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Vecchio stupidario per nuovi inceneritori: interviene Federico Valerio

vediamoci
Pubblichiamo due riflessioni di Federico Valerio sull’inquinamento da inceneritori. Il dott. Valerio, già chimico ambientale per l’Istituto nazionale di ricecra sul cancro e noto anche per le sue ricerche con ISS e altri Enti, pubblica il materiale sul suo blog.

1) E’ ormai un classico. Ogni volta che si vuole imporre un inceneritore, c’è il personaggio di turno che racconta che “non c’è da preoccuparsi, l’inceneritore inquina meno di qualche macchina”.

Nel tempo, a sostenere questa schiocchezza, si sono succeduti il presidente Berlusconi, il sindaco di Genova Pericu, il presidente Commissione Ambiente Realacci…

Oggi, per far digerire l’impianto che dovrebbe trattare  198.000 tonnellate  l’anno, nella Piana di Firenze, a pronunciare questa schiocchezza, almeno da quanto riportato sui giornali, sono la prof.ssa Loredana Musumeci, direttore del dipartimento Ambiente dell’Istituto Superiore di Sanità- “Impianti come questo inquinano meno del traffico“- e la società Quadrifoglio che gestisce i rifiuti fiorentini -”Quando siamo fermi ai semafori ne respiriamo molta di più“- con riferimento alle diossine.

E evidente che tutti questi personaggi non si sono letti i numerosi documenti su questo tema che ho pubblicato in rete fin dal lontano 2004 ma, evidentemente, non si sono neanche presi la briga di verificare quante diossine emette l’attuale parco veicolare italiano, consultabile nel sito SINANET di Ispra Ambiente.

Nel 2014, in media, per ogni chilometro percorso lungo il nostro Paese, una  vettura a benzina  ha emesso 0,00467 nanogrammi di diossine; più inquinanti le solite vetture diesel: 0,01690 nanogrammi di diossine per chilometro.

Le statistiche fiorentine ci dicono che il 90% delle vetture immatricolate in questa città percorre meno di 60 chilometri al giorno.

Pertanto una autovettura diesel che, girando per Firenze e dintorni, percorre 50 chilometri, rilascia lungo le strade percorse  0,845 nanogrammi di “diossine”.

L’inceneritore della Piana Fiorentina, al meglio delle sue prestazioni (concentrazione di diossine nei fumi a metà del valore autorizzato) emetterà giornalmente sulla Piana, 204.000 nanogrammi di diossine.

Pertanto l’emissione giornaliera di diossine dell’inceneritore corrisponde alle emissioni giornaliere di diossine da parte di 241.420 autovetture diesel in giro per la stessa Piana.

Per capire cosa significano questi numeri e quanto sia stupido confrontare l’inquinamento prodotto dal traffico con quello di un inceneritore è il caso di ricordare che nel 2009 tutte le autovetture circolanti a Firenze (diesel e a benzina) erano 205.543.

Quindi, se mai l’inceneritore nella Piana  si farà, i fiorentini oltre all’inquinamento da traffico subiranno anche l’inquinamento di questo impianto assolutamente evitabile.

Non mi sembrano scelte lungimiranti.

2) Un ennesimo inceneritore, destinato a trasformare in cenere 198.000 tonnellate di scarti prodotti dai toscani, dovrebbe essere realizzato nella Piana fiorentina, nel territorio del comune di Sesto fiorentino, in località Case Passerini, a pochi chilometri dalla cupola del Brunelleschi a Firenze.

E poichè l’appetito vien mangiando, l’amministrazione toscana, Regione in testa, in quella stessa piana vorrebbe realizzare anche  un aeroporto internazionale, per portare direttamente dalla Cina nuove masse di turisti e allungare le fila in attesa di entrare nei pochi luoghi di Firenze dove le agenzie di viaggio dirigono il turismo di massa.

L’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto questi progetti sono fortemente osteggiati dagli abitanti, in particolare le “Mamme No inceneritore” e 272 medici che hanno firmato un documento contrario alla realizzazione dell’impianto per i rischi sanitari connessi al suo funzionamento.

Per tutta risposta, sulla stampa locale, in particolare il Corriere Fiorentino, sono comparse numerose prese di posizioni a favore dell’impianto, che hanno rispolverato una raccolta di stupidaggini che dovrebbero rassicurare la popolazione.

