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	<description>Archivio del coord. comitati delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano</description>
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		<title>-Svenduti per 30 denari:  le maxi antenne per la telefonia e il Piano Italia a 5G</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Lo sappiamo bene: la trasmissione dei dati è l’affare del ventennio.
Oggi viviamo di connessioni, e di eccesso di connessioni dovuto alla creazione di nuovi bisogni. È il grande affare dell’ ‘Internet delle cose’, che prevede che ogni persona, ogni oggetto, ogni casa, sia avvolta da una rete 5G per controllare e gestire tutto: dalla partita di calcio sul telefonino  ai dati sul numero dei bucati alla temperatura del frigorifero, alle nostre pulsazioni cardiache.
A prescindere dalla critica al lato strategico generale, e di quello finanziario che prevede l’impiego di enormi quantità di denaro pubblico per sostenere la rete BUL (Banda Ultra Larga), che vuole connetterci tutti al minimo di100 Mbps uguali a 12,5 MB/s (e ad 1 GB nel futuro) il problema è la salute pubblica.
Il controllo sulle radiofrequenze GSM, 3G, 5G sia affidato in Europa ad una normativa cui l’Italia ha inteso “allinearsi” con l’art. 10 della Legge 30 dicembre 2023, n. 214. L’articolo di <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/svenduti-per-30-denari-le-maxi-antenne-per-la-telefonia-e-il-piano-italia-a-5g.html">-Svenduti per 30 denari:  le maxi antenne per la telefonia e il Piano Italia a 5G</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/tabella-piano-italia-5-g-pag-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1072" alt="tabella-piano-italia-5-g-pag-4" src="https://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/tabella-piano-italia-5-g-pag-4-300x188.jpg" width="300" height="188" /></a></p>
<p>Lo sappiamo bene: la trasmissione dei dati è l’affare del ventennio.<br />
Oggi viviamo di connessioni, e di eccesso di connessioni dovuto alla creazione di nuovi bisogni. È il grande affare dell’ ‘Internet delle cose’, che prevede che ogni persona, ogni oggetto, ogni casa, sia avvolta da una rete 5G per controllare e gestire tutto: dalla partita di calcio sul telefonino  ai dati sul numero dei bucati alla temperatura del frigorifero, alle nostre pulsazioni cardiache.<br />
A prescindere dalla critica al lato strategico generale, e di quello finanziario che prevede l’impiego di enormi quantità di denaro pubblico per sostenere la rete BUL (Banda Ultra Larga), che vuole connetterci tutti al minimo di100 Mbps uguali a 12,5 MB/s (e ad 1 GB nel futuro) il problema è la salute pubblica.<br />
Il controllo sulle radiofrequenze GSM, 3G, 5G sia affidato in Europa ad una normativa cui l’Italia ha inteso “allinearsi” con l’art. 10 della Legge 30 dicembre 2023, n. 214. L’articolo di legge ha stabilito l’adeguamento dei limiti dei campi elettromagnetici<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> che in precedenza vedeva prescritto un limite di 6volt/metro nell’ambiente umano, e di 2watt/Kg per il corpo umano, <b>questi limiti sono stati quasi triplicati</b>, da 6v /metro a 15v /metro.<br />
Il problema è che <b>alcuni rischi, non ancora sufficientemente studiati, non possono essere mitigati dal comportamento umano</b>. Possiamo cioè evitare di tenere attaccato al corpo un telefonino e possiamo abbassare la soglia di uso del wi-fi nel nostro ambiente domestico e di lavoro ma…se sul territorio vengono installate più antenne emittenti radiofrequenze, e vengono installate nei centri abitati, niente impedirà che delle persone siano irradiate stabilmente con frequenze di vario tipo (perché di solito le antenne portano più emettitori) e che quindi la loro sorte sia quella di essere cavie da laboratorio in vista di futuri studi sulla nocività delle radiazioni non ionizzanti per lunghe durate.<br />
Gli studi sul tema vengono commissionati di malavoglia, <b>perché l’imperativo commerciale prevede finanziamenti alla fibra ma anche alle antenne</b>. Non è bastato cioè l’ingente finanziamenti per la BUL<a title="" href="#_ftn2">[2]</a> via cavo che ha fatto sì che tutti possano ricevere dati ad alta velocità, anche nelle campagne, tramite fibra ottica, e che i dati 5G possano viaggiare tramite una serie di piccoli ripetitori: le holdings della telefonia vogliono il 5G e altissime velocità <b>anche per la rete mobile per ogni centimetro di terreno incolto esistente.</b><br />
E quando mancano gli accordi coi Comuni per installare antenne importanti per emissione e stazza, <b>trovano disponibili le Diocesi e l’Istituto per il sostentamento del clero<a title="" href="#_ftn3"><b>[3]</b></a></b>. Questo significa, a dispetto della retorica della enciclica Laudato Sii, che nessun cittadino viene avvisato preventivamente dalle Diocesi dell’installazione delle antenne a fianco delle loro case, come è successo, tra i tanti casi, agli abitanti di <b>un piccolo quartiere di San Giorgio di Pesaro (Terre Roveresche), in provincia di Pesaro e Urbino</b>.<br />
La ditta FiberCop infatti, non trovando forse per ostacoli di natura paesaggistica (e per principio di precauzione?) dei Comuni in loco un placet per installare, ha presentato al SUAP locale la pratica per l’installazione di una antenna (alta in totale 35 metri) su un terreno affittato dall’Istituto diocesano della Diocesi di Fano-Pergola-Fossombrone, <b>con impatto diretto in una area con 26 edifici</b>. Il parroco ne era al corrente? Ed ha avvisato i cittadini di questa novità nella sua omelia domenicale? Non pare, visto che proprio di recente, il 25 settembre, il Sindaco del luogo ha dovuto indire un incontro cittadino per mettere al corrente della prevista installazione e informare sulla pratica (antenna per frequenze LTE 811 e 1830 Mhz, 5G 778, 3800, 3560 Mhz).<br />
Pare quasi una comica leggere il programma ministeriale per la Banda ultralarga-BUL, che presenta il piano come necessario per “la coesione sociale”, e <b>vedere poi il gioco della scopa di queste antenne, che nessuno ovviamente vuole di fronte a casa propria, non essendoci alcuna certezza che non causino problemi sia tecnici che di salute</b>.<br />
Quali certezze hanno i cittadini rispetto a ciò? Nessuna. Già qualche tempo fa i giornalisti di Report (gennaio 2023, inchiesta “Segnali divini”)<a title="" href="#_ftn4">[4]</a> avevano portato alla luce il fenomeno dell’uso dei terreni delle diocesi per portare nelle città le antenne per smartphone e per la nuova Internet of Things, e non era stata una buona novella. Ancora prima, unico fra tanti, lo stesso programma di inchiesta (puntata del 26 novembre 2018)<a title="" href="#_ftn5">[5]</a> aveva intervistato i pochi esperti di radioemissioni e capire quale era il limite per la salute all’irraggiamento di queste frequenze. La scoperta era stata che per i telefoni cellulari i limiti prescritti erano spesso superati, e di molto, con l’uso massiccio e ravvicinato di molto dispositivi, e che erano dimostrati danni alla salute di vario tipo per le radiofrequenze. Veniva citato per l’uso dei cellulari uno studio dell’istituto federale NTP Usa e per le antenne radio quello sull’irraggiamento costante a 1800 Mhz dell’italiano Istituto Ramazzini, la cui direttrice di ricerca, dott. Fiorella Belpoggi, <b>sottolineava che il pericolo era “basso, ma con una diffusione su milioni di persone</b>”.<br />
L’ISDE, Medici per l’ambiente, in un comunicato dal titolo significativo “<i>Il Parlamento aumenta i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici: un favore agli operatori telefonici stranieri e contro la salute pubblica</i>” ribadiva nel gennaio 2024: …”<i>le proprie preoccupazioni in merito all’approvazione dell’articolo 10 del DDL Concorrenza che prevede l’innalzamento dell’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza (CEMRF) da 6 a 15 V/m(volt/metro)” </i>e chiedeva che “<i>nel contempo la modalità di misurazione di tale valore, che attualmente avviene come media su 24 ore, torni ad essere svolta come media nei 6 minuti nelle ore di maggiore traffico telefonico “.<a title="" href="#_ftn6"><b>[6]</b></a></i>Denunciando anche gli stratagemmi di legge usati per privare i cittadini di ogni possibile difesa dalle ‘<b>antenne obbligate</b>’ in quanto considerate opere di urbanizzazione primaria.<a title="" href="#_ftn7">[7]</a><br />
