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Trivellazioni e Piano delle Aree: difendere la volontà referendaria

Nota diffusa dal comitato nazionale No Trivelle, ringraziamo il Gruppo Fuoritempo per la diffusione:

Il responso delle urne del 4 Dicembre è stato netto. Il tempo fin qui trascorso ed i fatti intervenuti all’indomani della consultazione referendaria sono tali da indurci a passare da una prima fase di doverosa riflessione a quella di un’azione responsabile e conseguente.

Di che fatti e riflessioni trattasi?

In primis, dell’insediamento di un nuovo Esecutivo nel cui programma non si colgono elementi di discontinuità rispetto a quello precedente anche con riferimento alle politiche energetiche malgrado, sul piano della governance dell’energia, gli elettori abbiano chiaramente bocciato la proposta di riforma costituzionale, lasciando in capo alle Regioni la potestà legislativa concorrente, in questa come in altre importanti materie.

In seconda battuta, si tratta del procedere senza requie, da parte delle compagnie dell’Oil&Gas, delle azioni finalizzate all’ottenimento di titoli per la ricerca, l’estrazione in mare e su terraferma, il trasporto e lo stoccaggio di gas e petrolio.

Le

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15 milioni di italiani ed italiane dicono basta alle trivellazioni.

Da Medicina Democratica sui risultati del referendum del 17 aprile 2016.
(immagine da dossier WWF)

Noi avevamo vinto prima del 17 aprile. Anzi abbiamo stravinto. Su cinque dei sei quesiti referendari il governo era stato costretto alla retromarcia per evitare il voto: abbiamo sventato un piano scellerato con decine di altre piattaforme. Ogni quesito chiedeva di abrogare norme introdotte dal governo per facilitare le trivellazioni e per estromettere Regioni ed enti locali dalle decisioni. Per cinque quesiti il governo ha dovuto modificare la legge restituendo il potere agli enti regionali. Il sesto regalo, in eterno, alla superlobby dei petrolieri esenti da royalty è stato mantenuto in vita anche per farci schiantare contro il muro del quorum e umiliarci ora e in futuro.
Ma il governo ha fallito la trappola: nonostante il boicottaggio al quorum (25.393.170 votanti), nonostante il mancato abbinamento con le amministrative (costato 360 milioni di euro), nonostante martellante l’invito illegale all’astensione, nonostante la gigantesca campagna di

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Il 17 aprile tutti al referendum:

In attesa di conoscere il percorso di un altro referendum, quello sull’incenerimento dei rifiuti (vedi Sblocca Italia) , rendiamo disponibili i materiali giunti dal Coordinamento nazionale per il referendum contro il proseguimento delle trivellazioni in mare nelle dodici miglia dalla costa (quesito ammesso):

Flyer_Ref_Trivelle_070316-C-2

MATERIALE_Vademecum Referendum_17Aprile

 

 

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REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA

REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA. IL GOVERNO BRUCIA 360 MILIONI DI EURO E BOICOTTA IL REFERENDUM NO TRIV PERCHE’ SA DI PERDERE LA BATTAGLIA CONTRO LE TRIVELLE

Coordinamento Nazionale No Triv, 11 febbraio 2016.

Nel Consiglio dei Ministri di ieri sera, il Governo ha fissato la data per il voto referendario al prossimo 17 aprile, non accogliendo così la richiesta avanzata dalle Associazioni e dai Comitati ambientalisti, dalle Regioni e dai Parlamentari di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative.

In questo modo, il Governo decide di buttare via circa 360 milioni di euro di denaro pubblico.

Ed è paradossale che nello stesso Consiglio dei Ministri di ieri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per altro verso, di rinviare l’adozione di un provvedimento finalizzato all’erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni di euro…

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Provincia di Pesaro e Urbino: c’è chi difende la Finanza dei Crack.

 

Siamo costretti a intervenire di nuovo sulla vicenda riguardante il bilancio della Provincia di Pesaro e Urbino, dopo la nostra nota del’ottobre scorso e la nostra diffida, congiunta col Coordinamento Acqua Bene Comune, a vendere le quote pubbliche della partecipazione in Marche multi servizi, attuata secondo il dirigente Domenicucci per motivi dovuti al  “momento storico”.

La vendita delle quote MMS, un patrimonio che fruttava un utile considerevole ogni anno, è stata attuata paventando addirittura, ricordiamo le dichiarazioni contraddittorie e mutevoli degli amministratori, un fallimento economico della Provincia, la “colpa” era dei costi dell’emergenza neve e del Patto di stabilità.

Nessuna risposta circostanziata fu data alla nostra nota nella quale esaminando i dati di bilancio ci chiedevamo perché, invece di vendere quote fruttifere, la Provincia non avesse scelto subito soluzioni alternative e non negoziasse altrimenti con le banche.

La risposta la dà ora lo stesso Domenicucci, rispondendo a polemiche di matrice elettorale sul debito causato dall’investimento in titoli Derivati,

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Gestione idrica: comitati diffidano a svolgere l'asta

Vendita all’asta quote MMS. I comitati diffidano la Provincia dal procedere.

Il coordinamento dei comitati per la difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano, unitamente al Coordinamento provinciale Acqua Bene Comune, diffonderanno a breve un testo esplicativo della diffida dal procedere che è stata predisposta nei confronti dell’Amministrazione provinciale, del suo presidente Ricci e del direttore generale Domenicucci, riguardo l’asta pubblica prevista per domani, mercoledì 21 novembre nel corso della mattinata.

La diffida, inviata anche alla Corte dei Conti, prende in esame gli avvenimenti di questi ultimi mesi riguardanti il paventato “buco in bilancio” provinciale che avrebbe dato la giustificazione a porre in vendita la quasi totalità delle quote azionarie di MMS in possesso dell’ente, e disamina sia la decisione di vendere un bene fruttifero, sia la procedura di vendita e la perizia di stima sul valore di mercato delle quote.

Entrambi i comitati intendono procedere con la pressione sulle forze politiche, sugli amministratori locali, e anche

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Referendum: votiamo sì

Lo scorso gennaio la Corte Costituzionale si è pronunciata sull’ammissibilità dei referendum abrogativi inerenti la questione della difesa dell’acqua pubblica, contro il ritorno allo sciagurato nucleare, e quello sul legittimo impedimento.
Precisamente, riguardo la gestione dell’acqua sono stati ammessi due dei quesiti abrogativi proposti dal Forum dei movimenti dell’acqua contro la privatizzazione del servizio idrico. Votando SI ai quesiti si disporrà l’abrogazione di due norme che altrimenti porterebbero alla privatizzazione del servizio pubblico a scapito dell’interesse delle collettività. Col primo SI’ verrà abrogato l’art. 23 bis della legge 133/2008 relativa alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica, con l’altro SI verrà abrogato l’art.154 del Decreto legislativo 152/2006 che disponeva che le tariffe fossero “adeguate” ai capitali investiti dai privati.
Il governo, non pago di aver rifiutato l’election day confidando di poter scongiurare il realizzarsi del quorum referendario, sperperando centinaia di milioni di euro in violazione del precetto costituzionale di imparzialità e buona amministrazione, sta cercando con

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