In questa operazione di “tranquillizzazione” si è distinto  Sergio Gatteschi che come presidente degli Amici della Terra della Toscanaha affermato che “le emissioni del termovalorizzatore equivalgono a 10 caminetti a legna” e, nelle vesti di responsabile per l’ambiente PD,  con una più rassicurante  stima al ribasso, ha ribadito “che l’impianto di Case Passerini avrà un inquinamento pari a cinque camini accessi”.

L’ipotesi che i caminetti a legna possano essere la principale fonte di inquinamento della Piana viene attribuita agli studi del professor Roberto Udisti, docente di Chimica all’ateneo di Firenze, il quale in questa dichiarazione segnala, correttamente, il problema emergente della combustione di biomasse quale fonte importante delle polveri sottili che si registrano d’inverno nella piana di Firenze.

Non abbiamo trovato pubblicazione del professore Udisti in cui abbia messo a confronto le emissioni degli attuali caminetti con quelli del futuro inceneritore ma nel frattempo, in base a fonti qualificate, proviamo a vedere come potrebbero stare veramente le cose nella Piana di Firenze, con riferimento agli inquinanti più problematici: le “diossine”,  a causa della loro elevata stabilità chimica, dell’accertato accumulo lungo la catena alimentare e del loro effetto cancerogeno e di alterazione dei sistemi endocrini.

Partiamo dalle caratteristiche tecniche dell’inceneritore che si vuole realizzare nella Piana.

L’impianto prevede due linee di combustione separate che funzioneranno contemporaneante e i cui fumi, dopo depurazione, saranno convogliati in due camini alti 70 metri.

Durante 24 ore di funzionamento continuo, dai due camini usciranno 4.080.000 metri cubi di fumi in cui saranno presenti gli inquinanti sfuggiti alla depurazione, alle concentrazioni previste dalle autorizzazioni.

Per quanto riguarda i composti più problematici (diossine, furani e poli-cloro-difenili diossini simili) le concentrazioni all’uscita dei camini, in base ai limiti prescritti,  saranno di 0,1 nanogrammo per metro cubo che, moltiplicati per i 4.080.000 di metri cubi di fumi emmessi in 24 ore, corrispondono ad una emissione giornaliera di 408.000 nanogrammi di “diossine”.

Come è stato giustamente affermato alla stampa fiorentina, un nanogrammo è la miliardesima parte del grammo, ma se in ogni metro cubo di fumi in uscita da questo moderno inceneritore  (è stato definito di “quarta generazione”) si trovano 0,1 nanogrammi di diossine, questo fatto non è sinonimo di salubrità.

Purtroppo le “diossine” hanno una elevata tossicità e per un adulto di 70 chili, gli esperti della  Commissione Europea hanno individuato in 0,140 nanogrammi, la dose massima tollerabile di diossine a cui, giornalmente, un adulto di quel peso può essere esposto attraverso cibo, acqua, aria contaminata.

Pertanto l’inceneritore della Piana di Firenze, nel pieno rispetto dei limiti prescritti e in base alle migliori tecnologie oggi esistenti, ogni giorno emetterà in atmosfera e di qui al terreno e ai cibi coltivati su questi terreni, 408.000 nanogrammi di “diossine”, equivalente alla dose tollerabile giornaliera di 2,9 milioni di abitanti.

Se, come è stato affermato, le emissioni “garantite” fossero la metà di quella prescritta, avremo sempre una emissione in grado di coprire la dose massima giornaliera di 1,45 milioni di abitanti.

Ovviamente non tutte le diossine emesse dall’inceneritore andranno a finire nei piatti degli abitanti di Sesto e di Firenze, ma ignorare la possibilità che 198.000 tonnellate di scarti urbani potrebbero essere recuperati come materia con trattamenti a “freddo” che, intrinsecamente, non hanno questo “piccolo” problema, meriterebbe una seria riflessione e un altrettanto serio ripensamento del modello di gestione degli scarti prodotti da chi vive in Toscana.

Se questo potrebbe essere lo scenario “diossine” con la messa in funzione dell’inceneritore, come è la situazione ambientale della piana fiorentina a causa dell’amore dei toscani per i loro vecchi caminetti a legna?