Per<b> quale scopo di reale pubblica utilità gli abitanti nei pressi di antenne</b> come quella citata dovrebbero evitare di “sostare più di 4 ore ai piano alti degli edifici”? Se osserviamo la mappa di quel territorio presente sul sito BUL, vediamo nella ‘Mappa delle aree (pixel) non servite o servite con velocità di picco inferiore a 30Mbit/s al 2026’<a title="" href="#_ftn8">[8]</a> che la zona presenta poche zone scoperte, e quindi pochissima popolazione, che non sia <b>servita in rete mobile ad almeno 30Mbps</b>.<br />
Se osserviamo la mappa del Catasto RF Marche gestito da Arpam<a title="" href="#_ftn9">[9]</a> egualmente notiamo che <b>nei pressi dei centri abitati e lungo le arterie stradali esiste anche in quella zona già una poderosa serie di antenne e che la rete 5G è già presente lungo tutte le direttrici stradali</b>.<br />
Per la rete a banda ultra larga in fibra erano già stati spesi una enormità di soldi: solo 725 milioni di euro per collegare in fibra ottica, tra loro, <b>11mila antenne radiomobili 5G (PNRR)</b>, inoltre il Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 vedeva approvata dal CIPE nel 2015, la somma in fondi strutturali di 2 miliardi e altri 4,9 miliardi da altre fonti statali, per la banda a 30 Mbps minimo e a 100 Mbps nelle aree nelle quali fossero già presenti almeno uno o due operatori privati.<br />
Il limite tra incentivo alla vendita di servizi del privato e servizio pubblico (che si suppone parta da una richiesta di servizio dei cittadini) è molto vago. Queste necessità sono legate a piani di trasformazione della società attraverso reti digitali sempre più invasive, tanto da essere già proiettate per il futuro verso connessioni a ben 1 Giga…con finanziamenti per un appalti a privati per un ammontare complessivo da PNRR, già stabilito nel 2021, di 3,8 miliardi di euro<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>.<br />
Riassumendo, il Piano Italia 5G stabilisce che gli investimenti pubblici vadano concentrati nelle aree in cui le prestazioni delle <b>reti mobili</b> non raggiunga velocità in download di almeno 30 Mbps (una velocità quindi di 3,75 MB al secondo), si badi bene, nelle condizioni di punta del traffico in rete. A cosa serve tutta questa banda in rete mobile? Per i nostri Governi si tratta della “<i>condizione minima necessaria per soddisfare, nel breve periodo, il fabbisogno di connettività mobile per l’effettiva fruizione da parte di tutti gli utenti dei molteplici servizi e applicazioni resi disponibili con la tecnologia 5G</i>”.<br />
Gli <b>ambiti applicativi del 5G, molti dei quali assolutamente legati alla creazioni di un bisogno commerciali</b>, sono: veicoli costantemente connessi, veicoli autonomi, robot, monitoraggio da remoto, realtà aumentata, operazioni da remoto, sorveglianza e sicurezza.<br />
Questi ambiti richiedono l’uso di antenne per la telefonia mobile solo se, appunto, si spostano sul territorio e considerando che ogni minimo fazzoletto di terreno, anche un bosco o un anfratto roccioso, debba essere raggiunto da 5 tacche 5G.</p>
<div>articolo tratto da <a href="http://rimarchevole.wordpress.com" target="_blank">Rimarchevole blog</a><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> “i valori di attenzione …sono in via provvisoria e cautelativa fissati a un valore pari a 15 V/m, per quanto attiene all&#8217;intensità di campo elettrico E, a un valore pari a 0,039 A/m, per quanto attiene all&#8217;intensità di campo magnetico H, e a un valore pari a 0,59 W/m², per quanto attiene alla densità di potenza D. “</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> https://bandaultralarga.italia.it/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/04/24/campanili-il-grande-affare-per-la-chiesa-delle-antenne-telefoniche/7140474/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Segnali-divini-929a52d8-43d7-4d57-a203-7b7a16fa7392.html</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Onda-su-onda-de576424-57d1-432a-98ab-fadc21d68ae4.html</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> https://www.isdenews.it/il-parlamento-aumenta-i-limiti-di-esposizione-ai-campi-elettromagnetici-un-favore-agli-operatori-telefonici-stranieri-e-contro-la-salute-pubblica/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> https://www.isdenews.it/elettromagnetismo-le-leggi-hanno-smontato-la-protezione-per-i-cittadini/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> https://bandaultralarga.italia.it/mappa/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> https://www.arpa.marche.it/radiazioni-non-ionzzanti/catastorf</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> https://innovazione.gov.it/dipartimento/focus/piano-italia-a-1-giga/</p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>-L&#8217;ISDE scrive ai sindaci sul Glifosato</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/lisde-scrive-ai-sindaci-sul-glifosato.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 13:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal sito di ISDE Medici per l&#8217;ambiente apprendiamo che: :</p>
<p>Il Presidente di Isde Italia, Roberto Romizi, ha scritto ai Sindaci italiani alla luce dei risultati di studi recentemente pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali, che confermano i gravissimi danni indotti dal glifosato.</p>
<p>Come è noto, gli studi sperimentali, quando ben condotti, costituiscono un’importantissima fonte di informazioni attendibili. Tale fonte viene utilizzata da sempre nel mondo scientifico per dimostrare gli effetti di un agente fisico (ad esempio radiazioni) o chimico, per comprenderne i meccanismi di danno e adottare politiche precauzionali possibilmente prima che siano rilevati gli stessi danni nella popolazione.</p>
<p>Qui il link alla lettera inviata:
Ultimi studi pubblicati sugli effetti tossici del glifosato e richiesta di azioni urgenti</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito di ISDE Medici per l&#8217;ambiente apprendiamo che: :</p>
<p>Il Presidente di Isde Italia, Roberto Romizi, ha scritto ai Sindaci italiani alla luce dei risultati di studi recentemente pubblicati su autorevoli riviste scientifiche internazionali, che confermano i gravissimi danni indotti dal glifosato.</p>
<p>Come è noto, gli studi sperimentali, quando ben condotti, costituiscono un’importantissima fonte di informazioni attendibili. Tale fonte viene utilizzata da sempre nel mondo scientifico per dimostrare gli effetti di un agente fisico (ad esempio radiazioni) o chimico, per comprenderne i meccanismi di danno e adottare politiche precauzionali possibilmente prima che siano rilevati gli stessi danni nella popolazione.</p>
<p>Qui il link alla lettera inviata:<br />
<a href="https://www.isdenews.it/isde-italia-scrive-ai-sindaci-sul-glifosato/" target="_blank">Ultimi studi pubblicati sugli effetti tossici del glifosato e richiesta di azioni urgenti</a></p>
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		<item>
		<title>-Primavera color ruggine, i rischi dell&#8217;uso del glifosato come erbicida</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/primavera-color-ruggine-i-rischi-delluso-del-glifosato-come-erbicida.html</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 08:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Nel 2015 Art32 aveva organizzato un incontro riguardante il legame tra Agricoltura e Salute, con la partecipazione del prof. Gianni Tamino, della dott.ssa Patrizia Gentilini e del prof. Fabio Taffetani.
A distanza di dieci anni purtroppo poco è cambiato rispetto all’uso di erbicidi tossici nelle nostre campagne e  anche in aree pubbliche. Ciò anche se si registra invece un positivo aumento delle aree coltivate con metodi biologici, che nelle Marche supera il 26%.
Nonostante le evidenze scientifiche insomma si continuano ad usare metodi che peggiorano la salubrità del suolo, delle acque e dell’aria.
