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	<title>comitatinrete.it &#187; principio di precauzione</title>
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	<description>Archivio del coord. comitati delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano</description>
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		<title>-Svenduti per 30 denari:  le maxi antenne per la telefonia e il Piano Italia a 5G</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Lo sappiamo bene: la trasmissione dei dati è l’affare del ventennio.
Oggi viviamo di connessioni, e di eccesso di connessioni dovuto alla creazione di nuovi bisogni. È il grande affare dell’ ‘Internet delle cose’, che prevede che ogni persona, ogni oggetto, ogni casa, sia avvolta da una rete 5G per controllare e gestire tutto: dalla partita di calcio sul telefonino  ai dati sul numero dei bucati alla temperatura del frigorifero, alle nostre pulsazioni cardiache.
A prescindere dalla critica al lato strategico generale, e di quello finanziario che prevede l’impiego di enormi quantità di denaro pubblico per sostenere la rete BUL (Banda Ultra Larga), che vuole connetterci tutti al minimo di100 Mbps uguali a 12,5 MB/s (e ad 1 GB nel futuro) il problema è la salute pubblica.
Il controllo sulle radiofrequenze GSM, 3G, 5G sia affidato in Europa ad una normativa cui l’Italia ha inteso “allinearsi” con l’art. 10 della Legge 30 dicembre 2023, n. 214. L’articolo di <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/svenduti-per-30-denari-le-maxi-antenne-per-la-telefonia-e-il-piano-italia-a-5g.html">-Svenduti per 30 denari:  le maxi antenne per la telefonia e il Piano Italia a 5G</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/tabella-piano-italia-5-g-pag-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1072" alt="tabella-piano-italia-5-g-pag-4" src="https://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/tabella-piano-italia-5-g-pag-4-300x188.jpg" width="300" height="188" /></a></p>
<p>Lo sappiamo bene: la trasmissione dei dati è l’affare del ventennio.<br />
Oggi viviamo di connessioni, e di eccesso di connessioni dovuto alla creazione di nuovi bisogni. È il grande affare dell’ ‘Internet delle cose’, che prevede che ogni persona, ogni oggetto, ogni casa, sia avvolta da una rete 5G per controllare e gestire tutto: dalla partita di calcio sul telefonino  ai dati sul numero dei bucati alla temperatura del frigorifero, alle nostre pulsazioni cardiache.<br />
A prescindere dalla critica al lato strategico generale, e di quello finanziario che prevede l’impiego di enormi quantità di denaro pubblico per sostenere la rete BUL (Banda Ultra Larga), che vuole connetterci tutti al minimo di100 Mbps uguali a 12,5 MB/s (e ad 1 GB nel futuro) il problema è la salute pubblica.<br />
Il controllo sulle radiofrequenze GSM, 3G, 5G sia affidato in Europa ad una normativa cui l’Italia ha inteso “allinearsi” con l’art. 10 della Legge 30 dicembre 2023, n. 214. L’articolo di legge ha stabilito l’adeguamento dei limiti dei campi elettromagnetici<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> che in precedenza vedeva prescritto un limite di 6volt/metro nell’ambiente umano, e di 2watt/Kg per il corpo umano, <b>questi limiti sono stati quasi triplicati</b>, da 6v /metro a 15v /metro.<br />
Il problema è che <b>alcuni rischi, non ancora sufficientemente studiati, non possono essere mitigati dal comportamento umano</b>. Possiamo cioè evitare di tenere attaccato al corpo un telefonino e possiamo abbassare la soglia di uso del wi-fi nel nostro ambiente domestico e di lavoro ma…se sul territorio vengono installate più antenne emittenti radiofrequenze, e vengono installate nei centri abitati, niente impedirà che delle persone siano irradiate stabilmente con frequenze di vario tipo (perché di solito le antenne portano più emettitori) e che quindi la loro sorte sia quella di essere cavie da laboratorio in vista di futuri studi sulla nocività delle radiazioni non ionizzanti per lunghe durate.<br />
Gli studi sul tema vengono commissionati di malavoglia, <b>perché l’imperativo commerciale prevede finanziamenti alla fibra ma anche alle antenne</b>. Non è bastato cioè l’ingente finanziamenti per la BUL<a title="" href="#_ftn2">[2]</a> via cavo che ha fatto sì che tutti possano ricevere dati ad alta velocità, anche nelle campagne, tramite fibra ottica, e che i dati 5G possano viaggiare tramite una serie di piccoli ripetitori: le holdings della telefonia vogliono il 5G e altissime velocità <b>anche per la rete mobile per ogni centimetro di terreno incolto esistente.</b><br />
E quando mancano gli accordi coi Comuni per installare antenne importanti per emissione e stazza, <b>trovano disponibili le Diocesi e l’Istituto per il sostentamento del clero<a title="" href="#_ftn3"><b>[3]</b></a></b>. Questo significa, a dispetto della retorica della enciclica Laudato Sii, che nessun cittadino viene avvisato preventivamente dalle Diocesi dell’installazione delle antenne a fianco delle loro case, come è successo, tra i tanti casi, agli abitanti di <b>un piccolo quartiere di San Giorgio di Pesaro (Terre Roveresche), in provincia di Pesaro e Urbino</b>.<br />
La ditta FiberCop infatti, non trovando forse per ostacoli di natura paesaggistica (e per principio di precauzione?) dei Comuni in loco un placet per installare, ha presentato al SUAP locale la pratica per l’installazione di una antenna (alta in totale 35 metri) su un terreno affittato dall’Istituto diocesano della Diocesi di Fano-Pergola-Fossombrone, <b>con impatto diretto in una area con 26 edifici</b>. Il parroco ne era al corrente? Ed ha avvisato i cittadini di questa novità nella sua omelia domenicale? Non pare, visto che proprio di recente, il 25 settembre, il Sindaco del luogo ha dovuto indire un incontro cittadino per mettere al corrente della prevista installazione e informare sulla pratica (antenna per frequenze LTE 811 e 1830 Mhz, 5G 778, 3800, 3560 Mhz).<br />
Pare quasi una comica leggere il programma ministeriale per la Banda ultralarga-BUL, che presenta il piano come necessario per “la coesione sociale”, e <b>vedere poi il gioco della scopa di queste antenne, che nessuno ovviamente vuole di fronte a casa propria, non essendoci alcuna certezza che non causino problemi sia tecnici che di salute</b>.<br />
Quali certezze hanno i cittadini rispetto a ciò? Nessuna. Già qualche tempo fa i giornalisti di Report (gennaio 2023, inchiesta “Segnali divini”)<a title="" href="#_ftn4">[4]</a> avevano portato alla luce il fenomeno dell’uso dei terreni delle diocesi per portare nelle città le antenne per smartphone e per la nuova Internet of Things, e non era stata una buona novella. Ancora prima, unico fra tanti, lo stesso programma di inchiesta (puntata del 26 novembre 2018)<a title="" href="#_ftn5">[5]</a> aveva intervistato i pochi esperti di radioemissioni e capire quale era il limite per la salute all’irraggiamento di queste frequenze. La scoperta era stata che per i telefoni cellulari i limiti prescritti erano spesso superati, e di molto, con l’uso massiccio e ravvicinato di molto dispositivi, e che erano dimostrati danni alla salute di vario tipo per le radiofrequenze. Veniva citato per l’uso dei cellulari uno studio dell’istituto federale NTP Usa e per le antenne radio quello sull’irraggiamento costante a 1800 Mhz dell’italiano Istituto Ramazzini, la cui direttrice di ricerca, dott. Fiorella Belpoggi, <b>sottolineava che il pericolo era “basso, ma con una diffusione su milioni di persone</b>”.<br />
L’ISDE, Medici per l’ambiente, in un comunicato dal titolo significativo “<i>Il Parlamento aumenta i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici: un favore agli operatori telefonici stranieri e contro la salute pubblica</i>” ribadiva nel gennaio 2024: …”<i>le proprie preoccupazioni in merito all’approvazione dell’articolo 10 del DDL Concorrenza che prevede l’innalzamento dell’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza (CEMRF) da 6 a 15 V/m(volt/metro)” </i>e chiedeva che “<i>nel contempo la modalità di misurazione di tale valore, che attualmente avviene come media su 24 ore, torni ad essere svolta come media nei 6 minuti nelle ore di maggiore traffico telefonico “.<a title="" href="#_ftn6"><b>[6]</b></a></i>Denunciando anche gli stratagemmi di legge usati per privare i cittadini di ogni possibile difesa dalle ‘<b>antenne obbligate</b>’ in quanto considerate opere di urbanizzazione primaria.<a title="" href="#_ftn7">[7]</a><br />
Per<b> quale scopo di reale pubblica utilità gli abitanti nei pressi di antenne</b> come quella citata dovrebbero evitare di “sostare più di 4 ore ai piano alti degli edifici”? Se osserviamo la mappa di quel territorio presente sul sito BUL, vediamo nella ‘Mappa delle aree (pixel) non servite o servite con velocità di picco inferiore a 30Mbit/s al 2026’<a title="" href="#_ftn8">[8]</a> che la zona presenta poche zone scoperte, e quindi pochissima popolazione, che non sia <b>servita in rete mobile ad almeno 30Mbps</b>.<br />
Se osserviamo la mappa del Catasto RF Marche gestito da Arpam<a title="" href="#_ftn9">[9]</a> egualmente notiamo che <b>nei pressi dei centri abitati e lungo le arterie stradali esiste anche in quella zona già una poderosa serie di antenne e che la rete 5G è già presente lungo tutte le direttrici stradali</b>.<br />
Per la rete a banda ultra larga in fibra erano già stati spesi una enormità di soldi: solo 725 milioni di euro per collegare in fibra ottica, tra loro, <b>11mila antenne radiomobili 5G (PNRR)</b>, inoltre il Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 vedeva approvata dal CIPE nel 2015, la somma in fondi strutturali di 2 miliardi e altri 4,9 miliardi da altre fonti statali, per la banda a 30 Mbps minimo e a 100 Mbps nelle aree nelle quali fossero già presenti almeno uno o due operatori privati.<br />
Il limite tra incentivo alla vendita di servizi del privato e servizio pubblico (che si suppone parta da una richiesta di servizio dei cittadini) è molto vago. Queste necessità sono legate a piani di trasformazione della società attraverso reti digitali sempre più invasive, tanto da essere già proiettate per il futuro verso connessioni a ben 1 Giga…con finanziamenti per un appalti a privati per un ammontare complessivo da PNRR, già stabilito nel 2021, di 3,8 miliardi di euro<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>.<br />
Riassumendo, il Piano Italia 5G stabilisce che gli investimenti pubblici vadano concentrati nelle aree in cui le prestazioni delle <b>reti mobili</b> non raggiunga velocità in download di almeno 30 Mbps (una velocità quindi di 3,75 MB al secondo), si badi bene, nelle condizioni di punta del traffico in rete. A cosa serve tutta questa banda in rete mobile? Per i nostri Governi si tratta della “<i>condizione minima necessaria per soddisfare, nel breve periodo, il fabbisogno di connettività mobile per l’effettiva fruizione da parte di tutti gli utenti dei molteplici servizi e applicazioni resi disponibili con la tecnologia 5G</i>”.<br />
Gli <b>ambiti applicativi del 5G, molti dei quali assolutamente legati alla creazioni di un bisogno commerciali</b>, sono: veicoli costantemente connessi, veicoli autonomi, robot, monitoraggio da remoto, realtà aumentata, operazioni da remoto, sorveglianza e sicurezza.<br />
