative che si terranno l&#8217;8 aprile sono: Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua, Coordinamento Nazionale No Triv, Coordinamento No Hub del gas &#8211; Abruzzo, Greenpeace, Comitato di Quartiere Annunziata di Giulianova, Pescara 2.0, Gruppo No Triv di S.Salvo, Gruppo No Triv Terra di Bari, Trivelle Zero Marche, Trivelle Zero Molise, Associazione Ambiente e Salute nel Piceno, Rete Associazioni Tutela del Mare S.O.S. ADRIATICO Rimini.</p>
<p>ANSA, 8 aprile 2918.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Oltre 100 persone hanno partecipato all’iniziativa lanciata dalla rete Trivelle Zero Marche per rivendicare il diritto a un mare pulito e a un modello di sviluppo sostenibile.</p>
<p>Oggi, domenica 8 aprile sulla spiaggia di Palombina Nuova (AN) in contemporanea a svariate città della costa adriatica, cittadini, associazioni e comitati si sono mobilitati per prendere parola contro la politica energetica imposta dallo “Sblocca Italia” che punta ancora su un passato fondato sull’estrazione di petrolio e di gas.</p>
<p>Questo mentre il mondo sta puntando, anche se faticosamente, verso l’inevitabile passaggio alle energie rinnovabili, al risparmio energetico e al rispetto degli ecosistemi. Appare quindi ancora più folle ostinarsi nella ricerca di idrocarburi nell&#8217;Adriatico dove notoriamente i giacimenti sono scarsi e di bassissima qualità mentre lo scempio dei territori e gli elevati rischi ambientali ricadono sulle spalle di chi i territori li abita.<br />
Come se non bastasse le ricadute economiche dall’estrazione di gas e petrolio sono ad appannaggio esclusivo delle grandi multinazionali dell’energia perché in Italia le corporations non pagano royalties sullo sfruttamento di queste risorse naturali.</p>
<p>Il Consiglio di Stato nei giorni scorsi ha assestato un duro colpo alle istanze ecologiste di queste zone dando di fatto il via libera alla ricerca di idrocarburi in mare con il metodo dell&#8217;airgun, una tecnica che consiste nel bombardare i fondali marini con potenti detonazioni che hanno pesanti ricadute sulla flora e fauna marina.<br />
E tutto questo solamente per cercare gli idrocarburi… neanche per estrarli!</p>
<p>Da tre anni la rete Trivelle Zero Marche dà battaglia ai signori del petrolio e continuerà a farlo anche contro il progetto pesarese “Bianca Luisella”, che dietro un nome rassicurante cela l&#8217;imminente approvazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico di nuove trivelle in mare e nuovi gasdotti.<br />
Oggi come ieri ci opporremo ad ogni nuovo mostro ecologico, difenderemo le nostre coste e spingeremo perchè a decidere sui territori siano coloro che li abitano.<br />
da<a href="http://www.inventati.org/trivellezeromarche/" target="_blank"> <b>Trivelle Zero Marche</b></a></p>
<p>Da <a href="https://www.vivereancona.it/2018/04/09/non-si-pesca-petrolio-nel-nostro-mare-liniziativa-di-trivelle-zero-marche-a-palombina/">https://www.vivereancona.it/2018/04/09/non-si-pesca-petrolio-nel-nostro-mare-liniziativa-di-trivelle-zero-marche-a-palombina/</a></p>
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		<title>- Trivellazioni e Piano delle Aree: difendere la volontà referendaria</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivellazioni-e-piano-delle-aree-difendere-la-volonta-referendaria.html</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 08:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[appelli e sottoscrizioni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Nota diffusa dal comitato nazionale No Trivelle, ringraziamo il Gruppo Fuoritempo per la diffusione:</p>
<p>Il responso delle urne del 4 Dicembre è stato netto. Il tempo fin qui trascorso ed i fatti intervenuti all’indomani della consultazione referendaria sono tali da indurci a passare da una prima fase di doverosa riflessione a quella di un’azione responsabile e conseguente.</p>
<p>Di che fatti e riflessioni trattasi?</p>