Agente Arancio,  chiamavano così negli anni Sessanta quando veniva sparso in Vietnam dall’esercito Usa per “defoliare” le foreste. L’effetto “arancio” è anche quello di un erbicida “non selettivo”, cioè che uccide ogni pianta che trova, il Glifosato, purtroppo ancora in uso anche nelle campagne italiane. Avrete notato anche voi in questi giorni alcuni campi completamente color arancio o ruggine, ed anche scarpate e cigli stradali. <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/primavera-color-ruggine-i-rischi-delluso-del-glifosato-come-erbicida.html">-Primavera color ruggine, i rischi dell&#8217;uso del glifosato come erbicida</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/glifosato-erbicida-tossico.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1062" alt="Use of Herbicides in Switzerland Einsatz von Herbiziden" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/03/glifosato-erbicida-tossico-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Nel 2015 Art32 aveva organizzato <a href="http://www.art32onlus.it/2015/03/14/registrazione-video-dellincontro-su-agricoltura-e-salute/">un incontro</a> riguardante il legame tra Agricoltura e Salute, con la partecipazione del prof. Gianni Tamino, della dott.ssa Patrizia Gentilini e del prof. Fabio Taffetani.<br />
A distanza di dieci anni purtroppo poco è cambiato rispetto all’uso di erbicidi tossici nelle nostre campagne e  anche in aree pubbliche. Ciò anche se si registra invece un positivo aumento delle aree coltivate con metodi biologici, che nelle Marche supera il 26%.<br />
Nonostante le evidenze scientifiche insomma si continuano ad usare metodi che peggiorano la salubrità del suolo, delle acque e dell’aria.<br />
Agente Arancio,  chiamavano così negli anni Sessanta quando veniva sparso in Vietnam dall’esercito Usa per “defoliare” le foreste. L’effetto “arancio” è anche quello di un erbicida “non selettivo”, cioè che uccide ogni pianta che trova, il Glifosato, purtroppo ancora in uso anche nelle campagne italiane. Avrete notato anche voi in questi giorni alcuni campi completamente color arancio o ruggine, ed anche scarpate e cigli stradali. L’intento di chi lo irrora è “sterminare” qualsiasi presenza vegetale sui terreni, prima di lavorarli, l’effetto è quello di inquinare in maniera persistente il terreno, che poi arando manda l’erbicida velenoso anche in profondità, oltre a uccidere anche la micro fauna, insetti e altri animali benefici per l’ecosistema.<br />
Sulla nocività del Glifosato si è pronunciata di recente la Agenzia Internazionale di ricerca sul cancro, inserendolo tra i “probabili cancerogeni”, eppure, evidentemente per motivi di mercato e di lucro da parte di chi lo produce e di chi lo usa per risparmiare forza lavoro, la Commissione europea ne ha autorizzato la produzione ancora per dieci anni. ciò anche se la <a href="https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/glyphosate" target="_blank">agenzia EFSA</a> ne aveva già segnalato la pericolosità per organisni acquatici e tossicità per le persone. Eppure dati sulla cancerogenicità ci sono, tanti. Qui il <a href="https://www.raiplay.it/video/2024/01/Glifosato-un-rischio-per-la-salute---Mi-manda-Raitre-14012024-55ac776f-0d69-4ada-9d67-fd585aa2c988.html" target="_blank">servizio di inchiesta Rai</a> Mi manda Rai Tre del 2024 che ne spiega i rischi.<br />
Il WWF Italia ha pubblicato lo scorso anno un dettagliato report sui rischi del glifosato segnalando anche la denuncia del consorzio europeo PAN (<em>Pesticide Action Network Europa</em>) che ha portato in tribunale la Bayer (che produce l’erbicida Roundup) per non aver presentato la giusta documentazione nella richiesta di approvazione all’utilizzo del Glifosato.<br />
Cosa succede nel nostro territorio? Il Glifosato oltre a essere usato sulle massicciate ferroviarie è stato usato anche da Anas, suscitando molte proteste. Purtroppo di recente alcune amministrazioni pubbliche hanno iniziato a riutilizzarlo, senza considerare i rischi per la salute, per diserbare a costi minori del diserbo manuale (ma quanto minori? e il costo per la salute e per la biodiversità?).<br />
Il Comune di Barchi, ora Terre Roveresche, nel 2009, aveva emesso una <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/ORDINANZA-N.-1-DEL-2009.pdf" target="_blank">ordinanza </a>che prescriveva per l’uso di erbicidi una distanza di 100 metri dalle abitazioni, delibera che risulta poi revocata dalla stessa Giunta di allora, e che comunque non era sufficiente a garantire sicurezza ai cittadini dal rischio di inalare, ingerire, venire a contatto con gli erbicidi. In questi giorni notiamo l’uso del Glifosato in zone che ne amplificano il danno, come terreni sulle sponde del fiume Metauro ed affluenti, od aree pubbliche come i nostri giardini comunali.<br />
Di fronte alla <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/pesticidi-e-ora-di-cambiare.html" target="_blank">palese tossicità dell’erbicida </a>è dovere e diritto dei cittadini chiedere alle Amministrazioni pubbliche di attivarsi per  il rispetto della salute e dell’ecosistema. In attesa che l’UE si decida e emettere il previsto divieto d’uso, iniziamo un percorso di divieto dell’uso di questa e di altri pesticidi ed erbicidi, a partire dal divieto assoluto d’uso nei pressi di abitazioni, giardini, corsi d’acqua, con un margine che non sia ridicolo e tenga conto della volatilità della sostanza, consultando gli scienziati che si occupano di nocività quali ad esempio Medici per l’ambiente-ISDE.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>-Videosorveglianza di massa: un accesso agli atti per conoscere la rete Sophia a Pesaro e Urbino</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 07:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ABSTRACT:
È stato firmato nel 2023 un Patto tra Prefettura e Sindaci della Provincia di Pesaro e Urbino per la costituzione di un sistema integrato di video-sorveglianza urbana. Questo sistema, denominato Sophia, era annunciato sul sito dell’Ufficio per il Governo del territorio già il 15 dicembre scorso.
Non era però presente sui siti istituzionali dei Comuni, né su quello della locale Prefettura, alcun documento che informasse i cittadini in maniera precisa in merito. Studiosi/e ed attivisti/e di obbligodigitale.it ed 3x1t.org hanno quindi effettuato un Accesso agli atti europeo per acquisire informazioni in merito, ricevendo risposte puntuali, quale il numero delle videocamere in rete (780) ma in parte evasive sulla reale e potenziale portata di una rete che per ora non usa flussi di dati in tempo reale ma che già presenta aree di opacità, ad esempio non consentendo ai cittadini di conoscere la mappatura eseguita ed i suoi futuri sviluppi.
Rispetto al riconoscimento facciale tramite biometria, dopo il <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/videosorveglianza-di-massa-un-accesso-agli-atti-per-conoscere-la-rete-sophia-a-pesaro-e-urbino.html">-Videosorveglianza di massa: un accesso agli atti per conoscere la rete Sophia a Pesaro e Urbino</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>ABSTRACT:<br />
</b>È stato firmato nel 2023 un Patto tra Prefettura e Sindaci della Provincia di Pesaro e Urbino per la costituzione di un <strong>sistema integrato di video-sorveglianza urbana</strong>. Questo sistema, denominato <b>Sophia</b>, era annunciato sul sito dell’Ufficio per il Governo del territorio già il 15 dicembre scorso.<br />
Non era però presente sui siti istituzionali dei Comuni, né su quello della locale Prefettura, alcun documento che informasse i cittadini in maniera precisa in merito. Studiosi/e ed attivisti/e di obbligodigitale.it ed 3x1t.org hanno quindi effettuato un Accesso agli atti europeo per acquisire informazioni in merito, ricevendo risposte puntuali, quale il numero delle videocamere in rete (780) ma in parte evasive sulla reale e potenziale portata di una rete che per ora non usa flussi di dati in tempo reale ma che già presenta aree di opacità, ad esempio non consentendo ai cittadini di conoscere la mappatura eseguita ed i suoi futuri sviluppi.<br />
Rispetto al riconoscimento facciale tramite biometria, dopo il pronunciamento del Garante (2021) circa la non ammissibilità (per ovvi motivi di distopico controllo sociale e comportamentale) del SARI Real Time (sistema di riconoscimento facciale in tempo reale), i cittadini non sanno come verranno gestiti eventuali dati forniti, tramite il Progetto Sophia, da apparecchiature mappate dal ‘Patto’ (che potrebbero esserne provviste) alle istituzioni che ne fanno richiesta. Il Progetto già mette in rete sistemi privati e intende farlo in futuro, sistemi quindi ancora più opachi rispetto all’uso di queste tecnologie. La domanda è: quanto capillare vuole essere questa rete di videosorveglianza? E quali criteri di analisi di immagini, anche a scopo di “prevenzione”, dovrebbero essere occulti per i cittadini, a giustificazione della loro efficacia, visto che la mappatura o cartografia del Progetto, come scrive la Prefettura nella sua risposta all’accesso, non verrà resa pubblica?<br />
L’accesso agli atti è stato eseguito anche in solidarietà ad iniziative in corso in tutta Europa, come la campagna Reclaim your Face, la mobilitazione veneziana contro Venezia Smart City, e tante altre.<b></p>
<p></b></p>
<p><b>La storia:</b><br />