In attesa di specifiche misure e valutazioni in ambiente toscano, utilizziamo i risultati di uno studio pubblicato nel 2003 nella rivista “Environmental Science and Technology”che ha stimato i fattori di emissione di diossine e altri composti organici persistenti prodotti da caminetti e stufe a legna, in uso nella baia di San Francisco.

Lo studio ha accertato che la combustione di un chilogrammo di legna, con i fumi in uscita dal camino, emette in atmosfera da 0,25 a 1,4 nanogrammi di “diossine”, a seconda del modello di caminetto e stufa usato.

Nell’ ipotesi di un consumo giornaliero di 50 chili di legna (stima alta, per le condizioni climatiche fiorentine) e considerando il peggiore fattore di emissione dei caminetti (1,4 ng/kg), un singolo caminetto a legna emette giornalmente 70 nanogrammi di “diossine”, da confrontare con i 408.000 nanogrammi emessi, nelle stesse 24 ore, dall’inceneritore.

Pertanto nel periodo invernale le emissioni giornaliere dell’inceneritore equivaranno (nella peggiore delle ipotesi emissive per quanto riguarda i caminetti)  a  5.428 caminetti  (408.000 ng / 70 ng).

Come si vede, con tutte le approssimazioni di questa stima, siamo ben lontani  dai rassicuranti 10 caminetti previsti dagli Amici della Terra.

Ma mentre i caminetti a Firenze devono essere tenuti accesi per soli 169 giorni (dal 1 novembre al 15 aprile), l’inceneritore della Piana di Firenze brucerà rifiuti ininterrottamente per 330 giorni all’anno.

Pertanto se il confronto si effettua più correttamente su base annuale, l’inceneritore, in 330 giorni di funzionamento,  emetterà 134.640.000 ng  di diossine, mentre un caminetto, nei 169 giorni di riscaldamento, produrrà 11.830 ng di diossine.

In conclusione, su base annua e confrontando il peggiore caminetto a legna con il migliore impianto di incenerimento rifiuti ci vogliono 11.381 caminetti per produrre la stessa quantità di diossine.

Se poi, in modo più corretto, si confrontano le emissioni di un moderno inceneritore della quarta generazione con una moderna stufa a legna (0,25 ng diossine /kg legno), nella Piana dovrebbero essere in funzione 63.733 caldaie a legna, per emettere la stessa quantità di diossine emessa dall’inceneritore.

Lettera aperta spedita ai Sindaci della provincia di Pesaro e Urbino in vista della conferenza di Area Vasta 1

Lettera aperta spedita ai Sindaci della provincia di Pesaro e Urbino in vista della conferenza di Area Vasta 1 del prossimo 20 Luglio.

Ai Sig. Sindaci della provincia di Pesaro e Urbino, ci permettiamo di inviarvi questa lettera per ricordare che in merito alla gestione dei soldi pubblici in ambito sanitario, argomento in programma nella prossima conferenza di Area Vasta di Mercoledì 20 Luglio p.v., i temi fondamentali imprescindibili, posti dai comitati del Coordinamento, per qualunque dibattito proficuo sono, a nostro avviso, i seguenti:

1 – Nessun provvedimento di pianificazione sanitaria adottato dal 2012 ad oggi risulta corredato dai necessari studi sulle patologie della popolazione marchigiana, da indagini epidemiologiche, dalla verifica delle effettive esigenze della popolazione a breve, medio e lungo termine mentre allo stesso tempo da dati ISTAT diminuisce l’aspettativa di vita e da fonte EUROSTAT aumento il tempo di vita in malattia;

2 – Dall’anno 2000 al 2012 la spesa pubblica sanitaria regionale è aumentata di

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Referendum sociali verso il traguardo!

A distanza di quasi un mese dalla scadenza per la consegna delle firme, siamo a quota 300mila firme raccolte, è quindi possibile con un piccolo sforzo far sì che si riesca a chiedere l’indizione dei referendum! Se non hai già firmato ricordati di farlo, per contribuire a questo sforzo proposito sulle importanti tematiche proposte: Trivellazioni, Incenerimento dei rifiuti, Scuola pubblica.
Tutte le informazioni su dove firmare, oltre che nei Municipi anche in luoghi pubblici e sedi fisse, le trovi, per la nostra Provincia, su http://referendumpiu.wordpress.com

Non scordiamoci dei beni comuni, difendiamo l’ambiente, difendiamo la scuola pubblica!

