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Contro i Festival, nell’epoca della pedagogia di massa.

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La campagna di “riabilitazione” del Festival Circonomia 2024, kermesse della “transizione ecologica”, dalle ondate di contestazioni e critiche , merita un’analisi che possa invitare a considerare il fenomeno festival nella sua valenza di operazione politica. E in questo panorama forse è più urgente contestare il metodo dei contenuti.
Sono decenni che assistiamo al progressivo impoverimento della partecipazione politica: elezioni ridotte alla soglia del 50% dei votanti aventi diritto, partiti politici ombra delle lobby ridotti a leaderismi e faide, operazioni culturali, come i festival, che sembrano voler occupare tutti gli spazi possibili dei calendari e che giocano a rosicchiare l’audience devastante dei social media e delle tv…creando però un modello altrettanto asfissiante.
Sotto questa realtà c’è la progressiva riduzione degli spazi di libero dibattito nella vita reale, trasferiti online. Le città divengono “progetti” (con rendering fantascientifici) di urbanistica e controllo sociale, la polluzione di videocamere (progetto Sophia) è parte di “Pesaro capitale della cultura”. I festival, in questo contesto efficiente, distopico e predigerito, simboleggiano il ruolo egemonico di chi li fa, i servi –padroni,-influencer della cultura. In tutto questo eventificio, in tutta questa raccolta fondi, costruzione di palchi, falangi di sedie nei luoghi top delle città, la partecipazione dov’è? Nelle tre domande concesse al pubblico?
Vi sono tre criteri che mostrano quanto gli Eventi siano spesso più utili a chi li organizza che a chi li fruisce: -che vengano costruiti come prodotto commestibile dentro il quale inserire una o due pillole di comparsata o pedagogia politica utile a chi amministra le città ed anche a chi ambisce a un futuro ruolo, -che usufruiscano di spazi pubblici altrimenti non concessi, marcando il territorio -che creino in alcuni casi reddito per chi li gestisce, spesso con fondi pubblici, anche sfruttando sponsorizzazioni commerciali.
Con tutto ciò vogliamo forse dire che si tratti di prodotti inutili o dannosi? Ovviamente no, proprio per la strategia di marketing  e vocazione d’onnipresenza i festival contengono sempre “cibo intellettuale” vario, ed è quindi sempre possibile trovarvi un evento interessante. Ma proprio il festival Circonomia 2024, seppure festival “illuminato” (un’ esimia personalità politica lo ha definito “degli scappati di casa del Pd”) ha mostrato la sua ambiguità: leggendo la stampa mainstream parrebbe essere stato un successone ma proprio la pretesa di parlare in modo preconfezionato di argomenti che toccano da vicino la vita di tutti ha subito costanti, e plateali, contestazioni, rendendolo un evidente fiasco.
Il festival escludeva infatti dal “palco” le criticità ambientali scomode, proponendo una narrazione politica accuratamente sterilizzata. L’inserimento nel programma dell’angoletto “dei giovani”, con l’intervista a Simone Ficicchia di Ultima Generazione per questo è stato certo utile agli organizzatori (“abbiamo fatto parlare anche loro”, “poi ci sono stati anche gli studenti!”) e l’imbarazzo nel momento finale dell’intervista, quando già si scalpitava per chiudere i microfoni ma Ficicchia passava invece la parola ad un portavoce dei comitati locali su discariche a rischio ecomafie e biodigestori industriali, era evidente. L’imbarazzo degli organizzatori sabato 9 marzo, all’arrivo sul palco delle attiviste di Extinction Rebellion e quindi del tema del greenwashing e della privatizzazione della gestione idrica, era palpabile. Solo l’assessore all’Ambiente Aguzzi, accanito cacciatore ma anche volpe politica, dichiarava sfacciatamente “abbiamo le vostre stesse preoccupazioni”. Il disappunto di vedersi contestati per la scelta di far cultura-spettacolo dalla più competente associazione ambientalista della Provincia (La Lupus in fabula), sembra però esser già passato…il Festival si rifarà, Bio lo vuole, ed anche il partito che “si riavvicina ai territori”.

fpa

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