Questi ambiti richiedono l’uso di antenne per la telefonia mobile solo se, appunto, si spostano sul territorio e considerando che ogni minimo fazzoletto di terreno, anche un bosco o un anfratto roccioso, debba essere raggiunto da 5 tacche 5G.</p>
<div>articolo tratto da <a href="http://rimarchevole.wordpress.com" target="_blank">Rimarchevole blog</a><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> “i valori di attenzione …sono in via provvisoria e cautelativa fissati a un valore pari a 15 V/m, per quanto attiene all&#8217;intensità di campo elettrico E, a un valore pari a 0,039 A/m, per quanto attiene all&#8217;intensità di campo magnetico H, e a un valore pari a 0,59 W/m², per quanto attiene alla densità di potenza D. “</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> https://bandaultralarga.italia.it/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/04/24/campanili-il-grande-affare-per-la-chiesa-delle-antenne-telefoniche/7140474/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Segnali-divini-929a52d8-43d7-4d57-a203-7b7a16fa7392.html</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Onda-su-onda-de576424-57d1-432a-98ab-fadc21d68ae4.html</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> https://www.isdenews.it/il-parlamento-aumenta-i-limiti-di-esposizione-ai-campi-elettromagnetici-un-favore-agli-operatori-telefonici-stranieri-e-contro-la-salute-pubblica/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> https://www.isdenews.it/elettromagnetismo-le-leggi-hanno-smontato-la-protezione-per-i-cittadini/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> https://bandaultralarga.italia.it/mappa/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> https://www.arpa.marche.it/radiazioni-non-ionzzanti/catastorf</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> https://innovazione.gov.it/dipartimento/focus/piano-italia-a-1-giga/</p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>-L&#8217;ISDE scrive ai sindaci sul Glifosato</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/lisde-scrive-ai-sindaci-sul-glifosato.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 13:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal sito di ISDE Medici per l&#8217;ambiente apprendiamo che: :</p>
<p>Il Presidente di Isde Italia, Roberto Romizi, ha scritto ai Sindaci italiani alla luce dei risultati di studi recentemente pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali, che confermano i gravissimi danni indotti dal glifosato.</p>
<p>Come è noto, gli studi sperimentali, quando ben condotti, costituiscono un’importantissima fonte di informazioni attendibili. Tale fonte viene utilizzata da sempre nel mondo scientifico per dimostrare gli effetti di un agente fisico (ad esempio radiazioni) o chimico, per comprenderne i meccanismi di danno e adottare politiche precauzionali possibilmente prima che siano rilevati gli stessi danni nella popolazione.</p>
<p>Qui il link alla lettera inviata:
Ultimi studi pubblicati sugli effetti tossici del glifosato e richiesta di azioni urgenti</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito di ISDE Medici per l&#8217;ambiente apprendiamo che: :</p>
<p>Il Presidente di Isde Italia, Roberto Romizi, ha scritto ai Sindaci italiani alla luce dei risultati di studi recentemente pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali, che confermano i gravissimi danni indotti dal glifosato.</p>
<p>Come è noto, gli studi sperimentali, quando ben condotti, costituiscono un’importantissima fonte di informazioni attendibili. Tale fonte viene utilizzata da sempre nel mondo scientifico per dimostrare gli effetti di un agente fisico (ad esempio radiazioni) o chimico, per comprenderne i meccanismi di danno e adottare politiche precauzionali possibilmente prima che siano rilevati gli stessi danni nella popolazione.</p>
<p>Qui il link alla lettera inviata:<br />
<a href="https://www.isdenews.it/isde-italia-scrive-ai-sindaci-sul-glifosato/" target="_blank">Ultimi studi pubblicati sugli effetti tossici del glifosato e richiesta di azioni urgenti</a></p>
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		<item>
		<title>-Primavera color ruggine, i rischi dell&#8217;uso del glifosato come erbicida</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/primavera-color-ruggine-i-rischi-delluso-del-glifosato-come-erbicida.html</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 08:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Nel 2015 Art32 aveva organizzato un incontro riguardante il legame tra Agricoltura e Salute, con la partecipazione del prof. Gianni Tamino, della dott.ssa Patrizia Gentilini e del prof. Fabio Taffetani.
A distanza di dieci anni purtroppo poco è cambiato rispetto all’uso di erbicidi tossici nelle nostre campagne e  anche in aree pubbliche. Ciò anche se si registra invece un positivo aumento delle aree coltivate con metodi biologici, che nelle Marche supera il 26%.
Nonostante le evidenze scientifiche insomma si continuano ad usare metodi che peggiorano la salubrità del suolo, delle acque e dell’aria.
Agente Arancio,  chiamavano così negli anni Sessanta quando veniva sparso in Vietnam dall’esercito Usa per “defoliare” le foreste. L’effetto “arancio” è anche quello di un erbicida “non selettivo”, cioè che uccide ogni pianta che trova, il Glifosato, purtroppo ancora in uso anche nelle campagne italiane. Avrete notato anche voi in questi giorni alcuni campi completamente color arancio o ruggine, ed anche scarpate e cigli stradali. <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/primavera-color-ruggine-i-rischi-delluso-del-glifosato-come-erbicida.html">-Primavera color ruggine, i rischi dell&#8217;uso del glifosato come erbicida</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/glifosato-erbicida-tossico.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1062" alt="Use of Herbicides in Switzerland Einsatz von Herbiziden" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/glifosato-erbicida-tossico-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Nel 2015 Art32 aveva organizzato <a href="http://www.art32onlus.it/2015/03/14/registrazione-video-dellincontro-su-agricoltura-e-salute/">un incontro</a> riguardante il legame tra Agricoltura e Salute, con la partecipazione del prof. Gianni Tamino, della dott.ssa Patrizia Gentilini e del prof. Fabio Taffetani.<br />
A distanza di dieci anni purtroppo poco è cambiato rispetto all’uso di erbicidi tossici nelle nostre campagne e  anche in aree pubbliche. Ciò anche se si registra invece un positivo aumento delle aree coltivate con metodi biologici, che nelle Marche supera il 26%.<br />
Nonostante le evidenze scientifiche insomma si continuano ad usare metodi che peggiorano la salubrità del suolo, delle acque e dell’aria.<br />
Agente Arancio,  chiamavano così negli anni Sessanta quando veniva sparso in Vietnam dall’esercito Usa per “defoliare” le foreste. L’effetto “arancio” è anche quello di un erbicida “non selettivo”, cioè che uccide ogni pianta che trova, il Glifosato, purtroppo ancora in uso anche nelle campagne italiane. Avrete notato anche voi in questi giorni alcuni campi completamente color arancio o ruggine, ed anche scarpate e cigli stradali. L’intento di chi lo irrora è “sterminare” qualsiasi presenza vegetale sui terreni, prima di lavorarli, l’effetto è quello di inquinare in maniera persistente il terreno, che poi arando manda l’erbicida velenoso anche in profondità, oltre a uccidere anche la micro fauna, insetti e altri animali benefici per l’ecosistema.<br />
Sulla nocività del Glifosato si è pronunciata di recente la Agenzia Internazionale di ricerca sul cancro, inserendolo tra i “probabili cancerogeni”, eppure, evidentemente per motivi di mercato e di lucro da parte di chi lo produce e di chi lo usa per risparmiare forza lavoro, la Commissione europea ne ha autorizzato la produzione ancora per dieci anni. ciò anche se la <a href="https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/glyphosate" target="_blank">agenzia EFSA</a> ne aveva già segnalato la pericolosità per organisni acquatici e tossicità per le persone. Eppure dati sulla cancerogenicità ci sono, tanti. Qui il <a href="https://www.raiplay.it/video/2024/01/Glifosato-un-rischio-per-la-salute---Mi-manda-Raitre-14012024-55ac776f-0d69-4ada-9d67-fd585aa2c988.html" target="_blank">servizio di inchiesta Rai</a> Mi manda Rai Tre del 2024 che ne spiega i rischi.<br />
Il WWF Italia ha pubblicato lo scorso anno un dettagliato report sui rischi del glifosato segnalando anche la denuncia del consorzio europeo PAN (<em>Pesticide Action Network Europa</em>) che ha portato in tribunale la Bayer (che produce l’erbicida Roundup) per non aver presentato la giusta documentazione nella richiesta di approvazione all’utilizzo del Glifosato.<br />
Cosa succede nel nostro territorio? Il Glifosato oltre a essere usato sulle massicciate ferroviarie è stato usato anche da Anas, suscitando molte proteste. Purtroppo di recente alcune amministrazioni pubbliche hanno iniziato a riutilizzarlo, senza considerare i rischi per la salute, per diserbare a costi minori del diserbo manuale (ma quanto minori? e il costo per la salute e per la biodiversità?).<br />
Il Comune di Barchi, ora Terre Roveresche, nel 2009, aveva emesso una <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/ORDINANZA-N.-1-DEL-2009.pdf" target="_blank">ordinanza </a>che prescriveva per l’uso di erbicidi una distanza di 100 metri dalle abitazioni, delibera che risulta poi revocata dalla stessa Giunta di allora, e che comunque non era sufficiente a garantire sicurezza ai cittadini dal rischio di inalare, ingerire, venire a contatto con gli erbicidi. In questi giorni notiamo l’uso del Glifosato in zone che ne amplificano il danno, come terreni sulle sponde del fiume Metauro ed affluenti, od aree pubbliche come i nostri giardini comunali.<br />
Di fronte alla <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/pesticidi-e-ora-di-cambiare.html" target="_blank">palese tossicità dell’erbicida </a>è dovere e diritto dei cittadini chiedere alle Amministrazioni pubbliche di attivarsi per  il rispetto della salute e dell’ecosistema. In attesa che l’UE si decida e emettere il previsto divieto d’uso, iniziamo un percorso di divieto dell’uso di questa e di altri pesticidi ed erbicidi, a partire dal divieto assoluto d’uso nei pressi di abitazioni, giardini, corsi d’acqua, con un margine che non sia ridicolo e tenga conto della volatilità della sostanza, consultando gli scienziati che si occupano di nocività quali ad esempio Medici per l’ambiente-ISDE.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>-Videosorveglianza di massa: un accesso agli atti per conoscere la rete Sophia a Pesaro e Urbino</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 07:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[diritti dei cittadini]]></category>
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		<category><![CDATA[pesaro e urbino]]></category>
		<category><![CDATA[rete di videosorveglianza sophia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ABSTRACT:
È stato firmato nel 2023 un Patto tra Prefettura e Sindaci della Provincia di Pesaro e Urbino per la costituzione di un sistema integrato di video-sorveglianza urbana. Questo sistema, denominato Sophia, era annunciato sul sito dell’Ufficio per il Governo del territorio già il 15 dicembre scorso.