Febbraio 2017: il Decreto legge sulla “sicurezza” delle città dispone, come metodo non preminente, la videosorveglianza di zone “<i>maggiormente interessate da fenomeni di degrado</i>”, citando anche “<i>plessi scolastici e sedi universitarie, musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura o comunque interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico</i>” come da sottoporre a maggiore controllo. La videosorveglianza, già del resto attuata dalle istituzioni pubbliche e di polizia (svincoli stradali, sistema di riconoscimento targhe, videocamere municipali) e da privati, non manca certo in Italia, e il Decreto NON ne consiglia un uso ulteriore essendo già massivo l’uso di questi sistemi.<br />
Succede però che in alcune città, non solo con l’esperimento veneziano della “Smart control Room” in atto dal 2021 ma anche in Comuni nei quali si è giunti all’uso del riconoscimento facciale (si veda il procedimento del Garante privacy verso i Comuni di Arezzo e di Lecce nel 2022) le telecamere siano divenute lo strumento prioritario attraverso il quale si vorrebbe garantire la “sicurezza” cittadina, tessendo una fitta rete digitale coordinata di acquisizione immagini che oltrepassa ogni credibile limite di rispetto della privacy di ognuno e giunge alla soglia della sorveglianza comportamentale.<br />
La tutela della privacy dei cittadini è focus delle Linee guida 2.0 (2020) della UE, che ribadiscono con argomenti inoppugnabili come la privacy dei cittadini debba invece essere l’interesse maggiore perché “…<i>queste tecnologie possono limitare le possibilità di muoversi e di utilizzare servizi in maniera</i> <i>anonima nonché, in linea generale, la possibilità di passare inosservati. Le conseguenze per la</i> <i>protezione dei dati sono enormi.” (1.1) </i>Le Linee guida raccomandano quindi anch’esse che la videosorveglianza non sia usata come metodo preminente di prevenzione dei reati, e precisa che le autorità pubbliche non possono invocare il “legittimo interesse” alla videosorveglianza massiva come strumento di esecuzione dei loro compiti (3.23).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il fatto:</b> il 15 dicembre 2023 si tiene presso la Prefettura di Pesaro e Urbino una riunione di tutti i sindaci della Provincia per la firma del “Patto per l’attuazione della sicurezza urbana, progetto Sophia”, nel presentare il Patto si cita come base ispirativa proprio il suddetto Decreto legge, poi Legge sulla sicurezza urbana n.48/2017, con lo scopo di <i>“…sapere quali sistemi esistono in un&#8217;area, di verificarne il corretto funzionamento e di individuare le zone non coperte in modo da poter intervenire amministrativamente per assicurare l’adeguatezza e la capillarità degli impianti</i>”. Viene successivamente data notizia che la mappatura e l’uso delle videocamere a fini di sorveglianza va avanti includendo non solo tutte le videocamere comunali ma anche quelle della Procura, di Poste italiane, e in previsione praticamente ogni sistema di ripresa, anche di privati.<br />
Alcuni studiose e studiosi, constatando che in nessun sito od albo istituzionale era presente copia del Patto e suo regolamento, attuano nell’agosto 2024 un Accesso agli atti europeo verso Prefettura e Provincia di Pesaro e Urbino per avere notizie più dettagliate dei sistemi tecnologici usati, delle norme per l’accesso ai dati, e delle garanzie di privacy per i cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La risposta della Prefettura ed i pareri:<br />
</b>risponde per prima la Provincia di Pesaro ed Urbino rendendo noto di non esser in possesso di alcun documento (!) e che il testo del Patto è in possesso della Prefettura. Risponde quindi gentilmente la Prefettura specificando che il Progetto ha mappato per ora <span style="text-decoration: underline;">780 videocamere</span>, e che ritiene di poter inviare copia del Patto e dei suoi allegati, avendo chiesto parere in merito al Ministero. Specifica altresì che il Patto verrà pubblicato online (non presente al momento in cui scriviamo).<br />
Rispetto alle richieste riguardanti flusso dei dati e uso della biometria, specifica solamente che per ora il Progetto Sophia consiste in una mappa di geolocalizzazione dei punti di ripresa, eseguita su piattaforma del Comune di Pesaro. Risponde inoltre di non vedere l’obbligo di valutarne l’impatto per la privacy in quanto il progetto consente solamente “<i>alla polizia giudiziaria di acquisire tempestivamente le immagini di interesse, prima che le stesse vengano cancellati per decorrenza dei termini di conservazione</i>” (cosa che già però viene svolta ordinariamente).<br />
Indica poi nel Garante Nazionale per la Privacy il titolare di eventuali reclami, anche se la rete creata col Patto è di per sé un’ entità coordinata (il Patto, appunto)che riceve e permette accessi sempre potenzialmente lesivi della privacy di una molteplice tipologia di soggetti, per questo era stata posta la domanda circa l’esistenza di un referente per la privacy interno al Progetto che verificasse l’attuazione delle norme italiane in materia di videosorveglianza (legittimità degli accessi, anonimizzazione dei dati ecc.).<br />
Particolare importante il diniego circa la pubblicazione della mappa di geolocalizzazione. Se le videocamere debbono essere segnalate per legge con avvisi ben predisposti c’è un motivo: chiunque può decidere di sottrarre allo sguardo pubblico la sua libertà di movimento, di riunione, di socializzazione.<br />
La prefettura risponde invece che: “…<i>la divulgazione di tale informazione recherebbe un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti alla sicurezza pubblica e all&#8217;ordine pubblico” </i>e che<i> “… divulgare la posizione delle videocamere consentirebbe di individuare anticipatamente le aree sottoposte a videosorveglianza, fornendo così informazioni strategiche che potrebbero essere sfruttate per eludere i controlli. Ciò vanificherebbe l’effetto deterrente delle videocamere compromettendo l&#8217;efficacia delle attività di prevenzione e repressione della criminalità</i>.”<br />
La mappatura delle videocamere viene invece fortemente consigliata dalle Linee guida europee 2020 in merito: “…<i>si possono geolocalizzare le telecamere caricando le relative informazioni su app o siti web di</i></p>
<p><i>mappatura, cosicché le persone possano facilmente, da un lato, identificare e specificare le fonti video</i></p>
<p><i>in vista dell’esercizio dei propri diritti e, dall’altro lato, ottenere informazioni più dettagliate sulla</i></p>
<p><i>tipologia di trattamento</i>” (7.118).</p>
<p>Precisa Michele Bottari (3x1t.org): <i>Sorvoliamo sulla risposta della Provincia, che sostiene di non avere in archivio la documentazione da essa stessa firmata nell&#8217;ambito del &#8220;Patto per l’attuazione della sicurezza urbana&#8221;. Le risposte ricevute invece dalla Prefettura oscillano tra il &#8220;non possiamo divulgare certe informazioni perché renderebbero inefficace il sistema di sorveglianza&#8221;, e il &#8220;non preoccupatevi perché il sistema è totalmente passivo, e non c&#8217;è archiviazione né confronto di dati con altri database&#8221;.<br />
Troppo poco per non preoccuparci. Negli ultimi anni, diversi tentativi di ottenere informazioni sulle modalità di utilizzo e sull&#8217;efficacia di questi strumenti, attraverso richieste di accesso agli atti, si sono scontrati con il rifiuto del Ministero dell&#8217;Interno di fornire dati concreti. Le statistiche aggregate, che non compromettono le indagini, sono state negate con la giustificazione che potrebbero ledere l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica.<br />
Il punto focale, a mio avviso, è l&#8217;incrocio di dati con il database di SARI, il sistema utilizzato dalla Polizia scientifica per il riconoscimento facciale.<br />
In paesi più attenti del nostro ai diritti umani, i dati sull&#8217;uso del riconoscimento facciale sono pubblici, in Italia il quadro è ancora incompleto. Questo impedisce un dibattito informato su una tecnologia che, pur utile per la sicurezza, può compromettere in modo serio la privacy e la libertà delle persone.”</i></p>
<p>Precisa Francesca Palazzi Arduini (obbligodigitale.it): “<i>premesso che chiunque voglia compiere un crimine può identificare le videocamere tramite la loro segnaletica (che è un obbligo di legge), e che è noto che vi sono mille modi per non farsi identificare messi in atto da chi compie furti e delitti, non si capisce perché i cittadini non dovrebbero essere informati della localizzazione e del numero delle videocamere del Progetto Sophia, a meno che non si voglia affermare che video-riprendere persone a loro insaputa è vietato (vedi il sacrosanto recente divieto di uso di smart glasses, purtroppo solo in alcuni luoghi) ma che le istituzioni possono farlo sempre…per il nostro bene ed ordinariamente, come fossero potenzialmente sempre in corso indagini a scopo investigativo su tutto il territorio. Ciò anche se recenti gravi fatti hanno dimostrato che senza la presenza di testimoni, la responsabilità sociale e il fattore umano la videosorveglianza non è affatto risolutiva, eppure oggi è un investimento pubblico prioritario”.</i><br />