<p>In primis, dell’insediamento di un nuovo Esecutivo nel cui programma non si colgono elementi di discontinuità rispetto a quello precedente anche con riferimento alle politiche energetiche malgrado, sul piano della governance dell’energia, gli elettori abbiano chiaramente bocciato la proposta di riforma costituzionale, lasciando in capo alle Regioni la potestà legislativa concorrente, in questa come in altre importanti materie.</p>
<p>In seconda battuta, si tratta del procedere senza requie, da parte delle compagnie dell’Oil&#38;Gas, delle azioni finalizzate all’ottenimento di titoli per la ricerca, l’estrazione in mare e su terraferma, il trasporto e lo stoccaggio di gas e petrolio.</p>
<p>Le <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivellazioni-e-piano-delle-aree-difendere-la-volonta-referendaria.html">- Trivellazioni e Piano delle Aree: difendere la volontà referendaria</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/trivelle-613x357.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-961" alt="trivelle-613x357" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/02/trivelle-613x357.jpg" width="444" height="258" /></a></p>
<p>Nota diffusa dal comitato nazionale No Trivelle, ringraziamo il Gruppo <a href="http://www.fuoritempo.info" target="_blank">Fuoritempo</a> per la diffusione:<strong></p>
<p>Il responso delle urne del 4 Dicembre è stato netto.</strong> Il tempo fin qui trascorso ed i fatti intervenuti all’indomani della consultazione referendaria sono tali da indurci a passare da una prima fase di doverosa riflessione a quella di un’azione responsabile e conseguente.</p>
<p><em>Di che fatti e riflessioni trattasi?</em></p>
<p>In primis, dell’insediamento di un nuovo Esecutivo nel cui programma non si colgono elementi di discontinuità rispetto a quello precedente anche con riferimento alle politiche energetiche malgrado, sul piano della governance dell’energia, gli elettori abbiano chiaramente bocciato la proposta di riforma costituzionale, lasciando in capo alle Regioni la potestà legislativa concorrente, in questa come in altre importanti materie.</p>
<p>In seconda battuta, si tratta del procedere senza requie, da parte delle compagnie dell’Oil&amp;Gas, delle azioni finalizzate all’ottenimento di titoli per la ricerca, l’estrazione in mare e su terraferma, il trasporto e lo stoccaggio di gas e petrolio.</p>
<p>Le cronache delle ultime settimane danno ulteriore conferma del fatto che nessuna delle aree del Paese tra quelle indicate nella Strategia Energetica Nazionale 2013 è risparmiata da questa irrefrenabile corsa alle fonti fossili: dal Canale di Sicilia fino alla Val Padana, transitando per la dorsale appenninica &#8211; zone terremotate incluse -. Non vi è palmo del territorio della Repubblica che si possa ritenere al riparo dall’insediamento di nuove trivelle o di nuove grandi opere inutili, dispendiose ed impattanti.</p>
<p>Con il voto del 4 Dicembre tuttavia è stato messo un punto fermo: quasi 19 milioni e mezzo di italiane e di italiani si sono espressi chiaramente contro l’estromissione delle comunità locali e delle Regioni dalle decisioni che riguardano i progetti “petroliferi” e le infrastrutture energetiche.</p>
<p>Il Governo, le forze politiche rappresentate in Parlamento e le Regioni, destinatarie e beneficiare dirette di questa rinnovata fiducia, hanno il dovere di tenerne conto e di conformare la loro azione legislativa all’esito referendario, che impone alle Regioni di recitare un ruolo di primo piano nelle scelte di politica energetica del Paese.</p>
<p>Uno degli strumenti di primaria importanza, in questo senso, è il cosiddetto “Piano delle Aree”, inopinatamente abrogato dalla Legge di Stabilità 2016.</p>
<p>E’ bene rammentare che <strong>il “Piano delle Aree” era stato introdotto dalla legge di conversione del decreto “Sblocca Italia&#8221;, su richiesta dell’ANCI e delle Regioni</strong>. Nelle intenzioni dei proponenti e del Legislatore, il “Piano delle Aree” avrebbe dovuto rappresentare un indispensabile strumento di ricerca di un ragionevole punto di equilibrio e di ricomposizione di interessi territoriali ed economici, in cui, oltre a garantire la salvaguardia di legittime prerogative costituzionali, avrebbero dovuto essere messe in gioco le migliori capacità di definizione di criteri scientifici e di procedure metodologiche con valore “erga omnes”, garantendo al contempo i necessari processi di coinvolgimento e partecipazione democratica, come sanciti dalla Convenzione di Aahrus.</p>