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Ogni cittadino/a può firmare presso il proprio Municipio di residenza
Aggiorneremo la lista dei Comuni nei prossimi giorni, così potrete sapere per quali referendum il vostro Comune possiede i moduli.

Presso il Comune di Pesaro gli orari degli uffici dove firmare per i 6 quesiti dei  Referendum Sociali sono:
Segreteria Generale dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 13:00 -martedì e giovedì dalle ore 15:30 alle

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15 milioni di italiani ed italiane dicono basta alle trivellazioni.

Da Medicina Democratica sui risultati del referendum del 17 aprile 2016.
(immagine da dossier WWF)

Noi avevamo vinto prima del 17 aprile. Anzi abbiamo stravinto. Su cinque dei sei quesiti referendari il governo era stato costretto alla retromarcia per evitare il voto: abbiamo sventato un piano scellerato con decine di altre piattaforme. Ogni quesito chiedeva di abrogare norme introdotte dal governo per facilitare le trivellazioni e per estromettere Regioni ed enti locali dalle decisioni. Per cinque quesiti il governo ha dovuto modificare la legge restituendo il potere agli enti regionali. Il sesto regalo, in eterno, alla superlobby dei petrolieri esenti da royalty è stato mantenuto in vita anche per farci schiantare contro il muro del quorum e umiliarci ora e in futuro.
Ma il governo ha fallito la trappola: nonostante il boicottaggio al quorum (25.393.170 votanti), nonostante il mancato abbinamento con le amministrative (costato 360 milioni di euro), nonostante martellante l’invito illegale all’astensione, nonostante la gigantesca campagna di

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Il 17 aprile tutti al referendum:

In attesa di conoscere il percorso di un altro referendum, quello sull’incenerimento dei rifiuti (vedi Sblocca Italia) , rendiamo disponibili i materiali giunti dal Coordinamento nazionale per il referendum contro il proseguimento delle trivellazioni in mare nelle dodici miglia dalla costa (quesito ammesso):

Flyer_Ref_Trivelle_070316-C-2

MATERIALE_Vademecum Referendum_17Aprile

 

 

Stop Glifosato, l'UE deve decidere.

#StopGlifosato

GLIFOSATO: “L’EUROPA STA PER AUTORIZZARE UNA SOSTANZA POTENZIALMENTE CANCEROGENA CHE LE REGIONI ITALIANE FINANZIERANNO CON I FONDI PUBBLICI DELLA PAC DESTINATI ALLE MISURE PER L’AGRICOLTURA SOSTENIBILE”

La Commissione Europea potrebbe nei prossimi giorni rinnovare l’autorizzazione per l’utilizzo del Glifosato, un pesticida molto diffuso e definito potenzialmente cancerogeno dallo IARC, l’Istituto per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica italiane chiedono al nostro Governo il bando della produzione, commercializzazione ed uso di questo pesticida in Europa.

22 febbraio 2016 – “Quello del glifosato è un autentico scandalo: senza pareri univoci sul piano scientifico in merito alla sua pericolosità per la salute umana, la Commissione Europea sta per procedere ad una nuova autorizzazione del prodotto chimico per altri 15 anni”.

Questa l’opinione condivisa da 32 Associazioni nazionali ambientaliste e dell’agricoltura biologica, che esprimono la grave preoccupazione per come si sta muovendo l’Europa ed il Governo italiano, con le Regioni, sulla imminente decisione a livello

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REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA

REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA. IL GOVERNO BRUCIA 360 MILIONI DI EURO E BOICOTTA IL REFERENDUM NO TRIV PERCHE’ SA DI PERDERE LA BATTAGLIA CONTRO LE TRIVELLE

Coordinamento Nazionale No Triv, 11 febbraio 2016.

Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera, il Governo ha fissato la data per il voto referendario al prossimo 17 aprile, non accogliendo così la richiesta avanzata dalle Associazioni e dai Comitati ambientalisti, dalle Regioni e dai Parlamentari di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative.