Precisa Davide Marchi (3x1t.org): “<i>La Prefettura afferma che presto verranno pubblicati tutti i dettagli del progetto, io personalmente avrei gradito che tutto questo avvenisse preliminarmente e dunque ben prima del via al progetto, coinvolgendo in questo modo la cittadinanza, cercando di capire se questa era favorevole, se la stessa era al corrente degli eventuali rischi e benefici, se la medesima era al corrente che dette somme sarebbero state investite in tale direzione e se le stesse somme fossero state sottratte da altre voci di spesa… Inoltre, per quanto riguarda la tipologia di videocamere utilizzata, sarebbe opportuno che i cittadini venissero messi a conoscenza dell&#8217;esatto modello di telecamera in uso. Alcune tipologie di telecamere prodotte in Cina, acquistate in modo massivo su indicazioni Consip e ora in uso in tutta Italia, anche in ambienti sensibili come ospedali, tribunali e strutture decisionali pubbliche, è stato confermato veicolino flussi dati verso server del …Sol Levante. Nel documento &#8220;Direttiva videosorveglianza comunale” del Min. Interno del marzo 2012&#8243;,citato dal Patto provinciale, si specificano le caratteristiche degli apparati che chiaramente vengono descritti di tipo client-server&#8221;. Alla luce di ciò occorrerebbe conoscere con precisione il modello preciso di videocamere già in uso, come quelle già in rete di Poste Italiane ed altre, e relativa loro capacità di interagire con software di analisi video operanti mediante intelligenza artificiale ”.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.3x1t.org/">https://www.3x1t.org/</a></p>
<p><a href="https://obbligodigitale.it/">https://obbligodigitale.it/</a></p>
<p><a href="https://www.change.org/p/chiediamo-limiti-e-trasparenza-nella-videosorveglianza">https://www.change.org/p/chiediamo-limiti-e-trasparenza-nella-videosorveglianza</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="mailto:info@obbligodigitale.it">infoATobbligodigitale.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Michele Bottari</b> (3x1t.org, Verona) è stato uno dei soci fondatori di 3x1t.org, ha pubblicato “Come sopravvivere all’era digitale” (2019).</p>
<p><b>Davide Marchi</b> è stato uno dei soci fondatori e poi primo presidente dell’associazione OS3, fondata per incentivare il recupero dei computer dismessi mediante Software Libero e incentivare reti libere di tipo “mesh”, attualmente attivista del gruppo 3x1t.org.</p>
<p><b>Francesca Palazzi Arduini</b> si occupa di comunicazione e uso sociale degli strumenti digitali, è autrice tra l’altro di “Neurobiscotti. Pandemia e pubblicità” (2023) e scrive su riviste e testate web.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>-Contro i Festival, nell’epoca della pedagogia di massa.</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/contro-i-festival-nellepoca-della-pedagogia-di-massa.html</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 17:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
La campagna di “riabilitazione” del Festival Circonomia 2024, kermesse della “transizione ecologica”, dalle ondate di contestazioni e critiche , merita un’analisi che possa invitare a considerare il fenomeno festival nella sua valenza di operazione politica. E in questo panorama forse è più urgente contestare il metodo dei contenuti.
Sono decenni che assistiamo al progressivo impoverimento della partecipazione politica: elezioni ridotte alla soglia del 50% dei votanti aventi diritto, partiti politici ombra delle lobby ridotti a leaderismi e faide, operazioni culturali, come i festival, che sembrano voler occupare tutti gli spazi possibili dei calendari e che giocano a rosicchiare l’audience devastante dei social media e delle tv…creando però un modello altrettanto asfissiante.
Sotto questa realtà c’è la progressiva riduzione degli spazi di libero dibattito nella vita reale, trasferiti online. Le città divengono “progetti” (con rendering fantascientifici) di urbanistica e controllo sociale, la polluzione di videocamere (progetto Sophia) è parte di “Pesaro capitale della cultura”. I festival, in questo <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/contro-i-festival-nellepoca-della-pedagogia-di-massa.html">-Contro i Festival, nell’epoca della pedagogia di massa.</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/volantino-XR-Fano-9-marzo-2024-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1053" alt="volantino-xr-fano-9-marzo-2024-1" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/03/volantino-XR-Fano-9-marzo-2024-1-182x300.jpg" width="182" height="300" /></a><br />
La campagna di “riabilitazione” del Festival Circonomia 2024, kermesse della “transizione ecologica”, dalle ondate di contestazioni e critiche , merita un’analisi che possa invitare a considerare il fenomeno festival nella sua valenza di operazione politica. E in questo panorama forse è più urgente contestare il metodo dei contenuti.<br />
Sono decenni che assistiamo al progressivo impoverimento della partecipazione politica: elezioni ridotte alla soglia del 50% dei votanti aventi diritto, partiti politici ombra delle lobby ridotti a leaderismi e faide, operazioni culturali, come i festival, che sembrano voler occupare tutti gli spazi possibili dei calendari e che giocano a rosicchiare l’audience devastante dei social media e delle tv…creando però un modello altrettanto asfissiante.<br />
Sotto questa realtà c’è la progressiva riduzione degli spazi di libero dibattito nella vita reale, trasferiti online. Le città divengono “progetti” (con rendering fantascientifici) di urbanistica e controllo sociale, la polluzione di videocamere (progetto Sophia) è parte di “Pesaro capitale della cultura”. I festival, in questo contesto efficiente, distopico e predigerito, simboleggiano il ruolo egemonico di chi li fa, i servi –padroni,-influencer della cultura. In tutto questo eventificio, in tutta questa raccolta fondi, costruzione di palchi, falangi di sedie nei luoghi top delle città, la partecipazione dov’è? Nelle tre domande concesse al pubblico?<br />
Vi sono tre criteri che mostrano quanto gli Eventi siano spesso più utili a chi li organizza che a chi li fruisce: -che vengano costruiti come prodotto commestibile dentro il quale inserire una o due pillole di comparsata o pedagogia politica utile a chi amministra le città ed anche a chi ambisce a un futuro ruolo, -che usufruiscano di spazi pubblici altrimenti non concessi, marcando il territorio -che creino in alcuni casi reddito per chi li gestisce, spesso con fondi pubblici, anche sfruttando sponsorizzazioni commerciali.<br />
Con tutto ciò vogliamo forse dire che si tratti di prodotti inutili o dannosi? Ovviamente no, proprio per la strategia di marketing  e vocazione d’onnipresenza i festival contengono sempre “cibo intellettuale” vario, ed è quindi sempre possibile trovarvi un evento interessante. Ma proprio il festival Circonomia 2024, seppure festival “illuminato” (un’ esimia personalità politica lo ha definito “degli scappati di casa del Pd”) ha mostrato la sua ambiguità: leggendo la stampa mainstream parrebbe essere stato un successone ma proprio la pretesa di parlare in modo preconfezionato di argomenti che toccano da vicino la vita di tutti ha subito costanti, e plateali, <a href="https://www.viverefano.com/2024/03/07/circonomia-la-lupus-invece-della-transizione-ecologica-processate-i-combustibili-fossili/235761/" target="_blank">contestazioni</a>, rendendolo un evidente fiasco.<br />
Il festival escludeva infatti dal “palco” le criticità ambientali scomode, proponendo una narrazione politica accuratamente sterilizzata. L’inserimento nel programma dell’angoletto “dei giovani”, con l’intervista a Simone Ficicchia di Ultima Generazione per questo è stato certo utile agli organizzatori (“abbiamo fatto parlare anche loro”, “poi ci sono stati anche gli studenti!”) e l’imbarazzo nel momento finale dell’intervista, quando già si scalpitava per chiudere i microfoni ma Ficicchia passava invece la parola ad un portavoce dei comitati locali su <a href="https://webtv.camera.it/evento/24620" target="_blank">discariche a rischio ecomafie</a> e biodigestori industriali, era evidente. L’imbarazzo degli organizzatori sabato 9 marzo, all’<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/03/09/attiviste-di-extinction-rebellion-irrompono-a-circonomia-a-fano_cdcfbab0-a17f-48ef-aebd-2a9befe263bf.html" target="_blank">arrivo sul palco delle attiviste di Extinction Rebellion</a> e quindi del tema del greenwashing e della privatizzazione della <a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/gestione-idrica-comitati-diffidano-a-svolgere-lasta.html" target="_blank">gestione idrica</a>, era palpabile. Solo l’assessore all’Ambiente Aguzzi, accanito cacciatore ma anche volpe politica, dichiarava sfacciatamente “abbiamo le vostre stesse preoccupazioni”. Il disappunto di vedersi contestati per la scelta di far cultura-spettacolo dalla più competente associazione ambientalista della Provincia (La Lupus in fabula), sembra però esser già passato…il Festival si rifarà, Bio lo vuole, ed anche il partito che “si riavvicina ai territori”.</p>
<p>fpa</p>
<h2></h2>
<div id="google_plus_one"><g:plusone></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>-Sul servizio idrico a Terre Roveresche e dintorni: le &#8220;cattive condotte&#8221; e MMS</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/sul-servizio-idrico-a-terre-roveresche-e-dintorni-le-cattive-condotte-e-mms.html</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 07:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[notizie locali]]></category>
		<category><![CDATA[marche multiservizi]]></category>
		<category><![CDATA[servizio idrico]]></category>
		<category><![CDATA[terre roveresche]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>
Un comunicato del 3 ottobre 2023 di Marche Multiservizi* si scusa coi cittadini di Terre Roveresche per l’interruzione della fornitura di acqua potabile da sabato a domenica e lunedì scorsi.