<p><strong>Lo strumento fu poi abrogato, come detto, in sede di approvazione della Legge di Stabilità 2016</strong>, malgrado l’opposizione delle Regioni promotrici del Referendum No Triv che avrebbero invece voluto mantenerlo e rafforzarlo, estendendone la sfera di applicazione anche alle aree marine poste entro le 12 miglia dalle linee di costa.</p>
<p>La questione fu al centro di uno dei sei quesiti referendari No Triv su cui non fu possibile votare a causa della soppressione del Piano ed anche oggetto di un acceso dibattito alla Camera e di uno specifico emendamento alla Legge di Stabilità 2016, che, posto ai voti, non fu accolto tuttavia dall’Aula.</p>
<p>I sottoscrittori della presente tornano a porre la questione alle Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative Regionali ed alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni in quanto rappresentative della volontà a suo tempo espressa dalle Regioni referendarie che vollero fortemente quel Piano e che tentarono di preservarlo.</p>
<p>Quanto sopra assume ancor più rilevanza all’indomani del Referendum sulla revisione costituzionale: la reintroduzione del Piano delle Aree e, quindi, la necessità di far partecipare attivamente le Regioni alla redazione dello strumento, non è solo atto politicamente ma anche costituzionalmente dovuto in quanto la materia &#8220;governo del territorio&#8221; è rimasta di competenza concorrente, unitamente a quella energetica.</p>
<p>Nel merito della questione energetica, inoltre, alla luce dell’urgente necessità di una radicale revisione della politica energetica nazionale ed europea in applicazione degli accordi della Cop 21 di Parigi, non è accettabile che gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale 2013 restino invariati!</p>
<p>Occorre avviare da subito in tal senso la revisione della normativa riguardante l’acquisizione dei titoli minerari, la ricerca, l’estrazione a fini produttivi, lo stoccaggio ed il trasporto di gas e di petrolio.</p>
<p>Non è ulteriormente rinviabile il fatto che il Paese si doti di uno strumento di pianificazione in grado di identificare quali aree del territorio e del mare debbano essere definitivamente e stabilmente sottratte alla disponibilità delle compagnie petrolifere.</p>
<p>Nella prospettiva di un rinnovato ed autentico regionalismo, <strong>le Assemblee Elettive Regionali ben potrebbero e dovrebbero, dunque, farsi motore, mediante apposita proposta legislativa da approvarsi all’unanimità, di un’innovazione normativa finalizzata al ripristino ed al potenziamento dello strumento del “Piano delle Aree”</strong>.</p>
<p>Ogni approfondimento sul sito <a href="http://www.notriv.com" target="_blank">NoTriv</a>.</p>
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		<title>Il Governo ritira il decreto sui servizi pubblici:</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 16:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
Il Governo ritira il decreto sui servizi pubblici,  una vittoria della mobilitazione e dell&#8217;applicazione della Costituzione</p>
<p>La Corte costituzionale ha sostanzialmente demolito la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione voluta dalla Ministra Marianna Madia, dichiarando l&#8217;incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.
La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali.</p>
<p>Ciò, di fatto, demolisce anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano.</p>
<p>Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.</p>
<p>Una marcia indietro richiesta dal movimento per l&#8217;acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).