In questo modo, il Governo decide di buttare via circa 360 milioni di euro di denaro pubblico.

Ed è paradossale che nello stesso Consiglio dei Ministri di ieri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per altro verso, di rinviare l’adozione di un provvedimento finalizzato all’erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni di euro…

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IL PRESIDENTE CERISCIOLI NON SA DI ESSERE L'ASSESSORE ALLA SANITA'?

Apprendiamo sconcertati dalla stampa locale della telefonata che sarebbe intercorsa tra il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, con delega alla Sanità, e il Sindaco di Sassocorvaro nella mattinata di Lunedì 04 Gennaio u.s., poco prima che quest’ultimo incontrasse altri sindaci dell’alto Montefeltro per discutere del caos e delle ultime follie che la presunta “riforma” della Sanità marchigiana ha generato nel nostro entroterra. Durante tale telefonata il presidente si sarebbe detto meravigliato di quanto sta accadendo negli ospedali di Sassocorvaro, Cagli e Fossombrone e che tali decisioni non sono assolutamente frutto della sua volontà.

A fronte di tale affermazione sorge spontaneo chiedersi se il presidente Ceriscioli abbia ben chiaro cosa significhi essere il presidente di una Regione o addirittura se egli ricorda avere trattenuto la delega alla Sanità, perché solo in questo caso si può comprendere la sua telefonata ai sindaci dell’alto Montefeltro e la ragione per cui non abbia ancora preso urgenti e adeguati provvedimenti

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Pronto soccorso chiuso di notte: a Fossombrone la diffida della coop. Art32

Fossombrone, 02.01.2016

Al Sig. Presidente della Giunta Regionale delle Marche

Al Direttore Generale di ASUR Marche

Al Direttore dell’Area Vasta nr. 1 di ASUR Marche

Al Direttore Medico di Presidio Ospedaliero dell’Area Vasta nr. 1 di ASUR Marche

Comunicazione PEC

E, p.c.

Ai Sindaci dei Comuni della Provincia di Pesaro e Urbino

Al Presidente e ai membri della Commissione consiliare sanità della Regione Marche

Ai Consiglieri della Regione Marche

Comunicazione e-mail

 

OGGETTO: ISTANZA DI SOSPENSIONE IN AUTOTUTELA DEI PROVVEDIMENTI DI RIORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI OSPEDALIERI E DI EMERGENZA URGENZA

Con la presente, nell’interesse dei Soci e della comunità,

VISTI

l’Art. 3, commi 1 e 2[1][1] e l’Art. 4, comma 1, lettera f[2][2], dello Statuto Sociale

PREMESSO

1)   Che a decorrere dal 01.01.2016 ASUR Marche ha attuato le misure di “riorganizzazione” dei servizi ospedalieri e dei servizi di emergenza-urgenza, in applicazione dei seguenti provvedimenti:

Determina D.G. ASUR 914 del 24/12/2015 – Attuazione DGRM 735/2013 e s.m.i. – DGRM 541/2015. Attivazione Ospedale di Comunità
Determina D.G. ASUR 915

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Trivelle sul territorio: i comitati dicono NO e il Ministero... pure

Niente trivellazioni a Monte Porzio: il Ministero dice no.
Questo il comunicato emesso da Regione Marche ne dà notizia l’assessore regionale all’ambiente Angelo Sciapichetti.che, memore delle sconfitte dell’Ente nel confronto coi cittadini in tante altre vertenze in cui dalla base abbiamo difeso il diritto alla salute, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, si presenta in questo caso come tutore dell’interesse pubblico:

“La Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie del Ministero dello Sviluppo economico – comunica l’Assessore – ha risposto negativamente all’istanza di permesso di ricerca a Monte Porzio, anche grazie al lavoro che abbiamo svolto in seno alla Commissione stessa. Con i nostri tecnici Mario Smargiasso e Velia Cremonesi e partecipando io stesso agli incontri ministeriali, abbiamo portato a Roma le legittime istanze emerse dal territorio su questa vicenda. La nostra azione, apprezzata anche dai vertici del Dicastero, non è pregiudiziale.

Ascoltiamo ciò che esprime il territorio, a cominciare dai sindaci, e cerchiamo di trovare margini

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