Dal comunicato parrebbe che sia stata la siccità la causa del disservizio e non la condizione di obsolescenza delle condutture, sulle quali l’azienda interviene SOLO per le emergenze.
Scrive MMS: “…A causa del protrarsi di questa siccità il serbatoio di acqua potabile a Villa del Monte di Terre Roveresche si è progressivamente svuotato generando dalla giornata di Domenica interruzioni dell’erogazione dell’acqua o cali di pressione verso alcune utenze della zona. Le squadre di Marche Multiservizi sono entrate subito in azione con l’ausilio di autobotti grazie alle quali hanno riempito il serbatoio e da questa mattina hanno ripristinato il servizio per le utenze coinvolte. Marche Multiservizi si scusa per il disagio.”
In realtà a Villa del Monte non esiste nessun “serbatoio”, questo è invece sito sulla strada provinciale.
Forse il <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/sul-servizio-idrico-a-terre-roveresche-e-dintorni-le-cattive-condotte-e-mms.html">-Sul servizio idrico a Terre Roveresche e dintorni: le &#8220;cattive condotte&#8221; e MMS</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/10/2-condotta-sempre-zona-sorbolongo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1046" alt="2-condotta-sempre-zona-sorbolongo" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/10/2-condotta-sempre-zona-sorbolongo-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><br />
Un <a href="https://www.viverefano.com/2023/10/04/acqua-potabile-serbatoio-svuotato-a-terre-roveresche-interviene-marche-multiservizi/178120/" target="_blank">comunicato</a> del 3 ottobre 2023 di Marche Multiservizi* si scusa coi cittadini di Terre Roveresche per l’interruzione della fornitura di acqua potabile da sabato a domenica e lunedì scorsi.<br />
Dal comunicato parrebbe che sia stata la siccità la causa del disservizio e non la condizione di obsolescenza delle condutture, sulle quali l’azienda interviene SOLO per le emergenze.<br />
Scrive MMS: “…<i>A causa del protrarsi di questa siccità il serbatoio di acqua potabile a Villa del Monte di Terre Roveresche si è progressivamente svuotato generando dalla giornata di Domenica interruzioni dell’erogazione dell’acqua o cali di pressione verso alcune utenze della zona. Le squadre di Marche Multiservizi sono entrate subito in azione con l’ausilio di autobotti grazie alle quali hanno riempito il serbatoio e da questa mattina hanno ripristinato il servizio per le utenze coinvolte. Marche Multiservizi si scusa per il disagio</i>.”<br />
In realtà a Villa del Monte non esiste nessun “serbatoio”, questo è invece sito sulla strada provinciale.<br />
Forse il comunicato di MMS serve a sollecitare obliquamente la realizzazione del famoso mega invaso che dovrebbe garantire a tutti noi acqua in caso di siccità? Una ‘cattiva condott(ura)’ da parte di MMS celare la realtà, i lavori in emergenza all’acquedotto marcio e sconnesso (vedi foto).<br />
Ma quali garanzie se le condutture ed i serbatoi sono obsoleti, si spaccano ad ogni passaggio di mezzi pesanti o al minimo movimento del terreno, e perdono acqua come colabrodi?<br />
L&#8217;acqua delle condutture di Terre Roveresche arriva dalle sorgenti di San Martino dei Muri, integrata da quella del fiume Metauro che viene potabilizzata nell&#8217;impianto di Colli al Metauro. C&#8217;è un sistema automatico che, in base a consumo e portata da San Martino, dovrebbe far arrivare più o meno acqua dal potabilizzatore e mantenere costante il livello del serbatoio sito presso Sorbolongo. E’ questo serbatoio che forse ha seri problemi, e non si è trattato certo solo di riempirlo, tanto è vero che i lavori di interramento delle condutture a valle sono ancora in corso.<br />
Nebulose le informazioni date ai cittadini della zona che hanno chiamato il call center di MMS.<br />
Ad alcuni/e è stato risposto che c&#8217;era un problema sull&#8217;impianto della zona e che prevedevano di ripristinare l&#8217;erogazione prima per le 16 di sabato e poi per le 9 di domenica. Ad altri è stato detto che c’era una rottura a causa di una frana (?) e che avrebbero riempito il serbatoio domenica sera. Ad altri ancora che il serbatoio sarebbe stato riempito lunedì mattina entro le 10.<br />
Nel frattempo, mentre gli azionisti di MMS si riempiono le tasche con gli utili (che NON vengono reinvestiti sul territorio), e le squadre di operai di MMS cercano di fare miracoli, MMS fa lavori solo se finanziati dall’Autorità d’Ambito con soldi pubblici. E una zona a vocazione agricola ma anche turistica sopporta interruzioni e disservizi non certo solo durante la siccità ma tutto l’anno.<br />
Parliamo poi della scarsa informazione che viene data ai cittadini sulle condizioni del fiume Metauro, attualmente in secca nell’invaso di Tavernelle: chiunque vi passi lo vedrà pieno di alberi secchi e detriti. Non sappiamo nulla nemmeno del futuro uso dell’acqua fossile del pozzo del Burano, che negli scorsi anni abbiamo visto versare nel Metauro, per rimediare alla carenza di acqua fluviale nel potabilizzatore, con uno scandaloso spreco di una risorsa preziosissima, in nome del profitto.<br />
A MMS diciamo che non abbiamo bisogno di scuse strumentali, alle Amministrazioni comunali chiediamo informazioni dettagliate sullo stato del Fiume e delle Sorgenti, ed un forte intervento di programmazione per risolvere alla radice il problema tornando a rendere a gestione pubblica la risorsa idrica.</p>
<p><b> </b><i>Cittadini e Cittadine di Barchi, Villa del Monte, San Bartolo, Vergineto</i></p>
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		<title>- Contro l&#8217;obbligo digitale: i nuovi contatori telegestiti</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 09:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; stata pubblicata sul sito dell&#8217;Appello contro l&#8217;obbligo digitale una petizione che sottolinea le criticità della sostituzione, massiva e coatta, dei contatori analogici (anche di quelli perfettamente funzionanti), con contatori digitali a pila dipendenti dalle reti 4 e 5 G.</p>
<p>La petizione chiede la tutela dei cittadini e consumatori dall’uso dello smart metering a valvola telegestita per le utenze di energia elettrica, gas e acqua.</p>
<p>SI tratta di una petizione per punti che evidenzia varie problematiche, per le quali a nostro avviso è opportuno un immediato e deciso intervento sia in sede parlamentare che nelle sedi di confronto tra associazioni dei consumatori e autorità di settore.</p>
<p>L’obiettivo della petizione è quello di tutelare i cittadini da un cambiamento repentino delle condizioni di gestione di beni necessari alla vita quotidiana, con una sempre più forte pressione delle holding del settore per l’abbattimento della forza lavoro, al quale non corrisponde alcun beneficio economico per gli utenti, e dal telecontrollo della <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/contro-lobbligo-digitale-i-nuovi-contatori-telegestiti.html">- Contro l&#8217;obbligo digitale: i nuovi contatori telegestiti</a></p>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata pubblicata sul sito dell&#8217;<a href="https://obbligodigitale.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Appello contro l&#8217;obbligo digitale</a> una petizione che sottolinea le criticità della sostituzione, massiva e coatta, dei contatori analogici (anche di quelli perfettamente funzionanti), con contatori digitali a pila dipendenti dalle reti 4 e 5 G.</p>
<p>La petizione chiede la tutela dei cittadini e consumatori dall’uso dello smart metering a valvola telegestita per le utenze di energia elettrica, gas e acqua.</p>
<p>SI tratta di una petizione per punti che evidenzia varie problematiche, per le quali a nostro avviso è opportuno un immediato e deciso intervento sia in sede parlamentare che nelle sedi di confronto tra associazioni dei consumatori e autorità di settore.</p>