Non era però presente sui siti istituzionali dei Comuni, né su quello della locale Prefettura, alcun documento che informasse i cittadini in maniera precisa in merito. Studiosi/e ed attivisti/e di obbligodigitale.it ed 3x1t.org hanno quindi effettuato un Accesso agli atti europeo per acquisire informazioni in merito, ricevendo risposte puntuali, quale il numero delle videocamere in rete (780) ma in parte evasive sulla reale e potenziale portata di una rete che per ora non usa flussi di dati in tempo reale ma che già presenta aree di opacità, ad esempio non consentendo ai cittadini di conoscere la mappatura eseguita ed i suoi futuri sviluppi.
Rispetto al riconoscimento facciale tramite biometria, dopo il <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/videosorveglianza-di-massa-un-accesso-agli-atti-per-conoscere-la-rete-sophia-a-pesaro-e-urbino.html">-Videosorveglianza di massa: un accesso agli atti per conoscere la rete Sophia a Pesaro e Urbino</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>ABSTRACT:<br />
</b>È stato firmato nel 2023 un Patto tra Prefettura e Sindaci della Provincia di Pesaro e Urbino per la costituzione di un <strong>sistema integrato di video-sorveglianza urbana</strong>. Questo sistema, denominato <b>Sophia</b>, era annunciato sul sito dell’Ufficio per il Governo del territorio già il 15 dicembre scorso.<br />
Non era però presente sui siti istituzionali dei Comuni, né su quello della locale Prefettura, alcun documento che informasse i cittadini in maniera precisa in merito. Studiosi/e ed attivisti/e di obbligodigitale.it ed 3x1t.org hanno quindi effettuato un Accesso agli atti europeo per acquisire informazioni in merito, ricevendo risposte puntuali, quale il numero delle videocamere in rete (780) ma in parte evasive sulla reale e potenziale portata di una rete che per ora non usa flussi di dati in tempo reale ma che già presenta aree di opacità, ad esempio non consentendo ai cittadini di conoscere la mappatura eseguita ed i suoi futuri sviluppi.<br />
Rispetto al riconoscimento facciale tramite biometria, dopo il pronunciamento del Garante (2021) circa la non ammissibilità (per ovvi motivi di distopico controllo sociale e comportamentale) del SARI Real Time (sistema di riconoscimento facciale in tempo reale), i cittadini non sanno come verranno gestiti eventuali dati forniti, tramite il Progetto Sophia, da apparecchiature mappate dal ‘Patto’ (che potrebbero esserne provviste) alle istituzioni che ne fanno richiesta. Il Progetto già mette in rete sistemi privati e intende farlo in futuro, sistemi quindi ancora più opachi rispetto all’uso di queste tecnologie. La domanda è: quanto capillare vuole essere questa rete di videosorveglianza? E quali criteri di analisi di immagini, anche a scopo di “prevenzione”, dovrebbero essere occulti per i cittadini, a giustificazione della loro efficacia, visto che la mappatura o cartografia del Progetto, come scrive la Prefettura nella sua risposta all’accesso, non verrà resa pubblica?<br />
L’accesso agli atti è stato eseguito anche in solidarietà ad iniziative in corso in tutta Europa, come la campagna Reclaim your Face, la mobilitazione veneziana contro Venezia Smart City, e tante altre.<b></p>
<p></b></p>
<p><b>La storia:</b><br />
Febbraio 2017: il Decreto legge sulla “sicurezza” delle città dispone, come metodo non preminente, la videosorveglianza di zone “<i>maggiormente interessate da fenomeni di degrado</i>”, citando anche “<i>plessi scolastici e sedi universitarie, musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura o comunque interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico</i>” come da sottoporre a maggiore controllo. La videosorveglianza, già del resto attuata dalle istituzioni pubbliche e di polizia (svincoli stradali, sistema di riconoscimento targhe, videocamere municipali) e da privati, non manca certo in Italia, e il Decreto NON ne consiglia un uso ulteriore essendo già massivo l’uso di questi sistemi.<br />
Succede però che in alcune città, non solo con l’esperimento veneziano della “Smart control Room” in atto dal 2021 ma anche in Comuni nei quali si è giunti all’uso del riconoscimento facciale (si veda il procedimento del Garante privacy verso i Comuni di Arezzo e di Lecce nel 2022) le telecamere siano divenute lo strumento prioritario attraverso il quale si vorrebbe garantire la “sicurezza” cittadina, tessendo una fitta rete digitale coordinata di acquisizione immagini che oltrepassa ogni credibile limite di rispetto della privacy di ognuno e giunge alla soglia della sorveglianza comportamentale.<br />
La tutela della privacy dei cittadini è focus delle Linee guida 2.0 (2020) della UE, che ribadiscono con argomenti inoppugnabili come la privacy dei cittadini debba invece essere l’interesse maggiore perché “…<i>queste tecnologie possono limitare le possibilità di muoversi e di utilizzare servizi in maniera</i> <i>anonima nonché, in linea generale, la possibilità di passare inosservati. Le conseguenze per la</i> <i>protezione dei dati sono enormi.” (1.1) </i>Le Linee guida raccomandano quindi anch’esse che la videosorveglianza non sia usata come metodo preminente di prevenzione dei reati, e precisa che le autorità pubbliche non possono invocare il “legittimo interesse” alla videosorveglianza massiva come strumento di esecuzione dei loro compiti (3.23).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il fatto:</b> il 15 dicembre 2023 si tiene presso la Prefettura di Pesaro e Urbino una riunione di tutti i sindaci della Provincia per la firma del “Patto per l’attuazione della sicurezza urbana, progetto Sophia”, nel presentare il Patto si cita come base ispirativa proprio il suddetto Decreto legge, poi Legge sulla sicurezza urbana n.48/2017, con lo scopo di <i>“…sapere quali sistemi esistono in un&#8217;area, di verificarne il corretto funzionamento e di individuare le zone non coperte in modo da poter intervenire amministrativamente per assicurare l’adeguatezza e la capillarità degli impianti</i>”. Viene successivamente data notizia che la mappatura e l’uso delle videocamere a fini di sorveglianza va avanti includendo non solo tutte le videocamere comunali ma anche quelle della Procura, di Poste italiane, e in previsione praticamente ogni sistema di ripresa, anche di privati.<br />
Alcuni studiose e studiosi, constatando che in nessun sito od albo istituzionale era presente copia del Patto e suo regolamento, attuano nell’agosto 2024 un Accesso agli atti europeo verso Prefettura e Provincia di Pesaro e Urbino per avere notizie più dettagliate dei sistemi tecnologici usati, delle norme per l’accesso ai dati, e delle garanzie di privacy per i cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La risposta della Prefettura ed i pareri:<br />
</b>risponde per prima la Provincia di Pesaro ed Urbino rendendo noto di non esser in possesso di alcun documento (!) e che il testo del Patto è in possesso della Prefettura. Risponde quindi gentilmente la Prefettura specificando che il Progetto ha mappato per ora <span style="text-decoration: underline;">780 videocamere</span>, e che ritiene di poter inviare copia del Patto e dei suoi allegati, avendo chiesto parere in merito al Ministero. Specifica altresì che il Patto verrà pubblicato online (non presente al momento in cui scriviamo).<br />
Rispetto alle richieste riguardanti flusso dei dati e uso della biometria, specifica solamente che per ora il Progetto Sophia consiste in una mappa di geolocalizzazione dei punti di ripresa, eseguita su piattaforma del Comune di Pesaro. Risponde inoltre di non vedere l’obbligo di valutarne l’impatto per la privacy in quanto il progetto consente solamente “<i>alla polizia giudiziaria di acquisire tempestivamente le immagini di interesse, prima che le stesse vengano cancellati per decorrenza dei termini di conservazione</i>” (cosa che già però viene svolta ordinariamente).<br />
