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Crack nucleare

 

Una cosa è certa: con quello che sta succedendo in Giappone, la tecnologia nucleare statunitense ha mostrato la sua inadeguatezza ad affrontare eventi rari, ma possibili ( terremoto a magnitudine 9 seguito da tsunami) in quanto la progettazione dei reattori in funzione a Fukushima, porta il marchio General Electric.

La seconda cosa certa è che, comunque vada nei prossimi giorni, il Giappone ha perso per sempre almeno quattro dei sui 56 reattori nucleari, con una potenza elettrica installata di 3100 megawatt; in Italia sarebbe come mettere fuori uso, da un giorno all’altro, 2,5 grandi centrali termoelettriche come quella di Civitavecchia.

Dopo gli incendi, gli scoppi e i tentativi di raffreddamento con acqua di mare, i quattro reattori sono diventati altrettanti ferri vecchi radioattivi e, come tali, assolutamente irrecuperabili e per di più da tombare in sicurezza.

La terza cosa certa è che la mancata produzione di elettricità, i danni ambientali e sanitari, i costi delle evacuazioni, la messa in sicurezza, sono l’anticamera della bancarotta finanziaria della Tokio Electric Power, la società che gestisce gli impianti nucleari della centrale di Fukushima.

Il quarto fatto certo è che le società di assicurazione a cui tutte le società nucleari fanno, obbligatoriamente, ricorso, fatti i conti sui rischi reali e non su quelli sbandierati dalle lobby nucleariste, alzeranno i loro prezzi e questo inevitabilmente alzerà il prezzo reale dell’elettricità da fonte nucleare, anche se, come avviene, saranno gli Stati ( e quindi i cittadini) ad accollarsi questi costi aggiuntivi che, altrimenti metterebbero fuori mercato l’intero settore.

L’ultima cosa certa è che gli Italiani non si possono fare fregare una seconda volta.

A giugno siamo chiamati a votare il secondo referendum per ribadire un no netto alla scelta nucleare nel nostro Paese.

Andiamoci in massa, portanto anche le nonne in carrozzella :-) , per evitare il trabocchetto del mancato raggiungimento del quorum che annulla la marea di voti contrari alla scelta nucleare dell’attuale governo che certamente ci saranno, in quanto molti Italiani sono ancora in grado di ragionare con la loro testa..

E già che ci siamo, a giugno votiamo in massa per ribadire che gli Italiani vogliono che l’acqua sia un bene comune e non una merce e che di processo breve, a favore del signorotto di turno, non ne se ne parla proprio.

Federico Valerio

suggeriamo anche la lettura del lungo ma estremamente istruttivo articolo di Emilio del Giudice, su PaginaUno, su uranio impoverito e armi nucleari di “nuova generazione, circa il rischio radioattivo nelle recenti zone di guerra.

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