<p>L’obiettivo della petizione è quello di tutelare i cittadini da un cambiamento repentino delle condizioni di gestione di beni necessari alla vita quotidiana, con una sempre più forte pressione delle holding del settore per l’abbattimento della forza lavoro, al quale non corrisponde alcun beneficio economico per gli utenti, e dal telecontrollo della vita domestica come mero comportamento commercializzabile.</p>
<p>Punto importante è anche il diritto all’opposizione dell’utente verso la sostituzione di un contatore analogico perfettamente funzionante con uno telegestito, il diritto all’opposizione all’inquinamento da radiofrequenze, e, non per ultimo, l’opposizione all’uso di contatori digitali per l’uso del bene primario acqua, telelettura che, per ora, non prevede elettrovalvole ma che è comunque svantaggiosa per l’utenza, in quanto non concede benefici economici né risolve il problema delle ingenti perdite in rete.</p>
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		<title>- Un appello contro l&#8217;obbligo digitale</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 15:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli a firma]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia partecipativa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>
</p>
<p>La difesa dei beni pubblici (acqua, energia, beni naturali) comprende ora anche la comunicazione digitale globale, i nostri dati personali, la nostra privacy.</p>
<p>Il ruolo del Garante per la Privacy è reso ridicolo da una prassi di prelievo incondizionato di dati ormai evidente a tutti.</p>
<p>La digitalizzazione è una risorsa ma può mettere seriamente a rischio la libertà ed i diritti di tutt*, vedi il recente proposito di manipolare da remoto le utenze elettriche.</p>
<p></p>
<p>*Identità e connessione digitale non dovrebbero essere un obbligo né esplicito né implicito: va evitato il divario digitale a danno di anziani, disabili e di tutt* coloro che non si dotano, a proprie spese, di strumenti elettronici aggiornati .</p>
<p> </p>
<p>Per questo vi chiediamo di discutere con noi questi 11 punti per sensibilizzare associazioni, sindacati e movimenti a prendere posizione sul tema.</p>

-dare sempre una alternativa non digitale ai sistemi di identificazione richiesti per la vita quotidiana (CIE, SPID, uso delle App): nella Pubblica Amministrazione, in  banche, <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/un-appello-contro-lobbligo-digitale.html">- Un appello contro l&#8217;obbligo digitale</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/misuratore-610.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1039" alt="misuratore-610" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/10/misuratore-610-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p><b><br />
</b></p>
<p><b><i>La difesa dei beni pubblici (acqua, energia, beni naturali) comprende ora anche la comunicazione digitale globale, i nostri dati personali, la nostra privacy.</i></b></p>
<p><b><i>Il</i></b><b><i> ruolo del Garante per la Privacy è reso ridicolo da una prassi di prelievo incondizionato di dati ormai evidente a tutti.</p>
<p>La digitalizzazione è una risorsa ma può mettere seriamente a rischio la libertà ed i diritti di tutt*, vedi il recente proposito di manipolare da remoto le utenze elettriche.</p>
<p></i></b></p>
<p><b><i>*Identità e connessione digitale non dovrebbero essere un obbligo né esplicito né implicito: va evitato il </i></b><b><i>divario digitale a danno di anziani, disabili e di tutt* coloro che non si dotano, a proprie spese, di strumenti elettronici aggiornati .</i></b></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p><b><i>Per questo vi chiediamo di discutere con noi questi 11 punti per sensibilizzare associazioni, sindacati e movimenti a prendere posizione sul tema.</i></b></p>
<ul>
<li><b>-</b><b>dare sempre una alternativa non digitale ai sistemi di identificazione richiesti per </b><b>la vita quotidiana (CIE, SPID, uso delle App): nella Pubblica Amministrazione, in  banche, fatturazioni, contratti, </b><b>fascicolo sanitario;</b></li>
<li><b>-</b><b>abolire l’obbligo di consegna di dati biometrici non necessari (impronte digitali </b><b>nella CIE, nella App bancarie, foto del viso, scanner biometrici al lavoro), e prevedere SEMPRE un’alternativa non penalizzante (per esempio: doppia autenticazione con SMS);</b></li>
<li><b>proporre alternative di autenticazione online alle app basate e distribuite da sistemi proprietari come Google Playstore e Apple Appstore (per esempio: doppia autenticazione con SMS);</b></li>
<li><b>proporre alternative ai sistemi operativi , di e-mailing, e di storage proprietari: a scuola, nel lavoro, nella amministrazioni pubbliche, per tutelare dati personali e libertà di gestione; </b></li>
<li><b>-</b><b>informare e disincentivare la dipendenza da cellulare, videogiochi, e metaverso, attraverso campagne pubbliche;</b></li>
<li><b>-</b><b>limitare il potere digitale delle Major (motori di ricerca ad algoritmo pubblico e trasparente, obbligo di trasparenza in ambito di ricerca sulla I.A.;</b></li>
<li><b>-</b><b>garantire ai cittadini l’accesso ai dati sulla sorveglianza e limitarla (posizione e uso </b><b>delle videocamere, trasparenza sull’uso dei dati biometrici, come il riconoscimento facciale;</b></li>
<li><b>-</b><b>limitare l’internet delle cose: garantire la possibilità di disconnessione ai prodotti tecnologici acquistati (anche le auto), limitare il 5G agli usi necessari per chi li sceglie;</b></li>
<li><b>-</b><b>limitare il capitale privato su spazio e nell’uso dei satelliti, limitare l’uso di droni e altri </b><b>congegni a rischio di abuso (ad es: le nanotecnologie);</b></li>
<li><b>-</b><b>garantire cellulari e tecnologia con batterie sostituibili, evitare l’obsolescenza </b><b>programmata dei prodotti elettronici;</b></li>
<li><b>- </b><b>mantenere la libertà dell’uso del denaro contante;</b></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Questi punti sono disponibili in vari formati, con videoclip riassuntivo su:</b></p>
<p><a href="https://www.rimarchevole.wordpress.com"><b>Rimarchevole blog</b></a><b></p>
<p></b><a href="https://www.3x1t.org"><b>https://www.3x1t.org</b></a><b> </b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b>E sono stati elaborati da:<br />
Francesca ‘dada’ Knorr (</b><a href="https://www.singola.net/pensiero/contro-internet-delle-cose"><b>Contro l’internet delle cose</b></a><b>)<br />
Michele Bottari (</b><a href="https://www.ilcambiamento.it/articoli/il-grande-fratello-in-tasca-come-sopravvivere-all-era-digitale"><b>Come sopravvivere all’era digitale</b></a><b>)</p>
<p></b></p>
<p><b>Tengono inoltre conto del dibattito globale per la libertà del/dal digitale.</b></p>
<p><b>Le adesioni all’appello e la discussione saranno resocontati sui siti ed i blog aderenti all’iniziativa. Email: </b><b>appelloxdigitaleATprotonmail.com</b></p>
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		<item>
		<title>- Un nuovo mega impianto in terre di conquista? No al biodigestore a Terre Roveresche</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/un-nuovo-mega-impianto-in-terre-di-conquista-no-al-biodigestore-a-terre-roveresche.html</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2022 14:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura e salute]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Il comitato ‘A difesa del territorio’ (1.439 iscritti), in collaborazione con i comuni di Terre Roveresche, Mondavio e Fratte Rosa ha organizzato una manifestazione pubblica a Fano, già autorizzata dalla Questura, che si terrà il 20 luglio.