Indica poi nel Garante Nazionale per la Privacy il titolare di eventuali reclami, anche se la rete creata col Patto è di per sé un’ entità coordinata (il Patto, appunto)che riceve e permette accessi sempre potenzialmente lesivi della privacy di una molteplice tipologia di soggetti, per questo era stata posta la domanda circa l’esistenza di un referente per la privacy interno al Progetto che verificasse l’attuazione delle norme italiane in materia di videosorveglianza (legittimità degli accessi, anonimizzazione dei dati ecc.).<br />
Particolare importante il diniego circa la pubblicazione della mappa di geolocalizzazione. Se le videocamere debbono essere segnalate per legge con avvisi ben predisposti c’è un motivo: chiunque può decidere di sottrarre allo sguardo pubblico la sua libertà di movimento, di riunione, di socializzazione.<br />
La prefettura risponde invece che: “…<i>la divulgazione di tale informazione recherebbe un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti alla sicurezza pubblica e all&#8217;ordine pubblico” </i>e che<i> “… divulgare la posizione delle videocamere consentirebbe di individuare anticipatamente le aree sottoposte a videosorveglianza, fornendo così informazioni strategiche che potrebbero essere sfruttate per eludere i controlli. Ciò vanificherebbe l’effetto deterrente delle videocamere compromettendo l&#8217;efficacia delle attività di prevenzione e repressione della criminalità</i>.”<br />
La mappatura delle videocamere viene invece fortemente consigliata dalle Linee guida europee 2020 in merito: “…<i>si possono geolocalizzare le telecamere caricando le relative informazioni su app o siti web di</i></p>
<p><i>mappatura, cosicché le persone possano facilmente, da un lato, identificare e specificare le fonti video</i></p>
<p><i>in vista dell’esercizio dei propri diritti e, dall’altro lato, ottenere informazioni più dettagliate sulla</i></p>
<p><i>tipologia di trattamento</i>” (7.118).</p>
<p>Precisa Michele Bottari (3x1t.org): <i>Sorvoliamo sulla risposta della Provincia, che sostiene di non avere in archivio la documentazione da essa stessa firmata nell&#8217;ambito del &#8220;Patto per l’attuazione della sicurezza urbana&#8221;. Le risposte ricevute invece dalla Prefettura oscillano tra il &#8220;non possiamo divulgare certe informazioni perché renderebbero inefficace il sistema di sorveglianza&#8221;, e il &#8220;non preoccupatevi perché il sistema è totalmente passivo, e non c&#8217;è archiviazione né confronto di dati con altri database&#8221;.<br />
Troppo poco per non preoccuparci. Negli ultimi anni, diversi tentativi di ottenere informazioni sulle modalità di utilizzo e sull&#8217;efficacia di questi strumenti, attraverso richieste di accesso agli atti, si sono scontrati con il rifiuto del Ministero dell&#8217;Interno di fornire dati concreti. Le statistiche aggregate, che non compromettono le indagini, sono state negate con la giustificazione che potrebbero ledere l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica.<br />
Il punto focale, a mio avviso, è l&#8217;incrocio di dati con il database di SARI, il sistema utilizzato dalla Polizia scientifica per il riconoscimento facciale.<br />
In paesi più attenti del nostro ai diritti umani, i dati sull&#8217;uso del riconoscimento facciale sono pubblici, in Italia il quadro è ancora incompleto. Questo impedisce un dibattito informato su una tecnologia che, pur utile per la sicurezza, può compromettere in modo serio la privacy e la libertà delle persone.”</i></p>
<p>Precisa Francesca Palazzi Arduini (obbligodigitale.it): “<i>premesso che chiunque voglia compiere un crimine può identificare le videocamere tramite la loro segnaletica (che è un obbligo di legge), e che è noto che vi sono mille modi per non farsi identificare messi in atto da chi compie furti e delitti, non si capisce perché i cittadini non dovrebbero essere informati della localizzazione e del numero delle videocamere del Progetto Sophia, a meno che non si voglia affermare che video-riprendere persone a loro insaputa è vietato (vedi il sacrosanto recente divieto di uso di smart glasses, purtroppo solo in alcuni luoghi) ma che le istituzioni possono farlo sempre…per il nostro bene ed ordinariamente, come fossero potenzialmente sempre in corso indagini a scopo investigativo su tutto il territorio. Ciò anche se recenti gravi fatti hanno dimostrato che senza la presenza di testimoni, la responsabilità sociale e il fattore umano la videosorveglianza non è affatto risolutiva, eppure oggi è un investimento pubblico prioritario”.</i><br />
Precisa Davide Marchi (3x1t.org): “<i>La Prefettura afferma che presto verranno pubblicati tutti i dettagli del progetto, io personalmente avrei gradito che tutto questo avvenisse preliminarmente e dunque ben prima del via al progetto, coinvolgendo in questo modo la cittadinanza, cercando di capire se questa era favorevole, se la stessa era al corrente degli eventuali rischi e benefici, se la medesima era al corrente che dette somme sarebbero state investite in tale direzione e se le stesse somme fossero state sottratte da altre voci di spesa… Inoltre, per quanto riguarda la tipologia di videocamere utilizzata, sarebbe opportuno che i cittadini venissero messi a conoscenza dell&#8217;esatto modello di telecamera in uso. Alcune tipologie di telecamere prodotte in Cina, acquistate in modo massivo su indicazioni Consip e ora in uso in tutta Italia, anche in ambienti sensibili come ospedali, tribunali e strutture decisionali pubbliche, è stato confermato veicolino flussi dati verso server del …Sol Levante. Nel documento &#8220;Direttiva videosorveglianza comunale” del Min. Interno del marzo 2012&#8243;,citato dal Patto provinciale, si specificano le caratteristiche degli apparati che chiaramente vengono descritti di tipo client-server&#8221;. Alla luce di ciò occorrerebbe conoscere con precisione il modello preciso di videocamere già in uso, come quelle già in rete di Poste Italiane ed altre, e relativa loro capacità di interagire con software di analisi video operanti mediante intelligenza artificiale ”.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.3x1t.org/">https://www.3x1t.org/</a></p>
<p><a href="https://obbligodigitale.it/">https://obbligodigitale.it/</a></p>
<p><a href="https://www.change.org/p/chiediamo-limiti-e-trasparenza-nella-videosorveglianza">https://www.change.org/p/chiediamo-limiti-e-trasparenza-nella-videosorveglianza</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="mailto:info@obbligodigitale.it">infoATobbligodigitale.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Michele Bottari</b> (3x1t.org, Verona) è stato uno dei soci fondatori di 3x1t.org, ha pubblicato “Come sopravvivere all’era digitale” (2019).</p>
<p><b>Davide Marchi</b> è stato uno dei soci fondatori e poi primo presidente dell’associazione OS3, fondata per incentivare il recupero dei computer dismessi mediante Software Libero e incentivare reti libere di tipo “mesh”, attualmente attivista del gruppo 3x1t.org.</p>
<p><b>Francesca Palazzi Arduini</b> si occupa di comunicazione e uso sociale degli strumenti digitali, è autrice tra l’altro di “Neurobiscotti. Pandemia e pubblicità” (2023) e scrive su riviste e testate web.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Appello ai candidati, le adesioni ad oggi:</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/appello-ai-candidati-le-adesioni-ad-oggi.html</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 17:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[appelli e sottoscrizioni]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia partecipativa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>
Atto di impegno dei candidati sindaco sull’Ambiente: il Coordinamento dei comitati riceve le prime adesioni.</p>
<p>Sono i candidati a sindaco Antonio Sebastianelli, per “Terre Roveresche”, e Stefano Aguzzi, per “Colli al Metauro”, i primi ad aderire all’Atto di impegno proposto dal coordinamento al fine di sensibilizzare e di ottenere garanzie sulla tutela dell’ambiente, della salute, e sulla prevenzione delle nocività ambientali.
L’Atto di impegno, diffuso online e inviato ai candidati, intende porre i puntini sulle ’ i ‘ rispetto alle politiche per la gestione pubblica delle risorse naturali (in primis l’acqua), la gestione dei rifiuti e la produzione di energia pulita.