Abbiamo sempre denunciato l&#8217;incostituzionalità di questo provvedimento <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/il-governo-ritira-il-decreto-sui-servizi-pubblici.html">Il Governo ritira il decreto sui servizi pubblici:</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fontanella.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-298" alt="fontanella" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fontanella.jpg" width="275" height="183" /></a><br />
Il Governo ritira il decreto sui servizi pubblici,  una vittoria della mobilitazione e dell&#8217;applicazione della Costituzione</b></p>
<p>La Corte costituzionale ha sostanzialmente demolito la cosiddetta Riforma della Pubblica Amministrazione voluta dalla Ministra Marianna Madia, dichiarando l&#8217;incostituzionalità di diversi articoli della legge delega tra cui quelli relativi a dirigenza, società partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.<br />
La censura della Consulta si fonda sulla lesione del principio di leale collaborazione tra stato ed enti locali.</p>
<p>Ciò, di fatto, demolisce anche i decreti attuativi in quanto risultano illegittimi i presupposti su cui si basano.</p>
<p>Per queste ragioni il Governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali.</p>
<p>Una marcia indietro richiesta dal movimento per l&#8217;acqua da subito con la grande mobilitazione messa in campo a partire dalla primavera scorsa che ha prodotto centinaia di iniziative e una straordinaria raccolta di firme in calce alla petizione popolare (230.000 firme consegnate al Parlamento a fine luglio).<br />
Abbiamo sempre denunciato l&#8217;incostituzionalità di questo provvedimento che avrebbe prodotto un pericoloso vulnus democratico provando a cancellare l&#8217;esito del referendum 2011. Su questa base si era aperto un confronto con la Ministra Madia la quale più volte aveva dichiarato che il servizio idrico sarebbe stato stralciato dalla versione definitiva decreto. Ciò avrebbe costituito solo un primo passo indietro, seppur importante, nel tentativo del Governo di sovvertire l&#8217;esito referendario. Abbiamo, infatti, sempre ribadito che andavano eliminate tutte le norme che puntavano alla privatizzazione dei servizi locali, che vietano la gestione pubblica tramite aziende speciali, oltre a quelle che permangono e creano, comunque, una disparità tra le diverse forme di gestione con un evidente favore per quelle privatistiche.</p>
<p>Non possiamo che gioire di fronte alla capitolazione di una riforma dei servizi pubblici locali che, in ogni caso, si ispirava all&#8217;idea del mercato <strong>come unico regolatore</strong> sociale.<br />
Una capitolazione che deriva dal combinato disposto di una grande mobilitazione sociale e dall&#8217;intervento della Consulta.</p>
<p>La nostra battaglia proseguirà perchè siamo convinti della necessità di una inversione di rotta nel senso della piena attuazione degli esiti referendari e della promozione di un gestione pubblica e partecipativa dell’acqua svolta nell&#8217;interesse della comunità e che restituisca il giusto ruolo alle amministrazioni locali.<br />
Siamo anche convinti che il dibattito nel nostro paese debba ripartire proprio da questi punti e ci adopereremo affinchè l&#8217;eventuale nuovo testo di decreto sia radicalmente riformulato e la legge sull&#8217;acqua in discussione al Senato, svuotata e stravolta nel suo impianto generale, sia approvata nella sua versione originaria a partire dal ripristino dell’articolo che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 28 novembre 2016.</p>
<p align="center"><b><a href="http://www.acquabenecomune.org " target="_blank">FORUM ITALIANO</a> DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA</b></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center">
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		</item>
		<item>
		<title>Il 17 aprile tutti al referendum:</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/il-17-aprile-tutti-al-referendum.html</link>
		<comments>https://www.comitatinrete.it/wordpress/il-17-aprile-tutti-al-referendum.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Mar 2016 17:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[appelli e sottoscrizioni]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia partecipativa]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum 17 aprile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatinrete.it/wordpress/?p=915</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>In attesa di conoscere il percorso di un altro referendum, quello sull&#8217;incenerimento dei rifiuti (vedi Sblocca Italia) , rendiamo disponibili i materiali giunti dal Coordinamento nazionale per il referendum contro il proseguimento delle trivellazioni in mare nelle dodici miglia dalla costa (quesito ammesso):</p>