&#8220;No al biodigestore di Terre Roveresche; nessuno calpesti i nostri diritti’. Saremo a Fano mercoledì della prossima settimana, con inizio della manifestazione alle 18,30 al Pincio. Da lì, muoveremo verso Piazza XX Settembre, con striscioni e scandendo slogan. Con noi ci saranno i sindaci Antonio Sebastianelli di Terre Roveresche, Mirco Zenobi di Mondavio e Alessandro Avaltroni di Fratte Rosa; oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria Copagri, Cia, Coldiretti e Confagricoltura e di quasi tutte le associazioni di Terre Roveresche&#8221;.</p>
<p>per capire di più vai alla pagina FB del comitato A difesa del territorio</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/manifestazione-no-biodigestore.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1031" alt="manifestazione-no-biodigestore" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/07/manifestazione-no-biodigestore-240x300.jpg" width="240" height="300" /></a></p>
<p>Il comitato ‘A difesa del territorio’ (1.439 iscritti), in collaborazione con i comuni di Terre Roveresche, Mondavio e Fratte Rosa ha organizzato una manifestazione pubblica a Fano, già autorizzata dalla Questura, che si terrà il 20 luglio.<br />
<i>&#8220;</i><a href="https://fuoritempo.info/2022/07/no-al-biodigestore-di-terre-roveresche/"><i><strong>No al biodigestore di Terre Roveresche; nessuno calpesti i nostri diritti</strong></i></a><i>’. Saremo a Fano mercoledì della prossima settimana, con inizio della manifestazione <strong>alle 18,30 al Pincio</strong>. Da lì, muoveremo verso Piazza XX Settembre, con striscioni e scandendo slogan. Con noi ci saranno i sindaci Antonio Sebastianelli di Terre Roveresche, Mirco Zenobi di Mondavio e Alessandro Avaltroni di Fratte Rosa; oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria Copagri, Cia, Coldiretti e Confagricoltura e di quasi tutte le associazioni di Terre Roveresche&#8221;.</i></p>
<p>per capire di più vai alla pagina FB del comitato <a href="https://www.facebook.com/iodifendoilterritorio" target="_blank">A difesa del territorio</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>-Virus contro Costituzione 1 a zero?…la questione di Terre Roveresche.</title>
		<link>https://www.comitatinrete.it/wordpress/virus-contro-costituzione-1-a-zerola-questione-di-terre-roveresche.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 14:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>knorry</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[notizie locali]]></category>
		<category><![CDATA[2021]]></category>
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		<category><![CDATA[DPCM]]></category>
		<category><![CDATA[terre rovereshe]]></category>

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		<description><![CDATA[<p class="wp-caption-text">La cartografia del nuovo Comune di Terre Roveresche</p>
<p>Antefatto: nel gennaio di quest’anno il Sindaco di Terre Roveresche, comune di 5200 abitanti nato da una fusione di 4 Comuni effettuata nel 2017, pone alla Prefettura un Quesito sulla legittimità dello spostamento dei cittadini dal Comune, in merito alle disposizioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio, norme temporanee volte a bloccare la diffusione del Covid-19: il DPCM ribadisce infatti la possibilità, per i cittadini di Comuni inferiori ai 5000 abitanti, di spostarsi anche se in zona arancio, fuori del proprio comune entro un raggio di ben 30 chilometri.
Il merito: il Sindaco interveniva per ovviare non solo alla grave situazione di isolamento che potrebbe causarsi per i cittadini, qualora la norma del divieto di spostamento dal territorio comunale potesse essere applicata (rientro in zona arancio). La fusione dei Comuni, infatti, ha delimitato un territorio di oltre 70 chilometri quadrati, con una densità <p>[...] Continua a leggere <a href="https://www.comitatinrete.it/wordpress/virus-contro-costituzione-1-a-zerola-questione-di-terre-roveresche.html">-Virus contro Costituzione 1 a zero?…la questione di Terre Roveresche.</a></p>

]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1018" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/Terre-Roveresche-Mappa-Catastale.jpg"><img class="size-medium wp-image-1018" alt="La cartografia del nuovo Comune di Terre Roveresche" src="http://www.comitatinrete.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/02/Terre-Roveresche-Mappa-Catastale-300x172.jpg" width="300" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">La cartografia del nuovo Comune di Terre Roveresche</p></div>
<p><b>Antefatto:</b> nel gennaio di quest’anno il Sindaco di Terre Roveresche, comune di 5200 abitanti nato da una fusione di 4 Comuni effettuata nel 2017, pone alla Prefettura un Quesito sulla legittimità dello spostamento dei cittadini dal Comune, in merito alle disposizioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio, norme temporanee volte a bloccare la diffusione del Covid-19: il DPCM ribadisce infatti la possibilità, per i cittadini di Comuni inferiori ai 5000 abitanti, di spostarsi anche se in zona arancio, fuori del proprio comune entro un raggio di ben 30 chilometri.<br />
<b>Il merito:</b> il Sindaco interveniva per ovviare non solo alla grave situazione di isolamento che potrebbe causarsi per i cittadini, qualora la norma del divieto di spostamento dal territorio comunale potesse essere applicata (rientro in zona arancio). <span style="text-decoration: underline;">La fusione dei Comuni, infatti, ha delimitato un territorio di oltre 70 chilometri quadrati, con una densità abitativa bassissima (74abitanti a kmq). </span>Nel caso quindi che si applicasse il divieto di uscita da un territorio comunale così vasto, per cittadini ancora abitanti in nuclei dispersi e isolati (i 4 Comuni oggetto di fusione), si creerebbe non solo un maggiore isolamento sociale ma una evidente disparità con altri Comuni. Facciamo l’esempio del comune limitrofo di Mondavio, i cui cittadini (densità abitativa 130 abitanti a kmq) avrebbero potuto ad esempio visitare i parenti a Terre Roveresche, ma non il contrario!<br />
<b>Il diritto:</b> in richiamo al diritto costituzionale, cioè al principio di eguaglianza tra cittadini (Art. 3), ed alle precise finalità del DPCM del 14 gennaio 2021, volto a impedire la diffusione del Covid-19 e non ad altro, <b>è giusto sottolineare come disposizioni per evitare il rischio di assembramenti e di trasmissione del virus debbano correlarsi con la situazione demografica e la densità abitativa, e non con altri parametri.</b><br />
In merito a ciò la risposta della Prefettura al Sindaco non pare prendere in considerazione i fatti ed il diritto. La Prefettura afferma che va negata ai cittadini di Terre Roveresche la possibilità di uscita dal territorio comunale nei casi esaminati dal DPCM. Ciò perché la Legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), invocata dal Sindaco per evidenziare la realtà demografica del proprio Comune, riguarderebbe un ambito che “<i>è ben distinto e riguarda esclusivamente all’attività economico-amministrativa svolta dal Comune</i>”.<br />
<b>Capire la legge:</b> l’affermazione della Prefettura appare non corretta: l’ambito della Legge citata riguarda infatti anche la realtà demografica dei Comuni, la stessa Legge prende in considerazione la realtà territoriale permanente (i Comuni fusi non mutano miracolosamente conformazione!) ad esempio l’uso dei piani regolatori. <span style="text-decoration: underline;">La realtà demografica, sociale e urbanistica delle fusioni di Comuni viene ad esempio richiamata all’</span><span style="text-decoration: underline;">Art 1 c</span><span style="text-decoration: underline;">omma 124 della Legge citata</span> “…tutti gli atti normativi, i piani, i regolamenti, gli strumenti urbanistici e i bilanci dei comuni oggetto della fusione vigenti alla data di estinzione dei Comuni restano in vigore, <b><span style="text-decoration: underline;">con riferimento agli ambiti territoriali e alla relativa popolazione dei Comuni</span></b> che li hanno approvati, fino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti atti del commissario o degli organi del nuovo comune“.<br />
Peraltro, se è vero, come ha affermato la Prefettura, che la Legge invocata dal Sindaco riguarda esclusivamente l’attività economico-amministrativa del Comune, cos’è il parametro “abitanti” adottato dal DPCM se non un dato meramente amministrativo? Ma la realtà del territorio è altro dalla burocrazia: è demografia, presenza di servizi, densità abitativa.<br />
Pensiamo all’essenziale strumento del <strong>Piano regolatore</strong>, strumento di amministrazione del territorio: i quattro Comuni fusi in Terre Roveresche (Piagge, Orciano, Barchi, San Giorgio) posseggono ancora il proprio dispositivo specifico.</p>
<p>Riteniamo quindi che, con la dedizione alla causa alla quale tutt* ora ci dedichiamo, vincere la pandemia, sia però irrinunciabile tutelare il diritto dei cittadini ad un trattamento egualitario e rispettoso della Costituzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Coordinamento dei comitati. <a href="http://www.comitatinrete.it">www.comitatinrete.it</a></p>
<p>CITTADINI, NON SUDDITI &#8211; In memoria di Adriano Mei.</p>
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