L’Atto richiede ai candidati l’impegno a garantire la massima partecipazione popolare alle procedure nell’ambito dei procedimenti di VAS, VIA, AIA, attraverso lo strumento delle Conferenze di servizi, l’impegno a far applicare ed applicare il “principio di concertazione” a tutti i procedimenti autorizzativi, provvedendo in primo luogo a garantire l’informazione e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/appello-ai-candidati-le-adesioni-ad-oggi.html">Appello ai candidati, le adesioni ad oggi:</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/calamio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-965" alt="calamio" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/calamio.jpg" width="268" height="237" /></a><br />
Atto di impegno dei candidati sindaco sull’Ambiente: il Coordinamento dei comitati riceve le prime adesioni.</p>
<p>Sono i candidati a sindaco <strong>Antonio Sebastianelli</strong>, per “Terre Roveresche”, e <strong>Stefano Aguzzi</strong>, per “Colli al Metauro”, i primi ad aderire all’Atto di impegno proposto dal coordinamento al fine di sensibilizzare e di ottenere garanzie sulla tutela dell’ambiente, della salute, e sulla prevenzione delle nocività ambientali.<br />
L’Atto di impegno, diffuso online e inviato ai candidati, intende porre i puntini sulle ’ i ‘ rispetto alle politiche per la gestione pubblica delle risorse naturali (in primis l’acqua), la gestione dei rifiuti e la produzione di energia pulita.<br />
L’Atto richiede ai candidati l’impegno a garantire la massima partecipazione popolare alle procedure nell’ambito dei procedimenti di VAS, VIA, AIA, attraverso lo strumento delle Conferenze di servizi, l’impegno a far applicare ed applicare il “principio di concertazione” a tutti i procedimenti autorizzativi, provvedendo in primo luogo a garantire l’informazione e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Nell’Atto si ricorda inoltre che “Nonostante recenti decreti governativi dispongano la costruzione nelle Marche di un inceneritore di rifiuti da 190.000 tonnellate (il che significherebbe il conferimento ad esso di ben il 35,7% dei rifiuti urbani di tutta la Regione!), la volontà ben dimostrata negli anni passati dalle nostre comunità è quella di rifiuto di qualsiasi soluzione industriale potenzialmente pericolosa per la salubrità dell’aria, oltre che per gli obiettivi del riciclo spinto di ogni tipologia di rifiuto. “<br />
“Last but not least”, in ultimo ma non meno importante, l’impegno dei candidati a valutare l’impatto sanitario di ogni installazione artigianale o industriale, per mettere la salute dei cittadini sempre al primo posto.<br />
Ulteriori eventuali adesioni saranno rese pubbliche dal coordinamento dei comitati entro il 9 giugno.</p>
<p>Coordinamento dei comitati per la difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano</p>
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		<title>-Per un Atto di impegno dei candidati a Sindaco dei nuovi Comuni</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/per-un-atto-di-impegno-dei-candidati-a-sindaco-dei-nuovi-comuni.html</link>
		<comments>https://www.comitatinrete.it/wordpress/per-un-atto-di-impegno-dei-candidati-a-sindaco-dei-nuovi-comuni.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 May 2017 07:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[appelli e sottoscrizioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[marche per rifiuti zero]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.comitatinrete.it/wordpress/?p=964</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Atto di impegno dei candidati a Sindaco del nuovo Comune “Terre Roveresche” e del nuovo Comune “Colli al Metauro”: ambiente e partecipazione dei cittadini.</p>
<p>Gentili candidati, come forse saprete il Coordinamento dei comitati ha costituito negli scorsi anni un punto di incontro di tante realtà locali e cittadini in attività per la salvaguardia dell’ecosistema di alcune zone a rischio, e per il focus sul rapporto tra salute dei cittadini e nocività ambientali. Per questo anche oggi proponiamo ai candidati sindaci e a tutti i rappresentanti in lista per la prossima tornata elettorale locale un Atto di impegno che metta al centro dell’attenzione questi temi, e li associ all’imprescindibile laboratorio di democrazia che ci auguriamo si attui all’interno di queste nuove realtà amministrative: il lavoro per rendere gli abitanti cittadini e non sudditi.
Per questo chiediamo ai candidati di esprimersi pubblicamente, in modo da rendere noto il loro impegno a:</p>

Perseguire la tutela ambientale e delle risorse naturali. Ciò <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/per-un-atto-di-impegno-dei-candidati-a-sindaco-dei-nuovi-comuni.html">-Per un Atto di impegno dei candidati a Sindaco dei nuovi Comuni</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/calamio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-965" alt="calamio" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/calamio.jpg" width="463" height="410" /></a></p>
<p><b>Atto di impegno dei candidati a Sindaco del nuovo Comune “Terre Roveresche” e del nuovo Comune “Colli al Metauro”: ambiente e partecipazione dei cittadini.</b></p>
<p>Gentili candidati, come forse saprete il Coordinamento dei comitati ha costituito negli scorsi anni un punto di incontro di tante realtà locali e cittadini in attività per la salvaguardia dell’ecosistema di alcune zone a rischio, e per il focus sul rapporto tra salute dei cittadini e nocività ambientali. Per questo anche oggi proponiamo ai candidati sindaci e a tutti i rappresentanti in lista per la prossima tornata elettorale locale un Atto di impegno che metta al centro dell’attenzione questi temi, e li associ <span style="text-decoration: underline;">all’imprescindibile laboratorio di democrazia </span>che ci auguriamo si attui all’interno di queste nuove realtà amministrative: il lavoro per rendere gli abitanti cittadini e non sudditi.<br />
Per questo chiediamo ai candidati di esprimersi pubblicamente, in modo da rendere noto il loro impegno a:</p>
<ol>
<li>P<b>erseguire la tutela ambientale e delle risorse naturali</b>. Ciò richiede di porre in campo politiche di gestione esclusivamente pubblica dell’acqua (affinché gli utili del servizio siano reinvestiti sulla rete idrica), di riduzione dei rifiuti, riciclo e riuso dei materiali, escludendo ogni forma impropria di smaltimento (discariche e inceneritori), di risparmio energetico e sostegno esclusivo alle energie rinnovabili, quali la solare termica e fotovoltaica, la minieolica, la mini-idroelettrica, la geotermica.<br />
Nonostante che  recenti decreti governativi dispongano la costruzione nelle Marche di un inceneritore di rifiuti da 190.000 tonnellate (il che significherebbe il conferimento ad esso di ben il 35,7% dei rifiuti urbani di tutta la Regione!), la volontà ben dimostrata negli anni passati dalle nostre comunità è quella di rifiuto di qualsiasi soluzione industriale potenzialmente pericolosa per la salubrità dell’aria, oltre che per gli obiettivi del riciclo spinto di ogni tipologia di rifiuto.<br />
I nostri paesi posseggono tre valori fondamentali da difendere, tramandare e valorizzare:<br />
la campagna intesa come ambiente naturale e paesaggio, la salubrità e qualità dell’aria, del cibo e dell’acqua, l’accoglienza “paesana” &#8211; caratterizzata quindi dal silenzio, dalla vita rurale con la sua arte e artigianato e dagli habitat naturali. Le infrastrutture pubbliche e private, previste sul territorio per sopperire ad esigenze di pubblica utilità, dovranno quindi sempre migliorare quelle esistenti dal punto di vista dell&#8217;impatto ambientale, e delle conseguenze sulla salute umana e sull’ecosistema.</li>
<li>Operare fattivamente affinché nessuna installazione sia esclusa dall’acquisizione del parere popolare &#8211; in particolare <b>nell’ambito dei procedimenti di VAS, VIA, AIA, art. 12 del D.P.R. 387/2003 e s.m.i. &#8211; attraverso lo <span style="text-decoration: underline;">strumento della Conferenza dei Servizi</span></b> a cui siano sempre assicurati, da parte dei Comuni interessati dagli impatti diretto e indiretti dell’impianto dell’attività o infrastruttura, la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini.</li>
<li>Vigilare per <b><span style="text-decoration: underline;">far applicare ed applicare il “principio di concertazione” a tutti i procedimenti autorizzativi</span></b>, provvedendo in primo luogo a garantire l’informazione e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. A tal fine, nell’ambito dei procedimenti di Valutazione Ambientale Strategica, Valutazione di Impatto Ambientale, di Autorizzazione Integrata Ambientale, di Autorizzazione alla produzione di energia ex art. 12 del D.L.vo 387/2003 e s.m.i., operare affinché l’autorità competente indica inchieste pubbliche sul territorio e disponga la diffusione dell’informazione in forma pubblica, con affissione nella casa comunale, pubbliche affissioni nel comune di interesse ed in quelli interessati, pubblicazione su quotidiani e sul BUR regionale. La formazione e l’acquisizione dei pareri istruttori dovrà avvenire mediante tavoli di confronto tecnico-scientifico aventi valore procedimentale, a cui saranno ammessi tecnici ed esperti dell’autorità competente, dei servizi coinvolti (ASUR, ARPAM, ecc.), degli enti locali interessati dagli impatti diretti ed indiretti, delle associazioni e dei comitati legalmente costituiti.</li>
<li>Impegnarsi attivamente in ogni caso affinché nessuna installazione potenzialmente dannosa per la salute e l’ambiente venga autorizzata in assenza <b><span style="text-decoration: underline;">dell</span></b><b><span style="text-decoration: underline;">a valutazione di impatto sanitario.</span> </b>Ad adoperarsi affinché l’analisi dell’impatto sanitario faccia riferimento ai dati di qualità delle diverse matrici ambientali ante operam, all’epidemiologia, alle cause di malattia, invalidità e morte nel territorio di interesse, ed analizzi le conseguenze attese derivanti dall’aggiunta degli impatti indotti dall’opera proposta (scenario post operam).</li>
</ol>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Cesano, Metauro e Candigliano</p>