<p>Flyer_Ref_Trivelle_070316-C-2</p>
<p>MATERIALE_Vademecum Referendum_17Aprile</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Logo_fermaletrivelle_colore_quadrato.png"><img class="alignnone  wp-image-916" alt="Logo_fermaletrivelle_colore_quadrato" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Logo_fermaletrivelle_colore_quadrato.png" width="420" height="420" /></a></p>
<p>In attesa di conoscere il percorso di un altro referendum, quello sull&#8217;incenerimento dei rifiuti (vedi Sblocca Italia) , rendiamo disponibili i materiali giunti dal Coordinamento nazionale per il referendum contro il proseguimento delle trivellazioni in mare nelle dodici miglia dalla costa (quesito ammesso):</p>
<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/Flyer_Ref_Trivelle_070316-C-2.pdf">Flyer_Ref_Trivelle_070316-C-2</a></p>
<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/MATERIALE_Vademecum-Referendum_17Aprile.pdf">MATERIALE_Vademecum Referendum_17Aprile</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/referendum-schiaffo-alla-democrazia.html</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2016 10:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[notizie nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[trivellazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[referendum no trivelle]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA. IL GOVERNO BRUCIA 360 MILIONI DI EURO E BOICOTTA IL REFERENDUM NO TRIV PERCHE&#8217; SA DI PERDERE LA BATTAGLIA CONTRO LE TRIVELLE</p>
<p>Coordinamento Nazionale No Triv, 11 febbraio 2016.
</p>
<p>Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera, il Governo ha fissato la data per il voto referendario al prossimo 17 aprile, non accogliendo così la richiesta avanzata dalle Associazioni e dai Comitati ambientalisti, dalle Regioni e dai Parlamentari di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative.</p>
<p>In questo modo, il Governo decide di buttare via circa 360 milioni di euro di denaro pubblico.</p>
<p>Ed è paradossale che nello stesso Consiglio dei Ministri di ieri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per altro verso, di rinviare l&#8217;adozione di un provvedimento finalizzato all&#8217;erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni di euro&#8230;</p>
<p>leggi tutto</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/giulianova.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-903" alt="giulianova" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/giulianova.jpg" width="250" height="250" /></a><br />
REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA. IL GOVERNO BRUCIA 360 MILIONI DI EURO E BOICOTTA IL </b><b>REFERENDUM NO TRIV </b><b>PERCHE&#8217; SA DI PERDERE LA BATTAGLIA CONTRO LE TRIVELLE</b></p>
<p><b>Coordinamento Nazionale <a href="http://www.notriv.com" target="_blank">No Triv</a>, 11 febbraio 2016.<br />
</b></p>
<p>Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera, il Governo ha fissato la data per il voto referendario al <b>prossimo 17 aprile</b>, non accogliendo così la richiesta avanzata dalle Associazioni e dai Comitati ambientalisti, dalle Regioni e dai Parlamentari di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative.</p>
<p><b>In questo modo, il Governo decide di buttare via circa 360 milioni di euro di denaro pubblico.</b></p>
<p>Ed è paradossale che nello stesso Consiglio dei Ministri di ieri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per altro verso, di rinviare l&#8217;adozione di un provvedimento finalizzato all&#8217;erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni di euro&#8230;</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1667134616883449&amp;id=1428315400765373&amp;fref=nf" target="_blank">leggi tutto</a></p>
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		<title>RIGETTATA la Legge regionale sulla Valutazione d&#8217;impatto ambientale!</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/rigettata-la-legge-regionale-sulla-valutazione-dimpatto-ambientale.html</link>
		<comments>https://www.comitatinrete.it/wordpress/rigettata-la-legge-regionale-sulla-valutazione-dimpatto-ambientale.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento provinciale]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento regionale]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[notizie nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[verifica impatto ambientale marche]]></category>
		<category><![CDATA[vertenze legali]]></category>
		<category><![CDATA[legge regionale VIA]]></category>
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		<category><![CDATA[valutazione impatto ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