<p>16  maggio 2017.</p>
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		<title>Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: interviene Federico Valerio</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2016 08:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[diossina]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[medici per l'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>
Pubblichiamo due riflessioni di Federico Valerio sull&#8217;inquinamento da inceneritori. Il dott. Valerio, già chimico ambientale per l&#8217;Istituto nazionale di ricecra sul cancro e noto anche per le sue ricerche con ISS e altri Enti, pubblica il materiale sul suo blog.</p>
<p>1) E&#8217; ormai un classico. Ogni volta che si vuole imporre un inceneritore, c&#8217;è il personaggio di turno che racconta che &#8220;non c&#8217;è da preoccuparsi, l&#8217;inceneritore inquina meno di qualche macchina&#8221;.</p>
<p>Nel tempo, a sostenere questa schiocchezza, si sono succeduti il presidente Berlusconi, il sindaco di Genova Pericu, il presidente Commissione Ambiente Realacci&#8230;</p>
<p>Oggi, per far digerire l&#8217;impianto che dovrebbe trattare  198.000 tonnellate  l&#8217;anno, nella Piana di Firenze, a pronunciare questa schiocchezza, almeno da quanto riportato sui giornali, sono la prof.ssa Loredana Musumeci, direttore del dipartimento Ambiente dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità- &#8220;Impianti come questo inquinano meno del traffico&#8220;- e la società Quadrifoglio che gestisce i rifiuti fiorentini -&#8221;Quando siamo fermi ai semafori ne respiriamo molta di più&#8220;- con <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/vecchio-stupidario-per-nuovi-inceneritori-interviene-federico-valerio.html">Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: interviene Federico Valerio</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/07/vediamoci.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-380" alt="vediamoci" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/07/vediamoci.jpg" width="235" height="164" /></a><br />
Pubblichiamo due riflessioni di Federico Valerio sull&#8217;inquinamento da inceneritori. Il <a href="http://www.federico-valerio.it" target="_blank">dott. Valerio</a>, già chimico ambientale per l&#8217;Istituto nazionale di ricecra sul cancro e noto anche per le sue ricerche con ISS e altri Enti, pubblica il materiale sul suo <a href="http://federico-valerio.blogspot.it/" target="_blank">blog</a>.</p>
<p><strong>1)</strong> E&#8217; ormai un classico. Ogni volta che si vuole imporre un inceneritore, c&#8217;è il personaggio di turno che racconta che &#8220;non c&#8217;è da preoccuparsi, l&#8217;inceneritore inquina meno di qualche macchina&#8221;.</p>
<p>Nel tempo, a sostenere questa schiocchezza, si sono succeduti il presidente Berlusconi, il sindaco di Genova Pericu, il presidente Commissione Ambiente Realacci&#8230;</p>
<p>Oggi, per far digerire l&#8217;impianto che dovrebbe trattare  198.000 tonnellate  l&#8217;anno, nella Piana di Firenze, a pronunciare questa schiocchezza, almeno da quanto riportato sui giornali, sono <span style="text-decoration: underline;">la prof.ssa Loredana Musumeci</span>, direttore del dipartimento Ambiente dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità- &#8220;<i>Impianti come questo inquinano meno del traffico</i>&#8220;- e <span style="text-decoration: underline;">la società Quadrifoglio</span> che gestisce i rifiuti fiorentini -&#8221;<i>Quando siamo fermi ai semafori ne respiriamo molta di più</i>&#8220;- con riferimento alle diossine.</p>
<p>E evidente che tutti questi personaggi non si sono letti i numerosi <a href="https://www.scribd.com/document/51108707/A2-Prof-Federico-Valerio-Traffico-e-Termovalorizzatori">documenti su questo tema che ho pubblicato in rete fin dal lontano 2004</a> ma, evidentemente, non si sono neanche presi la briga di verificare quante diossine emette l&#8217;attuale parco veicolare italiano, <a href="http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/fetransp/inquinante_selezionato">consultabile nel sito SINANET di Ispra Ambiente.</a></p>
<p>Nel 2014, in media, per ogni chilometro percorso lungo il nostro Paese, una  vettura a benzina  ha emesso <b>0,00467 nanogrammi</b> di diossine; più inquinanti le solite vetture diesel: <b>0,01690 nanogrammi</b> di diossine per chilometro.</p>
<p><a href="http://media.renault.com/it/it-it/renault/Media/PressRelease.aspx?mediaid=45469">Le statistiche fiorentine ci dicono che il 90% delle vetture immatricolate in questa città percorre meno di 60 chilometri al giorno.</a></p>
<p>Pertanto una autovettura diesel che, girando per Firenze e dintorni, percorre 50 chilometri, rilascia lungo le strade percorse  0,845 nanogrammi di &#8220;diossine&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;inceneritore della Piana Fiorentina</span>, al meglio delle sue prestazioni (concentrazione di diossine nei fumi a metà del valore autorizzato) emetterà giornalmente sulla Piana, <b>204.000 nanogrammi </b>di diossine.</p>
<p>Pertanto l&#8217;<span style="text-decoration: underline;">emissione giornaliera di diossine dell&#8217;<b>inceneritore</b></span> corrisponde alle emissioni giornaliere di diossine da parte di <span style="text-decoration: underline;"><b>241.420 </b>autovetture diese</span>l in giro per la stessa Piana.</p>
<p>Per capire cosa significano questi numeri e quanto sia stupido confrontare l&#8217;inquinamento prodotto dal traffico con quello di un inceneritore è il caso di ricordare che <span style="text-decoration: underline;">nel 2009 tutte le autovetture circolanti a Firenze (diesel e a benzina) erano 205.543.</span></p>
<p>Quindi, se mai l&#8217;inceneritore nella Piana  si farà, i fiorentini oltre all&#8217;inquinamento da traffico subiranno anche l&#8217;inquinamento di questo impianto assolutamente evitabile.</p>
<p>Non mi sembrano scelte lungimiranti.</p>
<p><strong>2) </strong>Un ennesimo inceneritore, destinato a trasformare in cenere 198.000 tonnellate di scarti prodotti dai toscani, dovrebbe essere realizzato nella Piana fiorentina, nel territorio del comune di Sesto fiorentino, in località Case Passerini, a pochi chilometri dalla cupola del Brunelleschi a Firenze.</p>
<p>E poichè l&#8217;appetito vien mangiando, l&#8217;amministrazione toscana, Regione in testa, in quella stessa piana vorrebbe realizzare anche  un aeroporto internazionale, per portare direttamente dalla Cina nuove masse di turisti e allungare le fila in attesa di entrare nei pochi luoghi di Firenze dove le agenzie di viaggio dirigono il turismo di massa.</p>
<p>L&#8217;uso del condizionale è d&#8217;obbligo, in quanto questi progetti sono fortemente osteggiati dagli abitanti, in particolare le <a href="https://www.blogger.com/">&#8220;Mamme No inceneritore</a>&#8221; e <a href="http://www.dire.it/13-06-2016/59106-inceneritore-tossico-firenze-272-medici/">272 medici</a> che hanno firmato un documento contrario alla realizzazione dell&#8217;impianto per i rischi sanitari connessi al suo funzionamento.</p>
<p>Per tutta risposta, sulla stampa locale, in particolare il Corriere Fiorentino, sono comparse numerose prese di posizioni a favore dell&#8217;impianto, che hanno rispolverato una raccolta di stupidaggini che dovrebbero rassicurare la popolazione.</p>
<p>In questa operazione di &#8220;tranquillizzazione&#8221; si è distinto  <span style="text-decoration: underline;">Sergio Gatteschi</span> che come presidente degli Amici della Terra della Toscanaha affermato che &#8220;le emissioni del termovalorizzatore equivalgono a 10 caminetti a legna&#8221; e, nelle vesti di responsabile per l&#8217;ambiente PD,  con una più rassicurante  stima al ribasso, ha ribadito &#8220;che l&#8217;impianto di Case Passerini avrà un inquinamento pari a cinque camini accessi&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ipotesi che i caminetti a legna possano essere la principale fonte di inquinamento della Piana viene attribuita agli studi del professor Roberto Udisti, docente di Chimica all&#8217;ateneo di Firenze, il quale in questa <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ecVY8OQqsWU">dichiarazione</a> segnala, correttamente, il problema emergente della combustione di biomasse quale fonte importante delle polveri sottili che si registrano d&#8217;inverno nella piana di Firenze.</p>
<p>Non abbiamo trovato pubblicazione del professore Udisti in cui abbia messo a confronto le emissioni degli attuali caminetti con quelli del futuro inceneritore ma nel frattempo, in base a fonti qualificate, proviamo a vedere come potrebbero stare veramente le cose nella Piana di Firenze, con riferimento agli inquinanti più problematici: le &#8220;diossine&#8221;,  a causa della loro elevata stabilità chimica, dell&#8217;accertato accumulo lungo la catena alimentare e del loro effetto cancerogeno e di alterazione dei sistemi endocrini.</p>
<p>Partiamo dalle caratteristiche tecniche dell&#8217;inceneritore che si vuole realizzare nella Piana.</p>
<p>L&#8217;impianto prevede due linee di combustione separate che funzioneranno contemporaneante e i cui fumi, dopo depurazione, saranno convogliati in due camini alti 70 metri.</p>
<p>Durante 24 ore di funzionamento continuo, dai due camini usciranno 4.080.000 metri cubi di fumi in cui saranno presenti gli inquinanti sfuggiti alla depurazione, alle concentrazioni previste dalle autorizzazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda i composti più problematici (diossine, furani e poli-cloro-difenili diossini simili) le concentrazioni all&#8217;uscita dei camini, in base ai limiti prescritti,  saranno di 0,1 nanogrammo per metro cubo che, moltiplicati per i 4.080.000 di metri cubi di fumi emmessi in 24 ore, corrispondono ad una <span style="text-decoration: underline;">emissione giornaliera di <b>408.000</b> nanogrammi di &#8220;diossine&#8221;.</span></p>
<p>Come è stato giustamente affermato alla stampa fiorentina, un nanogrammo è la miliardesima parte del grammo, ma se in ogni metro cubo di fumi in uscita da questo moderno inceneritore  (è stato definito di &#8220;quarta generazione&#8221;) si trovano 0,1 nanogrammi di diossine, <span style="text-decoration: underline;">questo fatto non è sinonimo di salubrità.</span></p>
<p>Purtroppo <span style="text-decoration: underline;">le &#8220;diossine&#8221; hanno una elevata tossicità</span> e per un adulto di 70 chili, gli esperti della  Commissione Europea hanno individuato in <span style="text-decoration: underline;">0,140 nanogrammi</span>, la <span style="text-decoration: underline;">dose massima tollerabile </span>di diossine a cui, <b>giornalmente</b>, un adulto di quel peso può essere esposto attraverso cibo, acqua, aria contaminata.</p>
<p>Pertanto l&#8217;inceneritore della Piana di Firenze, nel pieno rispetto dei limiti prescritti e in base alle migliori tecnologie oggi esistenti, ogni giorno emetterà in atmosfera e di qui al terreno e ai cibi coltivati su questi terreni, <span style="text-decoration: underline;">408.000 nanogramm</span>i di &#8220;diossine&#8221;, equivalente alla dose tollerabile giornaliera di <b>2,9 milioni</b> di abitanti.</p>
<p>Se, come è stato affermato, le emissioni &#8220;garantite&#8221; fossero la metà di quella prescritta, avremo sempre una <span style="text-decoration: underline;">emissione in grado di coprire la dose massima giornaliera di <b>1,45 milioni</b> di abitanti. </span></p>
<p>Ovviamente non tutte le diossine emesse dall&#8217;inceneritore andranno a finire nei piatti degli abitanti di Sesto e di Firenze, ma ignorare la possibilità che 198.000 tonnellate di scarti urbani potrebbero essere recuperati come materia con trattamenti a &#8220;freddo&#8221; che, intrinsecamente, non hanno questo &#8220;piccolo&#8221; problema, meriterebbe una seria riflessione e un altrettanto serio ripensamento del modello di gestione degli scarti prodotti da chi vive in Toscana.</p>
<p>Se questo potrebbe essere lo scenario &#8220;diossine&#8221; con la messa in funzione dell&#8217;inceneritore, come è la situazione ambientale della piana fiorentina a causa dell&#8217;amore dei toscani per i loro vecchi caminetti a legna?</p>
<p>In attesa di specifiche misure e valutazioni in ambiente toscano, utilizziamo i risultati di <a href="http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es026373c?journalCode=esthag">uno studio pubblicato nel 2003 nella rivista &#8220;Environmental Science and Technology&#8221;</a>che ha stimato i fattori di emissione di diossine e altri composti organici persistenti prodotti da caminetti e stufe a legna, in uso nella baia di San Francisco.</p>
<p>Lo studio ha accertato che la combustione di un chilogrammo di legna, con i fumi in uscita dal camino, emette in atmosfera da 0,25 a 1,4 nanogrammi di &#8220;diossine&#8221;, a seconda del modello di caminetto e stufa usato.</p>
<p>Nell&#8217; ipotesi di un consumo giornaliero di 50 chili di legna (stima alta, per le condizioni climatiche fiorentine) e considerando il peggiore fattore di emissione dei caminetti (1,4 ng/kg), un singolo caminetto a legna emette giornalmente <b>70 nanogrammi</b> di &#8220;diossine&#8221;, da confrontare con i <b>408.000 nanogrammi</b> emessi, nelle stesse 24 ore, dall&#8217;inceneritore.</p>
<p><b>Pertanto <span style="text-decoration: underline;">nel periodo invernale</span> le emissioni giornaliere dell&#8217;inceneritore equivaranno (nella peggiore delle ipotesi emissive per quanto riguarda i caminetti)  a  5.428 caminetti</b>  (408.000 ng / 70 ng).</p>
<p>Come si vede, con tutte le approssimazioni di questa stima, siamo ben lontani  dai rassicuranti 10 caminetti previsti dagli Amici della Terra.</p>
<p>Ma mentre <span style="text-decoration: underline;">i caminetti a Firenze devono essere tenuti accesi per soli 169 giorni</span> (dal 1 novembre al 15 aprile), <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;inceneritore della Piana di Firenze brucerà rifiuti ininterrottamente per 330 giorni all&#8217;anno.</span></p>
<p>Pertanto se il confronto si effettua più correttamente su base annuale, l&#8217;inceneritore, <span style="text-decoration: underline;">in 330 giorni</span> di funzionamento,  emetterà <b>134.640.000 ng</b>  di diossine, mentre un caminetto, <span style="text-decoration: underline;">nei 169 giorni di riscaldamento</span>, produrrà <b>11.830</b> ng di diossine.</p>
<p>In conclusione, <span style="text-decoration: underline;">su base annua</span> e <span style="text-decoration: underline;">confrontando il <b>peggiore</b> caminetto a legna con il <b>migliore</b> impianto di incenerimento rifiuti</span> ci vogliono <b>11.381 caminetti</b> per produrre la stessa quantità di diossine.</p>
<p>Se poi, in modo più corretto, <span style="text-decoration: underline;">si confrontano le emissioni di un moderno inceneritore della quarta generazione con una moderna stufa a legna</span> (0,25 ng diossine /kg legno), nella Piana dovrebbero essere in funzione <b>63.733 caldaie a legna</b>, per emettere la stessa quantità di diossine emessa dall&#8217;inceneritore.</p>
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		<item>
		<title>15 milioni di italiani ed italiane dicono basta alle trivellazioni.</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/15-milioni-di-italiani-ed-italiane-dicono-basta-alle-trivellazioni.html</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2016 16:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[principio di precauzione]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[trivellazioni]]></category>
		<category><![CDATA[risultato referendum trivelle 2016]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Da Medicina Democratica sui risultati del referendum del 17 aprile 2016.
(immagine da dossier WWF)</p>
<p>Noi avevamo vinto prima del 17 aprile. Anzi abbiamo stravinto. Su cinque dei sei quesiti referendari il governo era stato costretto alla retromarcia per evitare il voto: abbiamo sventato un piano scellerato con decine di altre piattaforme. Ogni quesito chiedeva di abrogare norme introdotte dal governo per facilitare le trivellazioni e per estromettere Regioni ed enti locali dalle decisioni. Per cinque quesiti il governo ha dovuto modificare la legge restituendo il potere agli enti regionali. Il sesto regalo, in eterno, alla superlobby dei petrolieri esenti da royalty è stato mantenuto in vita anche per farci schiantare contro il muro del quorum e umiliarci ora e in futuro.
Ma il governo ha fallito la trappola: nonostante il boicottaggio al quorum (25.393.170 votanti), nonostante il mancato abbinamento con le amministrative (costato 360 milioni di euro), nonostante martellante l’invito illegale all’astensione, nonostante la gigantesca campagna di <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/15-milioni-di-italiani-ed-italiane-dicono-basta-alle-trivellazioni.html">15 milioni di italiani ed italiane dicono basta alle trivellazioni.</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/triv_adriatico.png"><img class="alignnone size-full wp-image-923" alt="triv_adriatico" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/triv_adriatico.png" width="500" height="587" /></a><br />
Da Medicina Democratica sui risultati del referendum del 17 aprile 2016.<br />
(immagine da dossier WWF)</p>
<p>Noi avevamo vinto prima del 17 aprile. Anzi abbiamo stravinto. Su cinque dei sei quesiti referendari il governo era stato costretto alla retromarcia per evitare il voto: abbiamo sventato un piano scellerato con decine di altre piattaforme. Ogni quesito chiedeva di abrogare norme introdotte dal governo per facilitare le trivellazioni e per estromettere Regioni ed enti locali dalle decisioni. Per cinque quesiti il governo ha dovuto modificare la legge restituendo il potere agli enti regionali. Il sesto regalo, in eterno, alla superlobby dei petrolieri esenti da royalty è stato mantenuto in vita anche per farci schiantare contro il muro del quorum e umiliarci ora e in futuro.<br />
Ma il governo ha fallito la trappola: nonostante il boicottaggio al quorum (25.393.170 votanti), nonostante il mancato abbinamento con le amministrative (costato 360 milioni di euro), nonostante martellante l’invito illegale all’astensione, nonostante la gigantesca campagna di silenzio e disinformazione del servizio pubblico e dei giornali amici (il TG1 ad es. ha fatto 13 minuti di informazione in una settimana), nonostante bufale di stampo terroristico per spaventare gli elettori così ben disinformati (es. gli 11 mila posti di lavoro a rischio), nonostante tutto ciò milioni di italiani al voto non sono stati uno zero virgola.<br />
Nei referendum del 2000, 2003, 2005 e 2009 votarono dagli 11 ai 13 milioni di italiani. Il quorum fu raggiunto solo nel 2011 (27,6 milioni di voti) ma si votava anche il lunedì.<br />
Oltre il 30 per cento degli elettori vuol dire 15 milioni di italiani. 15 milioni in vista del referendum di autunno sulle riforme costituzionali, dove non c’è un quorum, sono una enormità, sono già la conta degli oppositori del premier.<br />
Ogni voto è stato un paletto conficcato nel cuore del governo. E dei petrolieri che non potranno più fare i loro comodi di nascosto. E anche senza quorum, il referendum è l’inizio e non la fine della battaglia. Battaglia sulla moratoria su tutte le trivelle nel Mediterraneo.</p>
<div id="google_plus_one"><g:plusone></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Trivelle sul territorio: i comitati dicono NO e il Ministero&#8230; pure</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivelle-sul-territorio-i-comitati-dicono-no-e-il-ministero-pure.html</link>
		<comments>https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivelle-sul-territorio-i-comitati-dicono-no-e-il-ministero-pure.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2015 08:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[comitatinrete marche]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento regionale]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[notizie locali]]></category>
		<category><![CDATA[principio di precauzione]]></category>
		<category><![CDATA[stoccaggio gas]]></category>
		<category><![CDATA[trivellazioni]]></category>
		<category><![CDATA[monteporzio]]></category>
		<category><![CDATA[regione marche]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Niente trivellazioni a Monte Porzio: il Ministero dice no.