La CORTE COSTITUZIONALE, con sentenza nr. 93 del 20.05.2013, ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale degli allegati A1, A2, B1 e B2 alla legge della Regione Marche 26 marzo 2012, n. 3 (Disciplina regionale della valutazione di impatto ambientale – VIA), nel loro complesso, nella parte in cui, nell’individuare i criteri per identificare i progetti da sottoporre a VIA regionale o provinciale ed a verifica di assoggettabilità regionale o provinciale, non prevedono che si debba tener conto, caso per caso, di tutti i criteri indicati nell’Allegato III alla direttiva 13 dicembre 2011, n. 2011/92/UE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati &#8211; codificazione), come prescritto dall’articolo 4, paragrafo 3, della medesima.</p>
<p>Dunque, abbiamo sempre avuto ragione: la L.R. Marche nr. 3/2012 è incostituzionale e l’esclusione dei progetti dalla procedura di V.I.A. da parte della Regione ha comportato violazione della normativa europea.</p>
<p>Di conseguenza chiediamo la revoca immediata di <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/rigettata-la-legge-regionale-sulla-valutazione-dimpatto-ambientale.html">RIGETTATA la Legge regionale sulla Valutazione d&#8217;impatto ambientale!</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/bilancia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-515" title="bilancia" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/bilancia.jpg" alt="" width="134" height="134" /></a><br />
La CORTE COSTITUZIONALE, con sentenza nr. 93 del <strong>20.05.2013</strong>, ha dichiarato <em>“l’illegittimità costituzionale degli allegati A1, A2, B1 e B2 alla legge della Regione Marche 26 marzo 2012, n. 3 (Disciplina regionale della valutazione di impatto ambientale – VIA), nel loro complesso, nella parte in cui, nell’individuare i criteri per identificare i progetti da sottoporre a VIA regionale o provinciale ed a verifica di assoggettabilità regionale o provinciale, non prevedono che si debba tener conto, caso per caso, di tutti i criteri indicati nell’Allegato III alla direttiva 13 dicembre 2011, n. 2011/92/UE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati &#8211; codificazione), come prescritto dall’articolo 4, paragrafo 3, della medesima.</em></p>
<p>Dunque, abbiamo sempre avuto ragione: <strong>la L.R. Marche nr. 3/2012 è incostituzionale e l’esclusione dei progetti dalla procedura di V.I.A. da parte della Regione ha comportato violazione della normativa europea</strong>.</p>
<p>Di conseguenza <strong><span style="text-decoration: underline;">chiediamo la revoca immediata di tutte le autorizzazioni rilasciate</span></strong>, con riserva di azione di risarcimento dei danni e di adire la Magistratura contabile per gli aspetti di propria competenza.</p>
<p>Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano</p>
<p>Leggi sentenza: <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Corte-costituzionale-della-Repubblica-italiana-93_2013.pdf">Corte costituzionale della Repubblica italiana &#8211; 93_2013</a></p>
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		<title>Il nostro sito diventa anche un Blog</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 15:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[acqua bene pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[appelli e sottoscrizioni]]></category>
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		<category><![CDATA[rete nazionale rifiuti zero]]></category>
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		<category><![CDATA[coordinamento dei comitati di difesa delle valli del metauro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Come potete vedere il sito, grazie al lavoro gratuito di Francesca Palazzi Arduini che ha preparato la piattaforma WordPress, è cambiato per darci modo di pubblicare più velocemente e di indicizzare meglio i contenuti, tutto il  materiale del vecchio sito
è comunque presente alla pagina archivio,</p>
<p>adesso è possibile anche commentare gli articoli direttamente,</p>
<p>a presto!</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/inceneritore_2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3" title="inceneritore_2" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/inceneritore_2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Come potete vedere il sito, grazie al lavoro gratuito di Francesca Palazzi Arduini che ha preparato la piattaforma WordPress, è cambiato per darci modo di pubblicare più velocemente e di indicizzare meglio i contenuti, tutto il  materiale del vecchio sito<br />
è comunque presente alla pagina <a href="http://archivio.comitatinrete.it">archivio</a>,</p>
<p>adesso è possibile anche commentare gli articoli direttamente,</p>
<p>a presto!</p>
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