Questo il comunicato emesso da Regione Marche ne dà notizia l’assessore regionale all’ambiente Angelo Sciapichetti.che, memore delle sconfitte dell&#8217;Ente nel confronto coi cittadini in tante altre vertenze in cui dalla base abbiamo difeso il diritto alla salute, alla tutela dell&#8217;ambiente e del paesaggio, si presenta in questo caso come tutore dell&#8217;interesse pubblico:</p>
<p>“La Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie del Ministero dello Sviluppo economico – comunica l’Assessore &#8211; ha risposto negativamente all’istanza di permesso di ricerca a Monte Porzio, anche grazie al lavoro che abbiamo svolto in seno alla Commissione stessa. Con i nostri tecnici Mario Smargiasso e Velia Cremonesi e partecipando io stesso agli incontri ministeriali, abbiamo portato a Roma le legittime istanze emerse dal territorio su questa vicenda. La nostra azione, apprezzata anche dai vertici del Dicastero, non è pregiudiziale.</p>
<p>Ascoltiamo ciò che esprime il territorio, a cominciare dai sindaci, e cerchiamo di trovare margini <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/trivelle-sul-territorio-i-comitati-dicono-no-e-il-ministero-pure.html">Trivelle sul territorio: i comitati dicono NO e il Ministero&#8230; pure</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/trivellazioni_monteporzio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-873" alt="trivellazioni_monteporzio" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/trivellazioni_monteporzio.jpg" width="269" height="188" /></a><br />
Niente trivellazioni a Monte Porzio: il Ministero dice no.<br />
Questo il comunicato emesso da Regione Marche ne dà notizia l’assessore regionale all’ambiente Angelo Sciapichetti.che, memore delle sconfitte dell&#8217;Ente nel confronto coi cittadini in tante altre vertenze in cui dalla base abbiamo difeso il diritto alla salute, alla tutela dell&#8217;ambiente e del paesaggio, si presenta in questo caso come tutore dell&#8217;interesse pubblico:</p>
<p>“La Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie del Ministero dello Sviluppo economico – comunica l’Assessore &#8211; ha risposto negativamente all’istanza di permesso di ricerca a Monte Porzio, anche grazie al lavoro che abbiamo svolto in seno alla Commissione stessa. Con i nostri tecnici Mario Smargiasso e Velia Cremonesi e partecipando io stesso agli incontri ministeriali, abbiamo portato a Roma le legittime istanze emerse dal territorio su questa vicenda. La nostra azione, apprezzata anche dai vertici del Dicastero, non è pregiudiziale.</p>
<p>Ascoltiamo ciò che esprime il territorio, a cominciare dai sindaci, e cerchiamo di trovare margini affinché nelle valutazioni tecniche si dia corretto risalto a queste posizioni. Il compito della Regione è questo, anche se non abbiamo formalmente diritto di voto in Commissione, possiamo partecipare e partecipiamo affinché sia garantito l’ascolto della voce delle nostre comunità. Nel caso di Monte Porzio né i profili societari né quelli tecnico economici delle istanze di ricerca, sono stati ritenuti adeguati, pertanto è stato negato il permesso e nessuna trivellazione verrà effettuata in quella zona. Continuiamo il nostro lavoro anche su tutti gli altri versanti che interessano la nostra regione”.</p>
<p>Oggi comunque ad Ancona la manifestazione regionale <a href="https://www.facebook.com/Trivelle-ZeroMarche-1591106147844080/" target="_blank">Trivelle Zero</a> (ore 15 partenza da Area fiera pesca), attraverso la quale si intende dare un segnale politico e mediatico importante per la risoluzione anche del problema delle piattaforme marine, e sensibilizzare sui vari altri nodi del pericolo ambientale nelle Marche (stoccaggio gas, elettrodotti, gasdotti&#8230;). Da ricordare che molte di queste vertenze sono seguite da <a href="http://comitatinretemarche.it" target="_blank">Comitatinretemarche</a>.</p>
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		<title>Provincia di Ancona: NO al Gliphosate, una vittoria anche nostra</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2015 18:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura e salute]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">
Provincia di Ancona rinuncia all&#8217;uso dei glifosati e invita i comuni all&#8217;adeguamento.
Atto promosso dalle associazioni e votato all&#8217;unanimità in consiglio provinciale.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">COMUNICATO CONGIUNTO</p>
<p>Liana Serrani, Presidente della Provincia di Ancona</p>
<p>Fabio Taffetani presidente Ass.ne Pan Italia</p>
<p>Loris Asoli co-presidente Ass.ne REES Marche</p>
<p>Enzo Malavolta presidente Ass.ne AIAB Marche</p>
<p>Carlo Cardarelli presidente Ass.ne di consumatori ACU Marche</p>
<p>Maurizio Sebastiani Presidente regionale Ass.ne Italia Nostra</p>
<p>Gianfranco Marcellini presidente Ass.ne Italia Nostra Arcevia</p>
<p>Marina Carbonetti presidente Ass.ne BioLogicheMarche</p>
<p align="center">COMUNICANO QUANTO SEGUE</p>
<p>In un esempio ormai raro, di questi tempi, di collaborazione tra cittadini ed istituzioni, la Provincia di Ancona, in data 28/04/2015, con proprio atto di Consiglio n.36, votato all’unanimità dai Consiglieri presenti, ha deciso di rinunciare, in nome del principio di precauzione, all’utilizzo di prodotti chimici (molecola glifosate in testa) atti alla pulizia delle banchine e pertinenze stradali, trasmettendo altresì tale atto a tutti i comuni della provincia, con un implicito invito ad adeguarsi.</p>
<p>Tale decisione deriva dalla presentazione da parte delle <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/provincia-di-ancona-no-al-gliphosate-una-vittoria-anche-nostra.html">Provincia di Ancona: NO al Gliphosate, una vittoria anche nostra</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><b><i><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/pesticida.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-840" alt="pesticida" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/pesticida.jpg" width="242" height="208" /></a><br />
Provincia di Ancona rinuncia all&#8217;uso dei glifosati e invita i comuni all&#8217;adeguamento.<br />
Atto promosso dalle associazioni e votato all&#8217;unanimità in consiglio provinciale.</i></b></p>
<p style="text-align: left;" align="center">COMUNICATO CONGIUNTO</p>
<p>Liana Serrani, Presidente della Provincia di Ancona</p>
<p>Fabio Taffetani presidente Ass.ne Pan Italia</p>
<p>Loris Asoli co-presidente Ass.ne REES Marche</p>
<p>Enzo Malavolta presidente Ass.ne AIAB Marche</p>
<p>Carlo Cardarelli presidente Ass.ne di consumatori ACU Marche</p>
<p>Maurizio Sebastiani Presidente regionale Ass.ne Italia Nostra</p>
<p>Gianfranco Marcellini presidente Ass.ne Italia Nostra Arcevia</p>
<p>Marina Carbonetti presidente Ass.ne BioLogicheMarche</p>
<p align="center">COMUNICANO QUANTO SEGUE</p>
<p>In un esempio ormai raro, di questi tempi, di collaborazione tra cittadini ed istituzioni, la Provincia di Ancona, <b>in data 28/04/2015</b>, con proprio atto di Consiglio n.36, votato all’unanimità dai Consiglieri presenti, ha deciso di rinunciare, <b>in nome del principio di precauzione</b>, all’utilizzo di prodotti chimici (molecola glifosate in testa) atti alla pulizia delle banchine e pertinenze stradali, trasmettendo altresì tale atto a tutti i comuni della provincia, con un implicito invito ad adeguarsi.</p>
<p><strong>Tale decisione deriva dalla presentazione da parte delle associazioni coinvolte di un memorandum relativo ai danni alla salute ed al territorio derivanti dall’utilizzo della molecola chimica GLIFOSATE (usata nel diserbante round up)</strong>, accompagnata da una proposta alternativa elaborata dal Prof. Taffetani, ordinario dell’Università politecnica delle Marche. In tale memorandum veniva esplicitamente invocato il principio di precauzione, che impone alle pubbliche amministrazioni di astenersi dall’utilizzo quando vi sia anche solo il dubbio che un impianto od una sostanza possano essere nocivi per la salute dei cittadini, ossia quando non via sia la certezza assoluta e tassativa dell’innocuità dell’impianto o della sostanza.</p>
<p>A rafforzare l’invito era sopraggiunta la diffida depositata via PEC (in data 28 marzo 2015) da ACU Marche, dove si ribadiva la necessità di rispettare il principio di precauzione.</p>
<p><strong>Tale diffida è stata elaborata grazie al preziosissimo aiuto, in termini legali e di conoscenza della materia, della struttura dei “COMITATI IN RETE” e della “COOPERATIVA ARTICOLO 32”,</strong> entrambe associazioni da tempo impegnate in una lotta serrata contro l’utilizzo del GLIFOSATE.</p>
<p>In data 1° aprile, la Presidente della Provincia, dimostrando sensibilità, politica ed umana, riceveva le associazioni scriventi e, dopo un confronto serrato, ed a tratti anche acceso, si convinceva, grazie anche al prezioso supporto dei tecnici al suo seguito, della bontà delle osservazioni presentate, elaborando poi, e facendo votare, il citato atto di consiglio.</p>
<p>Singolare che tale azione di grandissima maturità politica ed istituzionale venga proprio da un ente, dai più demonizzato, ed apparentemente in fase di smantellamento. Ente che dimostra, nei fatti (pur nelle carenze di legge in termini di elettività), di essere più vicino ai cittadini, e più rappresentativo degli interessi di questi, di tante altre strutture ben più “distaccate”.</p>
<p>A questo punto resta da verificare la presenza di residui stoccati nei depositi provinciali e comunali e le loro modalità di smaltimento.</p>
<p><i>Liana Serrani, Presidente della Provincia di Ancona<br />
Marco Gambini Rossano, Presidente Provinciale Ancona ACU Marche<br />
Carlo Cardarelli, Presidente Regionale ACU Marche</i></p>
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